Ho ucciso un uomo per una mia scalfittura e un ragazzo per un mio livido

Mi sono accuratamente guardato, sinora, dal parlare di guerra in Palestina. Un po’ dipende dal fatto che non sempre si ha qualcosa da dire e bisogna saper stare zitti, un po’ (molto) per la sensazione di impotenza rispetto agli eventi, e infine un po’ perché disgustato dalla canaia dei tifosi ad ogni costo, che parlano delle guerre come parlerebbero di Chiellini e di Suarez, e per la poca voglia di trovarmeli fra i commenti o nella bacheca, con i loro boicottaggi improponibili, le teorie cospirative, le attribuzioni becere di responsabilità, gli articoli riproposti senza nemmeno accorgersi che sono di due anni fa, le sottili analisi di politica internazionale fatte da comode poltrone occidentali, le foto di gente macellata che magari sono fatte in Siria, le guerre sugli hashtag e in generale l’idea che i nostri macellai sono sempre meno macellai di quelli degli altri. Gente che fa la guerra per interposta fazione e sapienti sciocchi. Tutti questi figuri mi ricordano dei versi di Brecht

Il postero

Lo confesso: io
non ho nessuna speranza.
I ciechi parlano di una via d’uscita. Io
ci vedo. Quando gli errori sono esauriti
siede come ultimo compagno
di fronte a noi il nulla.

È stata una posizione di rifiuto che mi ha accompagnato per tutti gli ultimi giorni, con sempre maggiore disagio. Perché è comunque insostenibile discettare di cinema quando c’è gente che muore. Come avrebbe detto lo stesso Brecht

Quali tempi sono questi, quando
discorrere d’alberi è quasi un delitto,
perché su troppe stragi comporta silenzio!

pace-palestina-israele-300x300Così farò l’unica cosa che posso. Prego. Stasera vado alla veglia promossa dalla diocesi, sul sagrato di Bonaria alle 20.30.

E poi ho scoperto che il Consiglio Mondiale delle Chiese, l’organizzazione ecumenica che raduna il maggior numero di denominazioni protestanti, ha un proprio braccio operativo, chiamato Palestine Israel Ecumenical Forum, che promuove ogni anno a settembre una settimana mondiale di preghiera per la pace in Palestina e Israele (l’appuntamento mondiale di preghiera su un determinato tema è un tipico strumento di azione ecumenico).

Proporrò al gruppo La Pira di farci carico dell’organizzazione della settimana di preghiera a Cagliari, se questo non sembrerà ai fratelli separati di Cagliari una indebita intromissione. Nel frattempo vi ho tradotto i due testi principali attualmente disponibili, che erano originariamente in inglese: il Messaggio e una preghiera breve, che a me è stata utile anche per scacciare dalla mente la selvaggia esultanza di Lamech nel versetto del libro della Genesi (Gn 4,23) che fa da titolo a questo articolo e che da giorni mi tornava in mente.

Il titolo della settimana di preghiera 2014 per la pace in Palestina e Israele è Lascia andare il mio popolo (il riferimento è all’invito rivolto al Faraone per tramite di Mosè in Es 7,26); una attenzione particolare sarà data ai prigionieri e alle detenzioni arbitrarie. Oltre ai testi che trovate qui sotto già tradotti è disponibile un opuscolo informativo e il libretto della liturgia proposta, che cercherò di tradurre prima di settembre.

A proposito di traduzioni: la posizione ufficiale cattolica dovrebbe essere il testo Appello per un cambiamento coraggioso scritto dalla commissione Iustitia et pax della Terra Santa. Il testo è in francese, ma una ampia sintesi si trova sul sito della Custodia Francescana di Terra Santa.

World week for peace in Palestine

È il tempo della Palestina.

È tempo che palestinesi e israeliani condividano una pace giusta.

È tempo di rispettare la vita umana nella terra che è chiamata santa.
È tempo che inizi la guarigione delle anime ferite.
È tempo di porre termine a più di sessant’anni di conflitto, oppressione e paura.
È tempo di liberarsi dall’occupazione.

È tempo di uguali diritti.
È tempo di porre termine alla discriminazione, alla segregazione e alle restrizioni di movimento.
È tempo che coloro che costruiscono muri e steccati li costruiscano sulla propria proprietà.
È tempo di smettere di radere al suolo le case di una comunità e di costruire case per l’altra comunità su terra che non è la loro.
È tempo di liberarsi dei due pesi e delle due misure.

È tempo che i cittadini israeliani abbiano sicurezza e confini certi concordati coi propri vicini.
È tempo che la comunità internazionale metta in opera più di sessant’anni di risoluzioni delle Nazioni Unite.
È tempo che il Governo israeliano completi l’accordo offerto dall’Iniziativa Araba di Pace.
È tempo che tutti coloro che rappresentano il popolo palestinese siano inclusi nel processo di pace.
È tempo che le persone che sono state profughe per sessant’anni ottengano di nuovo i loro diritti e una casa permanente.
È tempo di assistere i coloni nei territori palestinesi occupati a costruirsi una casa propria in Israele.
È il tempo dell’autodeterminazione.

È tempo che gli stranieri possano visitare Betlemme e le altre città imprigionate dal muro.
È tempo di poter vedere le comodità degli insediamenti e la disperazione dei campi profughi.
È tempo per le persone che vivono da quarant’anni sotto occupazione di vedere una nuova solidarietà dal mondo circostante.

È tempo di chiamare per nome la vergogna delle punizioni collettive e di porvi termine in tutte le sue forme.
È tempo di provare disgusto per la violenza contro i civili e che i civili da ambo le parti siano al sicuro.
È tempo che ambo le parti rilascino i loro prigionieri e diano a coloro che sono rettamente inquisiti un processo giusto.
È tempo di riunire le popolazioni di Gaza, del West Bank e di Gerusalemme est.
È tempo che tutte le parti si sottomettano alle leggi internazionali in materia di aiuti umanitari e di diritti civili.

È tempo di condividere Gerusalemme come capitale di due nazioni e città santa di tre religioni.
È tempo che le comunità mussulmane, ebree e cristiane siano libere di visitare i propri luoghi santi.
È tempo che in Palestina come in Israele gli ulivi prosperino e divengano vecchi.
È tempo di onorare tutti coloro che hanno sofferto, palestinesi e israeliani.
È tempo di imparare dai torti passati.

È tempo di comprendere l’ira accumulata e di iniziare a mettere in ordine le cose.
È tempo che coloro che hanno sangue sulle proprie mani riconoscano ciò che hanno fatto.
È tempo di cercare il perdono fra le comunità e di riparare insieme una terra ferita.
È tempo di procedere oltre come creature umane che sono fatte tutte a immagine di Dio.

Tutti coloro che possono dire la verità a chi ha il potere devono dirla.
Tutti coloro che possono spezzare il silenzio che circonda l’ingiustizia devono spezzarlo.
Tutti coloro che hanno qualcosa da dare per la pace devono darlo.
Per la Palestina, per Israele e per un mondo tormentato,
è tempo di pace.

PIEF Preghiera pace 2014

In previsione della Settimana di preghiera per la pace in Palestina e Israele, ogni anno i leader cristiani in Gerusalemme pubblicano una preghiera in comune che possa essere usata durante le liturgie di preghiera della domenica e durante la settimana.

La preghiera di Gerusalemme per il 2014

Per la Settimana di preghiera per la pace in Palestina e Israele

21-27 settembre

Ricordatevi dei carcerati, come se foste loro compagni di carcere, e di quelli che soffrono, essendo anche voi in un corpo mortale (Eb 13,3).

Con queste parole preghiamo insieme per coloro che sono in prigione in tutto il mondo, quelli che facilmente vengono dimenticati. Preghiamo specialmente per i prigionieri politici in Palestina e in Israele. Preghiamo per i malati fra loro e per coloro che non possono sopportare le durezze della cella di una prigione, per i bambini e le donne che sono maltrattati dietro le sbarre. Ricordiamo anche coloro che sono stati lasciati indietro, le famiglie che sono nel dolore poiché i loro cari sono rinchiusi in carcere. Preghiamo per la trasformazione interiore di coloro che hanno commesso crimini e che hanno necessità di conversione. Preghiamo per le menti ed i cuori di coloro che sono tormentati da odio e paura, perché possano presto trovare pace riconciliazione nelle loro anime e nella società.

Questa regione soffre di così tanti dolori nell’anima e nel corpo, sia nel presente che nella storia. In Palestina e Israele oggi molti mancano della libertà e troppi sono dietro le sbarre. Per troppo a lungo l’ingiustizia, la violenza e la paura hanno modellato questa regione. Noi preghiamo e chiediamo trattamenti umani e giustizia per tutti, poiché tutti siamo figli di Dio.

E infine preghiamo per un accordo di pace giusto e per la riconciliazione, una pace dove non ci siano più prigionieri politici dietro le sbarre e dove l’armonia prevalga nei cuori di tutti in questa regione. Chiediamo la grazia di Dio, la libertà per coloro che sono in catene e la pace ai nostri giorni.

Non imputare a noi le colpe dei nostri padri,
presto ci venga incontro la tua misericordia,
poiché siamo troppo infelici.

Aiutaci, Dio, nostra salvezza,
per la gloria del tuo nome,

salvaci e perdona i nostri peccati
per amore del tuo nome.

Perché i popoli dovrebbero dire:
«Dov’è il loro Dio?».

Si conosca tra i popoli, sotto i nostri occhi,
la vendetta per il sangue dei tuoi servi.

Giunga fino a te il gemito dei prigionieri;
con la potenza della tua mano salva i votati alla morte.

(Sal 79,8-11)

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