Il gioco di Ender

305391_129269203898478_876796414_nOggi parliamo di libri, 20/12/2012 (su Radio Kalaritana)

Il 20 dicembre su Radio Kalaritana ho parlato de Il gioco di Ender, di Orson Scott Card, per la solita trasmissione Oggi parliamo di libri.

Sono andato in onda senza nessun appunto scritto, quindi quello che pubblico qui sotto è la trascrizione della puntata, con minimi aggiustamenti.

So che sono in ritardissimo con la trascrizione delle puntate, scusate!!

Il gioco di Ender (Orson Scott Card, 1985)

Cari ascoltatori, ben ritrovati sulle frequenze di Radio Kalaritana per parlare di libri di… fantascienza, nel caso specifico di stasera.

Io sono Roberto Sedda e devo dire che oggi ho provato un po’ di imbarazzo, nel prepararmi, perché mi ero ripromesso di presentare soltanto libri facilmente reperibili. Vi ho detto anche altre volte che penso a queste trasmissioni come a un invito a superare la porta della fantasia: e allora consigliare un libro fuori commercio come sto per fare oggi potrebbe sembrare non molto logico.

36500_129269187231813_1781960969_nPerò ho controllato: il libro c’è nelle biblioteche pubbliche del nostro territorio – andare in biblioteca è cosa buona e giusta – e poi in qualche modo vi sto facendo un favore: perché da questo libro di cui parleremo oggi sta per essere tratto un film, che è ormai in fase finale di pubblicazione, un film importante, con Harrison Ford, che uscirà molto presto: perciò quando uscirà il film voi potrete dire: «Ah, ma io so tutto di questo libro», perciò ecco, questo è un… regalo che vi faccio.

Il libro di cui parleremo oggi si intitola Il gioco di Ender, è stato scritto da un autore statunitense, Orson Scott Card, ed è un romanzo che quando è uscito ha vinto praticamente tutti, anzi proprio tutti, i più importanti premi del mondo della fantascienza. Vi ricordo che il mondo della fantascienza ha un suo mileu, un suo ambiente che prevede che alcuni premi siano dati direttamente dagli stessi scrittori e dagli appassionati, quindi si tratta di premi davvero significativi.

Il gioco di Ender racconta di una Terra che in fondo, per alcuni aspetti, potrebbe essere la nostra: non è una fantascienza cioè apparentemente molto futuristica – si, la Luna è stata colonizzata, ci sono stazioni spaziali, ma non c’è il viaggio interstellare, non sembrano successe cose che rendano il futuro per noi irriconoscibile.

Quello che è successo, però, è che c’è stata una invasione aliena – ci mettiamo cioè in continuità con la puntata scorsa. Questa invasione aliena è stata respinta per pura fortuna e da molti anni la Terra vive nell’angoscia che gli alieni possano tornare.

Il protagonista del nostro romanzo, Andrew Wiggin detto “Ender”, si trova coinvolto fin dalla nascita nell’attesa spasmodica del possibile ritorno degli alieni. Per capirlo dobbiamo pensare alla traduzione del suo nome. “Ender” è una parola che in inglese può avere due significati: può voler dire “quello che arriva per ultimo”, o può anche voler dire: “quello che finisce”.

14680_129277310564334_372562505_nEnder riceve il soprannome (nel senso di “quello che arriva per ultimo”) perché è un “terzo figlio”. Questa Terra che aspetta l’invasione ha sviluppato un regime dittatoriale e le famiglie non possono fare più di due figli. Ma siccome tutti i bambini, fin dalla più tenera età, sono sottoposti a un attento controllo per vedere se possono assumere il ruolo di comandanti o piloti spaziali destinati ad affrontare l’invasione, allora il fratello maggiore di Ender era troppo spietato, la sorella più piccola era troppo dolce, i genitori straordinariamente sono stati autorizzati a dare alla luce un terzo bambino sperando che questo presentasse il mix ideale per fare il grande guerriero. E questo si rivela vero, ed Ender sarà mandato in un’Accademia spaziale in cui si meriterà la seconda parte del suo soprannome, quella più sinistra: cioè quello che, si spera, porrà termine in maniera definitiva alla guerra.

L’Accademia, l’istituto in cui i ragazzini vanno a  studiare, è un altro classico dei classici della fantascienza. Probabilmente tutti voi avete presente la scuola di magia di Hogwarts di Harry Potter, ma nel campo specifico della fantascienza ci sono stati diversi altri romanzi che hanno trattato questo tema,  soprattutto a opera di un altro scrittore americano, Heinlein, che ha scritto “Fanteria dello spazio”, “I cadetti dello spazio”, ma Il gioco di Ender si distingue profondamente da questi altri romanzi, anzi cambia totalmente la prospettiva, ma questo ve lo racconto dopo la pausa musicale.

Non so quanto fosse appropriato, ma come brano musicale ho scelto Wild boys dei Duran Duran: anche in Ender ci sono dei ragazzi… scatenati; ma non solo: la canzone dice, a un certo punto, wild boys never choose this way, e nemmeno Ender ha potuto scegliere.

Ben ritrovati sulle frequenze di Radio Kalaritana, stavamo parlando del Gioco di Ender e stavamo dicendo che rispetto ad altri romanzi spesso sospettati di essere abbastanza “di destra” se non profondamente reazionari, come “Fanteria dello spazio”, Ender capovolge la prospettiva. Non c’è negli studi che fa Ender niente di troppo rassicurante. O meglio: l’Accademia, per come ci viene descritta, è apparentemente un luogo fantastico per dei ragazzini, perché la maggior parte degli studi si svolge facendo dei videogames, imparando a pilotare navi spaziali o a condurre la guerra stellare facendo ogni tipo di giochi, giochi elettronici, giochi da tavolo, giochi di scacchiera, ogni tipo di gioco.

524933_129277303897668_937285726_nE poi c’è un’invenzione fantastica che è rimasta infatti anche nella fantascienza successiva, che è la Sala da Battaglia. I ragazzini ricevono delle pistole finte che praticamente con un raggio paralizzano l’avversario e poi vengono mandati lì dentro a squadre, venti contro venti, praticamente a giocare a “conquistare la bandiera”. Un gioco finto che però serve a imparare la cooperazione, la tattica e così via.

Sotto questo aspetto ludico c’è però la realtà, che l’autore ci fa intuire molto abilmente, del fatto che questi ragazzini, che hanno oltretutto otto anni (otto anni!), non sono cioè dei giovanotti, di fatto si stanno preparando a fare la guerra. C’è nel Gioco di Ender un messaggio pacifista che non è detto esplicitamente ma che è lasciato emergere dalle vicende.

Le vicende tra l’altro sono che in fondo di questi invasori alieni noi non sappiamo niente, e Ender è portato, poiché è un comandante geniale, sempre più ad entrare in empatia con i nemici e sempre più a dubitare della propria abilità di poter condurre la guerra come i grandi, gli adulti, gli istruttori, vorrebbero che facesse.

Non vi racconto come va il romanzo perché naturalmente non voglio rovinarvi la sorpresa, vorrei soltanto che veniste incuriositi da questa apparente ambiguità: da una parte seguiamo le avventure di Ender, la sua grandissima abilità nel vincere tutti i giochi dell’Academia (è chiaro che Ender è bravissimo, in grado di far apparire un generale come Napoleone un semplice dilettante), dall’altra però comprendiamo che dietro questi giochi c’è qualcosa di molto più serio e anche di molto più sinistro.

Ci sono anche ne Il gioco di Ender tante invenzioni che colpiscono: per esempio i ragazzi studiano mediante quelli che loro chiamano “banchi” e noi leggendo ci rendiamo conto che sono in fondo dei tablet; può sembrare un’invenzione “facile”, una immaginazione non troppo difficile da mettere in opera, ma in realtà ripensando all’epoca in cui il libro è stato scritto non è per niente banale, così come  ci sono anche riflessioni interessanti sulla realtà virtuale e su altre situazioni di questo genere: perciò anche chi ama l’invenzione o la capacità della fantascienza di predire il futuro può trovare motivi di interesse.

Ha ragione il mio amico Andrea Assorgia a farmi notare che qui sono stato fin troppo sbrigativo: il trattamento della realtà virtuale (un tema che all’epoca non era appannaggio solo del cyberpunk) è sia molto innovativo e importante nello sviluppo della trama, sia forse addirittura più corrispondente a ciò che viviamo oggi di quanto non si trovi in Neuromante o in Chrome di Gibson; e nella sintesi della trama ho permesso che svanisse il tema del destino dei due fratelli maggiori di Ender, che sono anch’essi geniali – sebbene a modo loro – e il cui ruolo, seppure collaterale, è importantissimo. Soprattutto il modo con cui dimostrano la capacità di saper manipolare l’opinione pubblica attraverso i mass-media (con tattiche non diverse da quelle di quelli che oggi definiremmo influencer) nonostante siano giovanissimi permette al romanzo di mantenere la sua attualità, e aggiunge ulteriore complessità alle tematiche trattate: per esempio il modo con cui, dopo la vittoria, Peter, homus politicus per eccellenza, sfrutta la fama del fratello per i suoi scopi introduce la tematica della “vittoria tradita” dai politici e in qualche modo offre una diversa lettura dello stesso Ender.

Io però avevo in mente un altro tema – che tuttora ritengo quello principale – e sono andato verso altre osservazioni…

Naturalmente Il gioco di Ender è un libro che è stato scritto all’epoca della Guerra Fredda, prima del 1989 e della caduta del Muro, ed è quindi anche rappresentativo di tutto quel filone della fantascienza che rifletteva su ciò che avviene quando si vive con la coscienza dell’esistenza del nemico: chi appartiene alla mia generazione ha un po’ vissuto questo e nelle pagine del libro si ritrova; è l’idea che qualche volta si può passare sopra alle esigenze morali perché lo sforzo bellico lo richiede – uno sforzo bellico magari non presente ma che potrebbe avvenire perché l’avversario, che sta dall’altra parte del muro, dall’altra parte del blocco, prima o poi potrebbe attaccarci è una sensazione che tutti abbiamo provato e nella quale, quando viene raccontata dal libro, ci ritroviamo insieme con l’idea che questa eventualità possa giustificare delle rinunce morali e quel vero e proprio imbarbarimento che può verificarsi. Su tutto questo il libro offre ampio motivo di riflessione.

Qui (con i saluti e gli avvisi) si è conclusa la puntata.

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9 thoughts on “Il gioco di Ender

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  • 29/10/2013 in 13:06
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    A gennaio leggo il libro, dopo aver letto questo commento. Me lo procuro nella mia biblioteca comunale. Trovo il libro bellissimo e mi chiedo che cosa altro possa aver scritto l’autore successivamente, visto che in un solo libro sono condensate tantissime idee originali. Roberto allora mi fa notare che Scott Card ha scritto degli altri libri con il seguito della storia. Si può avere un’idea della mia delusione quando scopro che il secondo libro (Il riscatto di Ender) sta solo nella biblioteca di Mogoro, il terzo (Ender 3. Xenocidio) solo nella biblioteca del mio Comune e per trovare il quarto (I figli della mente) bisogna cercare fuori Sardegna?
    Comunque il libro merita sicuramente, anche da solo.

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      • 29/10/2013 in 23:40
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        Spero che Mogoro lo faccia. Con Ales sono stata fortunata.

        Rispondi
        • 31/10/2013 in 08:50
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          È bene che tu sappia che lo scenario e la stessa personalità di Ender cambia parecchio da un libro all’altro.

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