I trombam… ehm, gli allegri sollazzieri dell’Ariosto

I trombamici dell’Ariosto e l’Orlando furioso

Mi sono trattenuto per tutta la puntata dall’usare la parola, anche perché non appartiene al mio lessico abituale e poi perché tutto sommato non mi sembrava adeguata a Radio Kalaritana. Però davvero mai come in questo caso sarebbe stata una parola appropriata: l’Orlando furioso è una storia di trombamici.

Forse vi ho scandalizzato. E allora ci aggiungerò un secondo carico da dieci: è esattamente questo che lo rende moderno, ed è per questo che bisognerebbe usarlo a scuola. Per parlare di sesso e sentimenti: molto sesso e pochi sentimenti, parrebbe.

Ma andiamo con ordine: iniziamo con la puntata.

Di incidenti durante la registrazione

Ho già raccontato altre volte che le puntate sono registrate, ma che hanno praticamente tutte le caratteristiche del live, tanto più che vado avanti a braccio. L’unica dimensione artificiale è data da un aiuto in regia che mi segnala quando è ora di mandare in onda la pausa musicale e quando sta per finire il tempo della puntata.

Il giorno dell’Orlando furioso, però, ho chiesto di registrare in un orario diverso dal solito e la regia era occupata in qualche altra cosa, quindi mi hanno messo davanti al microfono un portatile con un timer già impostato, in modo che al quinto minuto potessi annunciare la pausa musicale e al decimo iniziassi a salutare.

Benissimo. Figo. Pigio il bottone d’inizio e comincio a raccontare. Mi infogo. Continuo. Continuo.

A un certo punto guardo l’orologio e vedo che mi sono già giocato più del tempo totale a disposizione. Mi parevano tempi un po’ più agevoli del solito.

Sacramento e ricomincio, cercando di seguire lo stesso filo di argomentazioni, ma chiaramente mi sono un po’ scomposto (pensate al fatto che ho definito i domini dei Gonzaga e degli Estensi repubbliche): è per questo che non ho spiegato che i tre personaggi iniziali sono Angelica, che fugge dopo che l’accampamento franco è stato assalito dai saraceni, Rinaldo che la insegue e Ferraù che lo affronta. E ho anche spiegato poco perché ho scelto di aprire la puntata con questo episodio, che si trova quasi all’inizio.

Di volgari stupratori e dell’ironia dell’Ariosto

Per parlare dell’Orlando furioso ho deciso di rileggerlo, per essere sicuro di uscire da qualunque impostazione scolastica. E subito ho trovato l’episodio citato: brutale per dire che si trova in un autore universalmente noto per la leggerezza e l’ironia, e oltretutto così lontano dai buoni sentimenti del Tasso.

La prima decisione che ho preso, a quel punto, è stata quella di dedicare anche una puntata alla Gerusalemme liberata, cosa che inizialmente avevo pensato di non fare.

E poi mi sono messo a pensare.

Sapete bene che in questo sottociclo di puntate, dalle fiabe in poi, seguivo due linee di pensiero: quella delle narrazioni orali e quella delle inquietudini relative ai sentimenti nel mondo più o meno medievale. Sull’oralità non avevo in questo caso tanto da dire, ma sulle inquietudini mi sembrava che qualcosa ci fosse.

O non ci fosse.

Abbiamo infatti Angelica, che dovrebbe essere il motore sentimentale della trama, trattata alla stregua di preda di guerra; tutta la levità delle stanze dell’Ariosto non può mascherare la brutalità del concetto. Anche perché poco dopo c’è un episodio con Sacripante il quale enuncia con chiarezza la giustificazione che da secoli si danno i maschi fra loro: «Tanto alle donne in fondo… piace».

Corrò la fresca e matutina rosa,
che, tardando, stagion perder potria.
So ben ch’a donna non si può far cosa
che più soave e più piacevol sia,
ancor che se ne mostri disdegnosa,
e talor mesta e flebil se ne stia:
non starò per repulsa o finto sdegno,
ch’io non adombri e incarni il mio disegno.

dove la “rosa” è, secondo il discorso precedente di Sacripante, esattamente la verginità di Angelica. Tanto se anche lei si mostra “disdegnosa” non le si potrebbe fare cosa più “soave e piacevol”. Certo ci si chiede come lo si capisce, se dopo “mesta e flebil se ne stia”.

Uh. Non era proprio questo che mi aspettava do trovare nell’Ariosto. Ma è quel che ci ho trovato ed è su questo che ho deciso di fare la puntata, anche se poi nella fretta qualcosa dell’argomentazione mi è saltato.

Naturalmente non si tratta di fare il moralizzatore della letteratura, e non voglio mica proporre che l’Ariosto sia messo all’indice perché diseducativo e contrario al politicamente corretto, anche se temo che di questi tempi sarebbe meglio che la Boldrini non abbia occasione di rileggerlo. Gli autori sono autori e quel che hanno scritto rimane: tutto sommato non spetta a noi giudicarli. Però si possono mettere dentro un contesto culturale e si può ragionare su ciò che vogliono dire e ciò che effettivamente dicono, e questa dimensione obiettivamente brutale nell’Orlando furioso c’è, senza dubbio.

Magari io sono rimasto colpito perché da poco ho riletto Fuente Ovejuna, e lì la minaccia a Jacinta: «Mia sarai, o del bagaglio della truppa», suona, come dovrebbe essere, terribile. C’è una certa distanza fra Lope e Ariosto, mi sono detto, geografica, temporale e culturale, ma anche a questa distanza Lope segnala un certo cinismo, o forse insensibilità, dell’altro.

Incertezze e ironia

A quel punto non avevo più il tempo di rileggere tutto con la profondità che sarebbe stata necessaria (attualmente sono ancora impigliato nell’Orlando innamorato, ho deciso di fare il tour completo) e ho un po’ proceduto a salti, e lì ho trovato materia sufficiente per cambiare ancora parere. Perché ho provato a seguire la complessità crescente delle storie d’amore (mi sono anche fatto uno schemino) senza capirci in realtà più di quanto capirei di una telenovela: allora, Gradasso adesso sta con Marilisa? Ma non stava dietro a Fiordiligi? E Come mai adesso Fiordiligi sta con José Ramon? Lui non era innamorato di Vanessa, la sorella di Eduardo, quello che aveva divorziato da Astolfo d’Inghilterra, quello che stava con Norandina? Ah no, adesso Astolfo sta con Bradamante?

Ecco, quelle cose lì. Rodomonte è tradito da Doralice. Tragedia. Anzi no, dai, c’è Isabella.

Quello che manca è la tensione drammatica di tutti questi sentimenti così spesso annunciati. In compenso ci si dà dentro volentieri, anche se magari dietro le quinte, perché appunto

a donna non si può far cosa
che più soave e più piacevol sia.

Trombamici, ecco. Man mano questa mi è sembrata la cifra stilistica più evidente, più della fantasia, più dell’avventura, più dell’indubbia maestria nella gestione della trama. E anche più di quella brutalità che mi aveva colpito all’inizio. L’Orlando furioso mi è parso più una storia di ormoni scatenati che di violenza, e come tale ho voluto raccontarlo: e alla fine questo mi ha portato a sottolineare anche di più la cesura con le saghe delle puntate precedenti, dove in fondo la violenza c’era anch’essa, ma il sentimento invece, la vera pulsione degli affetti, c’era molto di più. Qui, come ho detto, c’è piuttosto sesso senza amore, ma non è per male: è così e basta.

Dico: “non è per male” anche perché il vecchio Ludovico, in realtà, mille volte ti tiene sul chi vive e non capisci bene se ci fa o c’è. Essendo un amante delle sue Satire non mi ha stupito l’ironia che trabocca da ogni pagina, ma il mio problema è stato non essere in grado di capire se questa è un rafforzamento dell’amoralità con cui sceglie di raccontare la storia o un contrappunto che gli permette di giudicare, senza parere, i personaggi (e i costumi). È stato anche per capire questo che mi sono imbarcato in una rilettura completa.

Poi mi sono reso conto che avevo bisogno di capire meglio chi diamine erano tutti i personaggi e, insomma, sono ancora al Boiardo: quando finisco vi faccio sapere.

Due utilizzi

A me pare che alla fine questo percorso di lettura mi ha reso l’Orlando furioso più vicino: perché in fondo parla di un gruppo di personaggi che sono piuttosto moderni, e mi sono anche chiesto se non sarebbe interessante proporlo in questo modo a scuola – non lo so come viene proposto a scuola l’Ariosto, oggi, ai miei tempi però era certamente presentato in altro modo e credo anche oggi. I suoi personaggi in fondo sono degli adolescenti, fanno cose da adolescenti e sarebbero benissimo rappresentabili come adolescenti. Se fossi un docente proverei una volta, così per gioco, a raccontare l’Orlando furioso con i nomi cambiati come se fosse una storia di ragazzi di oggi: secondo me funzionerebbe.

E la seconda cosa che mi sono chiesto è come mai non ci siano adattamenti per altri media, a parte il mediocre film di Giacomo Battiato degli anni ’80. Eppure l’andamento della trama, coi suoi mille rivoli, la coralità, i colpi di scena, i fili che si dipanano e si riannodano, le sparizioni e le resurrezioni, si presterebbe in maniera fantastica a una serie a fumetti di taglio vagamente supereroistico (altro che Chris Claremont e le sue sottotrame), e d’altra parte sembra una sceneggiatura già stesa per un serial della HBO in grado di rivaleggiare con Game of thrones: in fondo la regola in questi casi è di dieci minuti di combattimento, dieci minuti di intrighi e dieci minuti di sesso – e qui il sesso non ce lo dovresti nemmeno tirare per i capelli.

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