Narrazioni al femminile

Ieri quando ho citato il corto di Lorenza Indovina parlando dello Skepto ho accennato al fatto che rimaneva qualcosa in più da dire: non si tratta tanto di osservazioni specifiche sul video, quanto di suggestioni suscitate da una osservazione di Maria Bonaria dopo la conclusione.

Tratto da un racconto di Ammaniti, Un uccello molto serio racconta di un adulterio e delle conseguenze inaspettate che mette in moto, in una spirale autodistruttiva grottesca e molto divertente.

Lo so, dovete andare su Vimeo. Andateci, poi tornate qui.

Alla fine Maria Bonaria mi faceva notare che la figura dell’amante è intenzionalmente dipinta come demoniaca, come una vera e propria succube: per il trucco, per l’atteggiamento seduttivo, perfino per il ciondolo scheletrico che porta al collo e che avrà una parte importante nel seguito degli avvenimenti, quasi fosse un gremlin o un demone familiare.

Riflettendo sull’osservazione mi veniva in mente che questa caratterizzazione dell’amante è in linea col fatto che tutto il video (e presumo il racconto di Ammaniti) riflette un punto di vista molto maschile: dalla soddisfazione infantile per i complimenti rivolti al proprio uccello all’ambivalenza fra il gusto della conquista da una parte e il considerare le avance di una donna come un’irruzione in fondo sgradita nella propria santa pace quotidiana, fino al timore di ciò che può scoprire la moglie o la sostanziale incapacità nella gestione della casa. La caratterizzazione dell’amante è solo uno dei mille particolari che caratterizzano abilmente la storia richiamando mille topoi sull’adulterio da un punto di vista maschile.

E mi sono detto, come spesso mi capita mille volte ultimamente, che per quanto l’operazione sia molto abile e molto gradevole alla fine lascia un po’ l’amaro in bocca, perché la sensazione è che il filone sia prossimo all’esaurimento: il corto non dice in fondo niente che non fosse già tutto in Una guida per l’uomo sposato – ricorda molto in fondo l’episodio in cui il reggiseno di Jayne Mansfield si rivela introvabile dopo una serie di acrobazie in casa dell’amante, con conseguenze disastrose.

Sarebbe molto interessante, invece, avere qualche volta dei trattamenti al femminile di questi classici meccanismi narrativi. Non intendo delle storie pensate per un pubblico femminile, nel senso per il quale il pubblico dell’urban romantic è diverso da quello dell’heroic fantasy (sarebbe comunque già un passo avanti, e bisogna dire che la letteratura di genere un po’ di giovamento l’ha tratto, dallo slittamento verso nuovi pubblici), ma proprio il provare a vedere cosa succede se si scambia il sesso dei protagonisti nella stessa situazione base.

Per essere più chiaro: vogliamo fare un breve film comico. La situazione di base di Un uccello molto serio è che lui ha risolto una qualche difficoltà di lei, l’ha invitata a cena e adesso lei vuole sedurlo. Con quel che segue.

Scambiamo i personaggi. Lei gli ha risolto un problema (quale?). Poi lo invita a cena (davvero?). Lei è sposata ma il marito è in viaggio. Lui ci prova (ovvio). Lei non vorrebbe ma poi ci sta. E poi? Quale potrebbe essere l’esito comico di questa situazione? Cosa succede? Io non riesco a immaginarlo, ma mi sembrerebbe interessante provarci, e poi soprattutto trovo che sarebbe un’operazione utile provare a decodificare/riscrivere/narrare diversamente queste storie secondo un’ottica di genere diversa.

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