In viaggio col camper da Cagliari lungo la costa occidentale della Sardegna. Consigli?

Un amico di Banca Etica mi ha chiesto consigli per un viaggio che intende fare, col camper, partendo da Cagliari verso fine giugno e risalendo la costa occidentale pian piano fino a quando è il momento di muoversi direttamente per riprendere il traghetto dalle parti del capo di sopra.

Lui voleva, credo, solo un paio di suggerimenti di spiagge e magari un ristorante.

Tutto qui.

Ma siccome l’ospitalità sarda, come scrisse una volta Paolo Maccioni, assomiglia a un sequestro e anche i consigli turistici non scherzano per niente, ho cominciato a scrivergli una mail un po’ lunga e scrivi scrivi alla fine mi sono trovato con pagine e pagine di una specie di guida di viaggio di noialtri. A quel punto ho deciso di farne direttamente un articolo sul blog, un po’ perché così può essere utile anche a altri e un po’ perché in questo modo posso attingere ulteriormente all’intelligenza collettiva di amici, contatti e parenti (già mi vedo il Subcomandante Marcos – alias mia sorella – in prima fila) e raffinare e ampliare i consigli.

Solo due note: la prima è che per proteggere la privacy (si, vabbe’) l’amico è indicato solo come “P.”; nell’articolo ci sono un po’ di fatti suoi, miei e di altri, come è normale, ma credo che comunque non disturbino: ecco, naturalmente l’invito a pernottare da me non è proprio rivolto a tutti tutti tutti, è chiaro. Seconda nota: siamo in Sardegna, quindi non mancherà chi riterrà che non si possa consigliare il ristorante di Mariano s‘orcu scimingiu e non menzionare invece la taverna di tzia Mazzabrutta, o che la Spiaggia del Cane Morto sia da preferire senz’altro a Cala Capra Bitumata. Lo so che non potete farne a meno e in verità siete i benvenuti: solo, limitatevi.

In viaggio per la costa sud-occidentale col camper

Caro P.

questi sono i consigli che mi avevi chiesto, in un formato che forse ti sorprenderà. Come ho scritto sopra, il fatto è che la nostra l’ospitalità è talvolta un po’… invasiva.

Prima di iniziare, un paio di premesse:

  • il mare che troverai è tutto bellissimo. Sulla costa occidentale è anche un mare, in media, un po’ più pericoloso del resto della Sardegna, soprattutto quando spira il maestrale, cioè il vento di mare. Non sto parlando delle onde di Nantucket, ma un po’ di prudenza, in generale e in particolare col maestrale, è necessaria;
  • tu mi hai chiesto consigli sulle spiagge: io ti ho messo anche un po’ di consigli di ristoranti, che non fa mai male, e soprattutto consigli culturali e archeologici: ci sono delle cose, in Sardegna in generale e nelle zone che attraverserai in particolare, che non vedrai mai da nessuna altra parte. D’altro canto alcune di queste possibilità si ripetono e potrai scegliere quale sia meglio sfruttare in relazione al resto del viaggio: i Giganti di Monte Prama li puoi vedere a Cagliari o a Cabras, miniere ce ne sono dappertutto, c’è un museo archeologico a Cagliari e uno a Sant’Antioco, c’è una città punico-romana all’inizio del tuo itinerario e un’altra alla fine e così via. Non devi fare tutto ma proprio tutto, non temere!
  • le velocità di percorrenza che ti saranno permesse non sono alte. Non credo che in generale con un camper ci si facciano le corse, ma le strade che troverai saranno per la maggior parte bellissime e panoramiche ma poco scorrevoli. Inoltre, una volta che ti sarai avviato verso una destinazione non ti sarà facile spostarti su un’altra direttrice a meno di perdite di tempo, quindi dovrai programmare un pochino i tuoi spostamenti, soprattutto se vuoi ricombinare alcuni dei suggerimenti che ti do mischiando le alternative proposte: calcola che in questo caso i tempi si allungheranno perché dovrai fare un po’ di avanti e indietro. D’altra parte mi pare che non hai grandi vincoli di tempo e il camper ti garantisce libertà, quindi non credo sia un problema straordinario.

Il prologo: a Cagliari

Visto che arrivi a Cagliari col traghetto, ti consiglio di riservare un giorno e mezzo o due a visitare la città (diciamo due notti). Tra parentesi: a me e Maria Bonaria farebbe molto piacere ospitarvi, se non vi crea problema rinunciare al camper per due giorni. Non toccherebbe a me dirlo, ma fra i visitatori di Banca Etica casa mia è piuttosto stimata.

A proposito di camper: c’è un comodo ricovero a due passi da casa, altrimenti un grande parcheggio gratuito proprio sotto le mie finestre.

A fine giugno a Cagliari fa caldo e si va al mare. La destinazione principe è il Poetto, una spiaggia chilometrica meno esotica di altre ma comodissima, tanto più ora che è stata dotata della bella passeggiata, delle piste ciclabili e dei chioschi per prendere l’aperitivo o il caffè sur la plage. Io vado al Poetto in quello che Nicoletta Dentico definisce “il bagno borghese di Sedda” (cioè lo stabilimento Il Lido) e se non temi la borghesia puoi sfruttare la nostra cabina.

L’inizio del Poetto. Sulla destra in alto, Il Lido

A due passi dal Poetto ci sono le saline e lo stagno, con una bella passeggiata naturalistica e la maggiore popolazione di fenicotteri del Mediterraneo. Le altre destinazioni cagliaritane immancabili, a mio modesto parere, sono il grande mercato di San Benedetto coi suoi pescivendoli (e mille altri esercenti), l’Orto Botanico e soprattutto il Museo Archeologico – non troverai da molte altre parti tanti bronzetti e altre testimonianze nuragiche, e da poco sono esposti i Giganti di Monte Prama. Ma soprattutto Cagliari è una città di di riposanti aree verdi e di panorami, e un giro per i quartieri storici ne rivela a bizzeffe, nell’attesa di un aperitivo su una terrazza vista mare. Sulle altre destinazioni cagliaritane e sul dove mangiare non mi soffermo, un po’ perché tanto sarai sotto mio sequestr… oggetto di una accurata ospitalità, un po’ perché si trovano in giro moltissimi suggerimenti, sia in questo blog che altrove, da quando Cagliari è dentro i maggiori circuiti turistici.

La partenza

Come vedrai, ti consiglio di iniziare la tua visita della costa sud-ovest della Sardegna da un piccolo paese che si chiama Tratalias. Il problema è come arrivarci, perché da Cagliari hai a disposizione due strade (più una).

Lungo la Sulcitana: Pula, Chia, Porto Pino e oltre (114 km circa)

Per iniziare: Pula

Questa alternativa ti porta alla costa sudoccidentale procedendo lungo mare. I primi chilometri andando via da Cagliari in questa direzione non sono molto belli (a parte che sulla destra avrai un altro po’ di vita palustre nella laguna di Santa Gilla), e si faranno direttamente orridi quando ti troverai a costeggiare la grande raffineria di Sarroch, uno dei pochi resti funzionanti della vicenda della petrolchimica in Sardegna: talvolta nel Sulcis ti imbatterai in segni più inquietanti. Ma è un attimo e superato Sarroch trovi, sulla tua sinistra, Pula e i primi motivi di interesse. Dietro la chiesetta di Sant’Efisio, luogo di destinazione della processione che ogni Primo Maggio parte da Cagliari, una delle feste religiose più sentite della Sardegna, c’è l’area archeologica di Nora, una città prima punica e poi romana oggi in parte sommersa dal mare, che merita una visita e offre scorci molto suggestivi. Fra la chiesa di Sant’Efisio e Nora c’è la spiaggia, di solito snobbata in confronto ad altre più rinomate ma che una forte corrente di cagliaritani ritiene un luogo per intenditori ingiustamente sottovalutato (e che oltretutto gode il vantaggio di essere riparata quando altre spiagge sono battute dal vento): e in ogni caso se ti sei fermato a visitare Nora magari non hai voglia di metterti di nuovo al volante e un bel bagno, come suol dirsi, ci sta.

Una nota a margine: dal lato opposto dell’istmo rispetto alla zona archeologica – ma vicinissimo in linea d’aria – c’è un ristorante che si chiama Is fradis minoris: la posizione è magnifica, con uno splendido panorama. Io non ci sono mai stato ma rientra nei ristoranti del Subcomandante (cioè mia sorella buongustaia, d’ora in poi RdS, che va bene anche come ristoranti dei Sedda), il quale Subcomandante peraltro ammette che è un ristorante che «si dà un po’ un tono»: d’altro canto mangiare praticamente sulla spiaggia gamberoni crudi freschissimi avrà un suo costo, inevitabilmente.

Oltre Pula e fino a Chia e Porto Pino

La zona che si trova dopo Pula, cioè quella di Santa Margherita, è stata per anni la meta delle uscite domenicali della mia famiglia, con bagno mattutino, picnic e cambio di spiaggia pomeridiano: ma negli anni le sempre nuove costruzioni hanno reso più difficile l’accesso al mare e ristretto gli spazi liberi, e quindi ti consiglio di lasciarti alle spalle la zona proseguendo sulla Sulcitana fino al bivio per Chia (intorno al Km 43).

Tuerredda

A Chia ci sono cinque spiagge delle quali non mi ricordo mai tutti i nomi: diciamo che puoi scegliere fra su Giudeu o Cala Cipolla oppure, oltre Perda Longa, Tuerredda: a me piace soprattutto quest’ultima (bella forza), ma sono tutte bellissime. Per andare via non ti consiglio di tornare indietro ma di proseguire sulla litoranea fino a Capo Malfatano e oltre (a Capo Malfatano c’è un ristorante – un altro dei RdS – che mio cognato definisce «posto da camperisti»: pescato del giorno, quel che c’è c’è, servito in maniera semplice con un panorama imbattibile): in questo modo tornerai sulla Sulcitana dopo Teulada e potrai proseguire verso Porto Pino, dove c’è un bel campeggio e una spiaggia giustamente famosa per le magnifiche dune bianchissime: le esercitazioni militari si stanno svolgendo proprio questa settimana (benvenuto in Sardegna!) quindi quando arrivi tu l’accesso dovrebbe essere libero, anche dalle bombe.

Io sono un tifoso di Chia, altri in famiglia invece prediligono Porto Pino: tu sei nella posizione privilegiata di poter fare entrambe: a seconda dei tempi e dell’orario in cui parti da Cagliari calcola la possibilità di arrivare direttamente a Porto Pino, dormire lì e poi il giorno dopo tornare verso Chia, o cose del genere: le distanze non sono eccessive.

Da Porto Pino sia la strada interna che la Sulcitana ti portano a Tratalias: benvenuto nel Sulcis!

Le strade alternative

Il percorso che passa per Pula, Chia e Porto Pino può facilmente, se vuoi davvero sfruttare le spiagge, prenderti anche un paio di giorni. Se per vari motivi invece vuoi fare più in fretta ti consiglio di prendere la strada statale 130 verso Iglesias, rimanere su quella strada fino a Siliqua e lì svoltare a sinistra seguendo poi le indicazioni per Giba, lungo un percorso che paesaggisticamente è molto bello, ti permette di mangiare da Letizia, a Nuxis, uno dei miei posti preferiti, visitare la cantina sociale di Santadi e fare scorta di vino (sei in zona di Carignano, un vitigno dal nome piemontese che dovrebbe ispirarti, anche se probabilmente è di origine spagnola) e infine, a Sant’Anna Arresi, decidere se girare per Porto Pino e ricongiungerti all’itinerario precedente o proseguire direttamente per Tratalias (in realtà a Santadi puoi anche decidere di tenerti sulla sinistra, per una strada molto bella, arrivare a Teulada a da lì fare all’indietro, via Capo Malfatano, il percorso verso Chia).

L’altra possibilità, radicalmente diversa, è quella di rimanere sull’Iglesiente, non girare a Siliqua, arrivare fino a Iglesias e da lì scollinare, tramite Fluminimaggiore, fino a Portixeddu e Buggerru, arrivando così direttamente sulla costa che più ti interessa. Ma in questo modo salti le isole di Sant’Antioco e Carloforte e Masua e Nebida, e io non te lo consiglio, anche se ti permetterebbe di vedere Iglesias e il tempio di Antas, che nei miei percorsi non rientreranno più.

Nelle terre del tonno

Tratalias

Perché ti consiglio di iniziare, simbolicamente, la tua visita da Tratalias, che è un posto che normalmente non è granché segnato sulle cartine e non è nemmeno una delle spiagge per le quali hai organizzato il tuo viaggio, addirittura un borgo disabitato (ma suggestivo!)? Perché viaggerai per il Sulcis e l’Iglesiente, che sono terre con un passato duro e un presente difficile, e il borgo vecchio di Tratalias li rappresenta bene: una cattedrale romanica (non pensare alle dimensioni delle cattedrali delle tue parti, ma a me piace moltissimo) costruita da popolazioni che si rifugiarono all’interno per sfuggire ai pirati e alla decadenza, un’area circostante mineraria (a due passi verso Carbonia la Grande Miniera di Serbariu e il Museo del Carbone), un borgo ora disabitato per una gestione sfortunata (o colpevole?) del territorio, una manciata di artigiani che tenta a un tempo di far sopravvivere sia il borgo che le competenze e le tradizioni locali, la difficoltà imprevista di fare turismo in posti che sembrerebbero fatti apposta… in uno spazio di poche centinaia di metri quadrati hai buona parte di quel che vedrai in seguito. Manca il mare, è vero, ma se hai fatto Chia e Porto Pino una pausa ci sta, e poi Tratalias si visita in un attimo.

Le isole del tonno

A pochissimi chilometri da Tratalias c’è Sant’Antioco, sull’isola omonima che si raggiunge con un semplice ponte. Proseguendo invece sulla costa si giunge a Portoscuso, dove si può prendere un traghetto che conduce a Carloforte sull’isola di San Pietro, l’altra isola minore della Sardegna (lo puoi raggiungere anche con un altro traghetto che parte da Calasetta, il secondo paese dell’isola di Sant’Antioco). Portoscuso è oggi un’area devastata dalla tenaglia doppia della crisi economica e dalle ricadute ambientali delle industrie che si sono succedute (chiediti cos’è quella macchia arancione al centro della mappa qua sopra), ma sia quel paese che i centri di entrambe le isole sono sempre stati luoghi in cui si è vissuto intensamente il mare e, in questo contesto, la pesca del tonno. A Carloforte si cala ancora la tonnara e proprio nei giorni nei quali sei lì, dal 22 al 25 giugno, c’è il Girotonno, una manifestazione internazionale interamente dedicata a degustazioni, visite e altro (si esibiscono anche Nek e Fiorella Mannoia, non so se ti interessa l’articolo). Raggiungere Carloforte richiede il traghetto e magari col camper è scomodo: io ti consiglierei di trovare un campeggio sull’isola di Sant’Antioco (non conosco i campeggi dell’isola – a Calasetta ce ne sono comunque un paio – ma ti segnalo la cooperativa dei nostri amici dell’ostello del Museo del Mare, che conducono anche un centro ambientale e che forniscono vari altri servizi turistici), visitare il museo archeologico – che è il terzo più importante della Sardegna ed è molto bello – e i resti fenici, il tophet, il cronicario, la necropoli, e magari un nuraghe o due, fare il bagno a Maladroxia e poi lasciare il camper e col traghetto da Calasetta andare comodamente a Carloforte e girare il paese a piedi abboffandoti di tonno e sperimentando la cultura di una delle varie comunità alloglotte della Sardegna – a Carloforte sono tabarchini, per l’esattezza. Stare a Carloforte senza mezzo di locomozione vuol dire non poter andare in spiaggia (sono tutte lontane dal paese) ma, a costo di farmi odiare sull’isola, non sono spiagge così imperdibili da farne una malattia, e avrai già sperimentato belle spiagge nei giorni precedenti (e altre ne troverai). Fuori paese è anche la tonnara, che sarebbe una visita interessante, ma non sono riuscito a capire se sia collegata al paese da mezzi pubblici (credo di sì): forse puoi chiedere al centro di escursioni subacquee che ne gestisce una parte. Dimenticavo: sia a Sant’Antioco che a Calasetta che a Carloforte è possibile iscriversi a escursioni in barca di una giornata, nelle quali spesso si pesca e… si mangia direttamente e comunque nelle quali si esplorano le cale della zona (altre occasioni simili troverai in altri paesi della costa, ma qui l’escursione coi pescatori è più diffusa).

Il ristorante di riferimento a Carloforte è Da Nicolo, ma ce ne sono vari altri molto buoni. A Sant’Antioco ci sono un paio di ittiturismi discreti sul lungomare (La SulcitanaI due fratelli) ma soprattutto c’è l’ottimissima pizzeria del birrificio Rubiu (in Sardegna c’è una grande fioritura di birre artigianali), tanto buona che i cagliaritani organizzano gite apposta per andarci, in autobus così possono bere senza problemi (è necessario prenotare almeno un paio di giorni prima; in realtà, col Girotonno, sarà necessario prenotare in anticipo dappertutto).

Un utile riferimento

Avendo il camper non so quanto ti possano interessare b&b e altre strutture ricettive, ma mi sembra opportuno, a questo punto, segnalarti che nel Sulcis è attiva da anni l’esperienza interessantissima del Centro Sperimentazione Autosviluppo e, al suo interno, la rete di turismo responsabile di Domus Amigas che oltre all’ospitalità offre vari altri servizi (degustazioni, laboratori, escursioni…) alla quale ti consiglio di fare riferimento in caso di necessità: tutti quelli di Banca Etica che sono andati a soggiornare in una delle domus – io le segnalo sempre – si sono trovati bene senza eccezioni.

Da Sant’Antioco fino a Arbus (circa 93 km)

Prima di Capo Pecora

Se ti lasci alle spalle Portoscuso in direzione di Gonnesa, procedendo lungo la litoranea, i tuoi problemi di scegliere una direzione o dove andare sono finiti per un po’: sei in una direzione obbligata e tutto quel che devi fare, beato te, è costeggiare il mare e scegliere quale spiaggia ti ispira e dove ti vuoi fermare. Si susseguono inizialmente Gonnesa (con una marina chilometrica che man mano cambia nome: partendo da Monteponi trovi Funtanamare, Plag’e mesu, Porto Paglia), Nebida (con la possibilità della visita alla Laveria Lamarmora) e Masua, lungo una costa paesaggisticamente da urlo (con percorsi anche per chi fa trekking) che termina in gloria col Pan di Zucchero (anche se in realtà, da un punto di vista turistico, termina più esattamente con la spiaggia giustamente famosa di Cala Domestica).

Nel tratto fra Gonnesa e Cala Domestica non saprei quale spiaggia consigliarti in particolare (tante sono così belle), ma una cosa che devi fare assolutamente è visitare l’impianto minerario di Porto Flavia (occorre prenotare e anche con un certo anticipo), un connubio di ingegneria ardita e panorama naturale davvero magnifico, con una bella spiaggetta vicino.

Se non avrai ancora visto un sito nuragico in tutto il viaggio tieni presente che a pochi chilometri da Gonnesa c’è il sito di Seruci. Poi, siccome anche il gusto vuole la sua parte, a Gonnesa c’è un ristorante di pregio molto noto che si chiama S’Anninnia, ma io ti consiglio anche un altro RdS: una pizzeria buonissima che si chiama 906 Operaio e che trovi a Nebida: pizza e panorama mozzafiato, che vuoi di più?

Superata Cala Domestica un breve tratto di strada ti porta a Buggerru, la cui spiaggia vicina al porto non è bellissima (o forse sono io che diffido delle spiagge vicine ai porti: vedo che i locali invece ci vanno in abbondanza). Ma Buggerru, un tempo la “piccola Parigi delle miniere”, è il luogo della scintilla del primo sciopero nazionale d’Italia, un paese simbolo del movimento operaio e sarà il caso che ti veda il monumento che ricorda l’eccidio dei minatori e il piccolo ma interessante museo della cultura mineraria (e magari la Galleria Henry, un’altra realizzazione ingegneristica interessante). E lasciato Buggerru c’è Portixeddu, un’altra lunghissima spiaggia giustamente famosa.

Portixeddu

Un’ultima nota: vedo che sia a Masua che a Cala Domestica ci sono aree per camper.

Dopo Capo Pecora

Dopo Portixeddu non è più possibile rimanere lungo costa per la presenza della mole di Capo Pecora, e dovrai proseguire per Fluminimaggiore. Da lì puoi trovare con qualche difficoltà dalle quali ti prego, ti prego, ti prego di non farti scoraggiare, indicazioni stradali per Scivu, che è la mia spiaggia del cuore per motivi che ho spiegato su questo blog tempo fa, e quindi non posso che consigliartela con tutta l’anima. Con qualche altra difficoltà non insormontabile poco oltre Scivu puoi arrivare a Piscinas che è, detto semplicemente, una delle spiagge più belle della Sardegna (ma Scivu è meglio…). Prenditi in ogni caso il tempo di farti tutta la spiaggia di Scivu a piedi (o tutt’e due, ancora meglio) e di esplorare i macchioni di ginepro alle spalle della spiaggia e, a Piscinas, le dune.

Uno dei vantaggi della zona di Scivu e Piscinas è che lungo la costa non mi risulta ci siano molte strutture ricettive: rispetto al tratto precedente, che già non è propriamente la Costa Smeralda, è tutto un po’ selvaggio, il che in camper può avere pro e contro (vedo che a metà di Scivu c’è un chiosco che offre dei servizi). Quindi a pochi passi da Fluminimaggiore ti segnalo l’agriturismo Fighezia, di un nostro caro amico e frequentato a più riprese da gente di Banca Etica (anche, mi risulta, nel periodo in cui tu sarai da quelle parti, quindi potresti fare delle cose tipo carramba che sorpresa). Credo che Francesco Missoni, che conduce Fighezia, oltre alle case in ladiri abbia anche una piazzola, quindi chiamalo – e se anche non ce l’ha è una sistemazione che potrebbe tornarti comoda, e a cena si mangia bene e in un ambito molto familiare.

La deviazione

Dopo Scivu e Piscinas uno può anche mettersi l’anima in pace. La Costa Verde prosegue ancora con la Marina di Arbus e Torre dei Corsari: le spiagge sono ancora ragguardevoli, ma la costa è un po’ più ingombra di costruzioni e io ti consiglio di tornare a Fluminimaggiore e da lì tagliare per Arbus, farti una birra alla miniera di Montevecchio (birra e miniere saranno diventati i punti fermi del tuo viaggio), comprarti un coltello a serramanico – Arbus è uno dei due centri di riferimento in Sardegna – e da lì, via Guspini, San Nicolò, Terralba e Marrubiu spostarti verso il Sinis, la tua prossima meta (oh, io continuo a tratteggiare l’itinerario, ma non lo so mica se arrivati a questo punto ti resteranno ancora giorni… ma ormai tutto questo percorso mi preso la mano!). Prima di arrivare al Sinis, però, poni un attimo mente alla curiosa zona che stai attraversando, un insediamento veneto – mercé il Duce e le bonifiche – in piena Sardegna. Il miglior modo per porvi mente, secondo me, è andare a mangiare pesce da Lucio, a Marceddì: per arrivarci attraversi chilometri di campi di mais, stalle di mucche e architettura veneta e alla fine trovi una marina tipicamente sarda, sulla laguna, e un ristorante ragguardevole che ogni tanto propone, a fianco della cucina di pesce tipica della Sardegna, delle curiose commistioni (crostacei con la polenta, perbacco!).

Il Sinis

Cabras

Che tu da Marceddì vada sulla 131 di Carlo Felice, oppure che passi dall’interno da Arborea, passata Oristano la porta d’ingresso nel Sinis è Cabras, per diversi eccellenti motivi. Prima di tutto, in una bella posizione panoramica, c’è il museo con i Giganti di Mont’e Prama, così se non li hai visti a Cagliari puoi recuperare. E poi ormai ti sei lasciato alle spalle la zona delle miniere e, come a Tratalias, serve una sosta simbolica: lo stagno dice di altre lotte popolari e di un altro tipo di Sardegna passata, quello della lotta fra comunità e privilegi feudali (lettura obbligata: Baroni in laguna di Giuseppe Fiori), nel caso specifico fra proprietari dello stagno e pescatori poveri. È in memoria di questa lotta che io di solito quando sono in zona vado a mangiare alla cooperativa pescatori della Pischera ‘e Mar’e Pontis, diciamo così per scelta politica: vedo però che ultimamente i pareri sul luogo sono discordanti; in ogni caso una visita alla peschiera ci sta e ovviamente se vuoi fare scorta di bottarga è uno dei luoghi di riferimento obbligati.

A due passi da Cabras lo spiaggione di Torre Grande piace molto ai turisti ed è considerato con sussiego dai locali: a me evoca il ricordo di campi scuola e convegni dell’Azione Cattolica sempre fuori stagione (quando Torre Grande è deserta e tristissima) oppure nei quali era proibito distrarsi andando al mare – tu non sei imbarazzato da questi ricordi, quindi sfrutta pure la spiaggia se necessario.

Fenici, romani e spiagge

Nel Sinis devi andare per stabilire se sono più belle quelle spiagge o quelle della Costa Verde, è chiaro. Però l’area marina protetta offre molto di più e ti consiglio, mentre sei ancora a Cabras, di visitare il centro informazioni del parco (se lo manchi, ce n’è un altro a San Giovanni di Sinis): te lo dico soprattutto perché non ho la minima idea di come ci si organizzi per esplorare l’oasi di Seu o per fare altri percorsi naturalistici, per non parlare del parcheggio del camper. E naturalmente il riferimento culturale più importante è l’accoppiata costituita dal borgo pescatori di San Giovanni di Sinis e dalla città fenicio-punica e poi romana di Tharros.

Le spiagge

La costa occidentale della penisola del Sinis è quasi un’unica spiaggia. C’è qui una querelle fra due fazioni: quella dei puristi, che sostiene che è impossibile confondere Maimoni con Is Arutas o Mari Ermi eccetera, e quella opposta di quelli che sostengono che, insomma, è sempre la stessa spiaggia. Solo i puristi, credo, hanno accesso al sapere esoterico di quale tratto della spiaggia sia meglio con quale vento, o quali spiagge alternative usare. Per esempio credo che Mar Mortu, dal lato opposto di San Giovanni di Sinis, sia protetta dal maestrale, ma c’è anche più a nord la coppia Su Pallosu e Putzu Idu, una delle spiagge più sicure e “per famiglie” che troverai sul tuo percorso. Sempre i puristi, inoltre, possono partecipare alla tenzone fra coloro che sostengono che è più bella Is Arutas e quelli che prediligono Mari Ermi: Is Arutas è più nota, ma la famiglia del Subcomandante tifa per Mari Ermi, e bisogna sempre obbedire al Subcomandante. In generale e considerando anche che non è proprio la mia zona per i consigli più approfonditi da darti faccio appello alla conoscenza collettiva di parenti e amici, diversi dei quali so che seguono il blog.

Continuare il viaggio

Credo che i tuoi programmi, a questo punto, prevedano di prendere la 131 e fare una tirata verso Olbia (o Porto Torres?). Io però ti suggerirei di considerare, se ti è rimasto tempo, di risalire la costa fino a Bosa e Alghero: la strada è sempre paesaggisticamente molto bella, puoi vedere anche S’Archittu e le spiagge di Santa Caterina di Pittinurri e più avanti Bosa e Alghero sono due cittadine davvero carine. Se vai a Porto Torres questa è ovviamente la soluzione migliore, ma anche se vai a Olbia ti consiglio di considerare questa possibilità: tra l’altro da Alghero a Olbia è praticamente tutta superstrada.

S’Archittu

Come che sia, il nostro viaggio è giunto al termine. Ci vediamo il mese prossimo: buona vacanza!

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