Che strada prendere

stay-angry-don-t-let-the-bastards-grind-you-downMentre mi girano per la testa tante cose da scrivere sulla Sardegna, che però devo prendermi il tempo per mettere giù per bene (e allora, temo, voleranno alcuni stracci) posto un brano – umoristico – di Bill Bryson, tratto dal suo Notizie da un’isoletta, un libro divertente che consiglio senz’altro, in cui l’autore racconta in chiave retrospettiva la sua esistenza da americano in Inghilterra. È una lettura amena che mi serve da prologo a un futuro articolo sulle strade sarde e le storie che potrebbero raccontare: tolti alcuni riferimenti, potrebbe essere una discussione che si svolge in uno dei nostri paesi, ed ecco perché mi serviva. Potrei dire che il brano rafforza la teoria altre volte enunciata che i sardi sono hobbit, ma francamente in questi giorni non ho troppa voglia di scherzare sull’identità – i “sardi”, ma quali sardi? Io o quelli che mettono gli incendi? Io o quelli che è sempre colpa di altri? Io o quelli che dalla retorica della sardità sperano in occasione di catastrofi come quelle di questi giorni di ramazzare quattro miserabili voti? Quelli che erigono cortine fumogene? I pazzi, gli stolti, gli sciagurati, i delinquenti, gli sciacalli?

Scusate, mi stava partendo la tirata e già mi batteva la vena: credo che avete capito quali sono le cose che mi frullano per la testa. Per cui buona lettura e sogghignate pure con larghezza, ma nel frattempo: stay angry. Domani volano gli stracci…

Se in un pub… (da Notizie da un’isoletta di Bill Bryson, TEA 2006)

Se in un pub vi scappa detto di voler andare in macchina, poniamo, dal Surrey alla Cornovaglia, una distanza che gran parte degli americani non esiterebbe a percorrere per andare a mangiarsi un taco, i vostri compagni gonfiano le guance, si scambiano occhiate eloquenti, quindi sbuffano come per dire «Eh, bel viaggetto, già già», e poi si lanciano in un lungo e animato dibattito per decidere se sia meglio prendere la A30 fino a Stockbridge e poi la A303 fino a Ilchester, oppure la A361 fino a Glastonbury passando per Shepton Mallet. Dopo qualche minuto la conversazione si incaglia in un tale ammasso di dettagli da offuscare la mente di un povero forestiero.

«Ha presente la piazzola all’altezza di Warminster, dove c’è il contenitore per la ghiaia, quello con la maniglia rotta?» esordisce uno di loro. «Ha presente? Quella subito dopo il viadotto del Voltastomaco, ma un po’ prima della piccola rotatoria sulla B6029. Dalle parti del sicomoro morto».

A questo punto vi accorgete di essere il solo del gruppo a non annuire vigorosamente.

«Ecco, lei prosegue per circa mezzo chilometro, poi, non alla prima traversa, alla seconda a sinistra, troverà una stradina recintata da una siepe, praticamente è di biancospino ma in mezzo c’è cresciuto un nocciolo. Ecco, prosegua in quella direzione, oltre la cisterna dell’acqua e passando sotto il ponte della ferrovia, dopodiché prenda la curva a gomito sulla destra, all’altezza di quel pub, La Chiavica…»

«Locale niente male» commenta qualcuno, che di solito, chissà perché, è un tipo con un cardigan di lana spessa. «Ci servono una birra squisita».

«… quindi proseguendo lungo lo sterrato, deve attraversare il poligono di tiro, passando dal retro del cementificio, e da lì sbucherà sulla tangenziale della Merda di Montone. Si risparmiano due o tre minuti buoni e si evita il passaggio a livello della Grande Trombata».

«A meno che, ovviamente, non si provenga da Crewkerne» qualcuno aggiunge entusiasticamente. «Nel qual caso, arrivando da Crewkerne…».

Basta nominare qualche città britannica a caso a un paio di tipi in un pub, e come niente vi intrattengono allegramente per ore. Qualunque sia la vostra destinazione, l’opinione unanime sarà sempre che si tratta di un’impresa impossibile a meno di evitare scrupolosamente Okehampton, il raccordo anulare di Hanger Lane, il centro di Oxford e il ponte sul fiume Severn, direzione ovest, fra le tre del pomeriggio di venerdì e le dieci del mattino del lunedì successivo, salvo i giorni festivi, nel qual caso non ci si dovrebbe affatto muovere di casa. «Io? Io non vado manco all’alimentari a piedi nei giorni festivi» trilla sempre con orgoglio il tipo in disparte, come se la saggia decisione  di non muoversi da Staines gli avesse evitato per anni un pazzesco imbottigliamento a Scotch Corner.

Alla lunga, dopo aver passato in rassegna le insidie delle varie strade secondarie, i punti critici con corsie a doppio senso di marcia e gli ottimi locali dove farsi un panino al bacon, con una dovizia di dettagli da farvi trasudare sangue dalle orecchie, può capitare che uno del gruppo si rivolga a voi e, sorseggiando pigramente la sua birra, chieda a che ore avevate intenzione di partire. In casi del genere, mai rispondere sinceramente e dire, nel vostro classico modo beota, «Oh, non so, verso le dieci, credo», perché altrimenti vi saranno addosso di nuovo.

«Le dieci?» vi dirà uno di loro, arretrando col capo quasi a staccarselo dal collo. «Le dieci nel senso delle dieci del mattino?». Farà una faccia come di chi si è beccato una palla da cricket nei testicoli ma non vuole fare la figuraccia di fronte alla sua ragazza. «Be’, è naturale che ognuno è libero di fare come crede, ma personalmente, se io volessi arrivare in Cornovaglia per le tre di domani pomeriggio, sarei partito ieri».

«Ieri?» aggiungerà qualcun altro ridendo sotto i baffi di una battuta tanto fuori luogo. «Colin, forse dimentichi che le scuole sono n vacanza nel North Wiltshire e nel West Somerset. Sarà un massacro tra Swindon e Warminster. No, sarebbe stato più saggio partire con una settimana di anticipo».

«E oltretutto questa settimana a Little Dribbling c’è la Grande fiera occidentale delle macchine a vapore» aggiungerebbe qualcuno dall’altro capo della stanza, avvicinandosi in fretta per unirsi al gruppo, perché è sempre una goduria dare cattive notizie sul traffico. »Ci saranno 375 mila auto che puntano verso la rotatoria del Piccolo chef di Upton Dupton. Una volta siamo rimasti undici giorni in coda da quelle parti, e solo per uscire dal parcheggio. No, sarebbe stato più saggio prepararsi a partire già dall’utero materno, o meglio quando si era ancora uno spermatozoo, e anche così facendo ci sarebbero state poche chance di trovare un parcheggio dopo Bodmin».

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