Agenzie mascherate
Si è chiusa ieri la Global Game Jam, la mia decima e anche la decima organizzata dai Fabbricastorie. Quest’anno il tema – molto bello, fra l’altro – era Mask: potete vedere qui sotto il video con cui è stato annunciato:
È stata una jam all’altezza del tema, cioè molto bella anch’essa, la prima del nuovo ciclo di Quartu, nello sforzo di costurire le condizioni perché la terza città della Sardegna sia la prima – e la principale – a prendersi in carico il gioco. Ho riassuntocosì i sentimenti dei Fabbricastorie:

e credo che soprattutto quest’anno ci siano piaciute le persone che c’erano e il clima, che era molto inclusivo, allegro, intenso e… gentiile, ecco: gentile.
C’è molto bisogo di gentilezza, oggigiorno, ed è stato bello.
Sarà per questo che, a partire dal tema della maschera, col mio socio e compare e compagno Fabbricastorie Andrea Salidu e con l’apporto delle musiche di Giuliano Cau ho fatto un gioco su una brutta persona che lavora per una nota forza di polizia che manda in giro i suoi agenti col viso coperto da passamontagna. Un gioco che inizia in un ufficio da qualche parte e finisce per strada, in una città che vi lascio immaginare.
E così credo che la possibilità di andare in America, un giorno, ce la siamo giocata.
Non metto il link al gioco, che comunque potete trovare agevolmente sul sito della Jam, perché credo che proprio al momento di caricarlo l’abbiamo rotto. In ogni caso con Andrea abbiamo deciso di ripulirlo e raffinarlo e di pubblicarlo; sarà quindi il nostro secondo gioco marchiato Thiusisnotafunnygame.
Devo dire che scriverlo è stato faticoso. HO lavorato in Ink e mi sono accorto con sorpresa che ero arrugginito, e infatti alla fine ho scritto un codice brutto ed elementare, anche se in realtà il gioco non richiedeva cose molto complesse. Sono contento invece che siamo riusciti a limitare l’ampiezza del gioco a una dimensione maneggevole e relativamente compatta: anche così, comunque, alla fine delle 48 ore non ci abbiamo messo dentro tutto quello che volevamo, ma almeno l’abbiamo finito.

CS Lewis ha scritto, nell’introduzione delle Lettere di Berlicche, che raccontando una storia dal punto di vista del male alla fine aveva si sentiva stringere la gola come se fosse stata una vecchia pergamena; una sensazione che posso capire benissimo.
Questa volta non mi è capitato, in gran parte perché non c’è stata immedesimazione. Il che non va bene, probabilmente, e magari non sono stato capace di rendere a sufficienza i dilemmi morali che volevamo mettere nel gioco. Il fatto è che a un certo punto mi sono reso conto che la scrittura mi veniva difficile: parte del gioco si basa sul fatto che il giocatore non si renda esattamente conto di quali indagini e quali operazioni di polizia si tratta (cercavo l’effetto alla Trains di Brenda Brathwaite Romero) e quindi la scrittura doveva essere oggettiva ma partecipe, senza far trasparire l’opinione dell’autore. Invece mi veniva caricaturale, cioè oggettiva solo in apparenza ma in realtà moralista. Sono rimasto sorpreso, perché in The Law avevo senza troppi problemi raccontato di leggi aberranti come se fossero una qualunque battaglia politico-legislativa; in in certo senso, ho detto a voce alta, mi era venuto più facile trattare con simpatia Mussolini che questo scagnozzo, che in fondo è solo un povero fesso.
Mi ha fatto notare l’altro compare e compagno Fabbricastorie Andrea Assorgia che The Law è di otto anni fa e che la rabbia che c’è in giro adesso nel 2019 non c’era. Può darsi. È anche probabile che, avendo passato due giorni a guiardare filmati di operazioni della nota agenzia mascherata e a leggere casi veri, la rabbia mi sia venuta indipendentemente dal clima sociale e quindi abbia influito sulla scrittura. Del resto ho creato diversi dossier fittizi sui quali il personaggio del gioco deve indagare o dare istruzioni ai sottoposti, e li ho trovati iperbolici e, appunto caricaturali. Stavo per cancellarli e riscrivere quando, nella pausa pranzo e mentre mangiavo un panino, ho provato a vedere se c’era una corrispondenza con casi reali. Obbediente, Google mi ha fdornito un elenco di casi molto al di là delle cose che avevo creduto di inventare.
Con tutto questo, non sono ancora soddisfatto della scrittura e certamente userò i due mesi che ci siamo dati con Andrea per dare al gioco la forma defintiva per fare anche pesanti intwrventi di riscrittura: vi dò perciò appuntamento a fine marzo!!

