Storie, politica, violenza

Avviso: questo è un post che parla di letteratura di genere (forse). Solo che ci mette un po’ per arrivarci.

«Lui le butta»

Quando ero alle elementari ero molto amico di tre fratelli i cui genitori avevano una casa al mare sul litorale di Quartu.

Tex Grande NordIn quella casetta in cui ero spesso invitato per il fine settimana c’era una meravigliosa collezione di Tex, si mangiava il quagliato e, soprattutto, si esplorava la campagna: stavamo infatti sul fianco di una collinetta e la casa era abbastanza isolata.

Durante una di queste scorribande mi imbattei in un enorme mucchio di bottiglie vuote. Nei primi anni ’70 la differenziata non esisteva, c’era ancora il vuoto a rendere e insoma quel mucchio non aveva senso.

«Che roba è questa?», chiesi.

Mi risposero: «Queste le conserva papà. Se viene la rivoluzione dice che le riempie di benzina e le tira come bottiglie molotov».

Nella mia ingenuità la seconda domanda mi venne spontanea : «E contro chi le tira?».

«Dipende da chi fa la rivoluzione».

La violenza fa parte della politica

9788806187859gPer la gente della mia generazione l’idea che la politica possa comportare l’utilizzo della violenza non ha bisogno di essere dimostrata: ci siamo ciucciati anni di piombo, bombe sui treni, bombe in piazza, aerei tirati giù dal nostro stesso governo o dagli alleati, gente ammazzata per strada e, appunto, bottiglie molotov. Logiche militari, come racconta Philopat nella storia della banda del Casoretto: la violenza come prosecuzione della politica con altri mezzi, per parafrasare von Clausewitz. Anzi, violenza come parte della politica: fino ai primi anni ’80 era una dimensione che non aveva bisogno di dirsi, perché si sapeva. Era così anche per chi sceglieva di dichiararsi nonviolento, anzi forse addirittura di più, perché le alternative erano molto chiare, plasticamente evidenti.

Con la fine del terrorismo il tema della violenza politica è stato esorcizzato, in Italia. È scomparso dalla riflessione teorica (e con esso, non a caso, anche molta riflessione sulla nonviolenza). Si è fatto finta che la politica non sia anche, non solo ma anche, esercizio del potere e quindi contenga in sé naturalmente la tentazione della sopraffazione e della violenza: perché il potere può essere anche questo.

Ora, mi rendo conto che dire che la violenza è scomparsa dall’orizzonte possa suonare strano a chi è stato manganellato a Genova o a chi in Val di Susa si trova dall’una o dall’altra parte della barricata, ma ci capiamo. La posizione ufficiale è che nelle democrazie mature come quella italiana la violenza politica non è una dimensione ineliminabile, ma un turbamento, una malattia del sistema, una roba da Russia di Putin, in cui infatti non sono democratici ma oligarchi.

Per la prima volta su questo blog si parla di Berlusconi

Poi improvvisamente in Italia si pone il problema della – usiamo un termine di derivazione stalinista – liquidazione fisica del leader di una parte politica (perché l’arresto di Berlusconi quello sarebbe, in termini politici, lasciando da parte il piccolo particolare che le condanne possano essere meritate), e il suddetto leader, in maniera lineare, reagisce alla minaccia di liquidazione fisica schierando i sostenitori in piazza e facendo intendere che è disposto a reagire alla minaccia con reazioni fino all’estremo spettro dell’azione politica – poco importa se la minaccia sia credibile o no e se si pensi davvero che la Santanché, novella pasionaria, si immolerebbe sulle barricate: otto milioni di sostenitori Berlusconi li ha comunque, e segnala con chiarezza il messaggio che è disposto a passargli – le azioni di Berlusconi quindi  improvvisamente fanno cadere parecchi veli.

Finalmente arriviamo alla letteratura (di genere)

Siccome sto leggendo Machiavelli questi son dubbi che mi vengono spesso, ma in realtà di politica ne capisco tanto quanto e poi non voglio usare il blog per discutere di questo.

Invece mi interessa condividere una riflessione che ho fatto al termine di tutti questi pensieri: che siamo privi di narrazioni popolari esemplari delle dinamiche della violenza politica nelle democrazie.

Oh, questa è una richiesta di aiuto, posto che le mie conoscenze letterarie sono quello che sono, però lo segnalo: qual è il libro fantasy, di fantascienza, giallo, di avventura che tocchi questo tema (lotta per il potere, relazioni fra gruppi e fazioni…)?

Ho l’impressione che si tratti, in fondo, di una rimozione molto più consolidata di quella avvenuta negli ultimi anni in Italia: non c’è nessun problema a mettere in scena il gioco del trono (del resto, è presente nella letteratura di genere a partire dall’Enrico IV di Shakespeare: il buon re, il principe sviato, il duca intrigante…), molto meno a mettere in scena il gioco della repubblica. De Cataldo o Ellroy raccontano la malattia della democrazia, ma gli attori politici restano sullo sfondo. Anche gli autori impegnati preferiscono spesso collocarsi dentro rivolte, o prendere sentieri paralleli (penso a Q, per esempio). L’unico esempio che mi viene in mente è Asimov al principio del ciclo della Fondazione, ma anche lui ben presto prende altre strade.

Ah no, scusate: ci sono anche i primi tre episodi di Star Wars.

Ecco, appunto: lasciamo perdere.

Eppure i luoghi narrativi adatti non mancano: la parabola della Rivoluzione francese, per esempio. Il Risorgimento e le sue mille correnti. La Repubblica romana e il passaggio verso l’impero. I primi anni di vita degli Stati Uniti. Temistocle e la democrazia ateniese. Lincoln…

Già, Spielberg tocca il tema in Lincoln: peccato che non si capisca cosa vuol dire.

Insomma, ci sono molti modelli notissimi e affascinanti: ma ignorati, in favore delle semplificazioni monarchiche – il cattivo primo ministro, la principessa volitiva, la regina ostinata, l’eroe contadino che diverrà… re, ovviamente, o in favore di temi collaterali – per esempio in Ender Orson Scott Card un po’ ci prova, ma si concentra sulla costruzione del consenso alla guerra, e in ogni caso l’enfasi del libro è sulle battaglie.

Secondo me è appunto un caso evidente di rimozione, che colloca il tema della violenza fuori: in sistemi politici fantastici, non esistenti, con dinamiche non rispondenti a quelle sociali in cui vivono i lettori.

Ma può darsi che mi sbagli. Mettiamola così: vorrei leggere una storia di quel genere. Che mi consigliate?

E se non me ne potete consigliare, perché queste storie non ci sono?

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