L’intelligenza artificiale e le copertine

In questo periodo in cui non ho quasi mai scritto sul blog ho messo da parte delle chicche per quando avessi avuto voglia di ricominciare.

Per esempio è capitato che uno dei vari autori di fantascienza o fantasy che seguo mi abbia indirizzato, via Twitter, alle curiose copertine dell’editore Sheba Blake.

Figli e amanti

Sheba Blake è uno di quei tanti editori che vendono a poco prezzo versioni elettroniche di classici ormai in libera circolazione, prendendo il testo dal Progetto Gutenberg o simili, dandogli un minimo di editing e piazzandoci sopra una copertina.

Già, la copertina. Dato che si gioca al risparmio è improbabile che si voglia pagare un grafico o un illustratore, quindi la soluzione è quella di scandagliare la rete per trovare un’immagine adatta. Solo che, a quanto pare, occorre intendersi sul significato di adatta.

Per esempio, non so se notate una piccola incongruenza:

Il richiamo della foresta

Dato che può pescare liberamente in una produzione letteraria praticamente sconfinata, Sheba Blake ha un catalogo particolarmente ampio: quarantaquattro pagine su Amazon (fidatevi; quando avrete finito questo articolo vorrete esplorare il catalogo, o forse no). In questo catalogo le incongruenze come quella di qui sopra sono il minimo: molte volte il collegamento col contenuto appare, diciamo così, molto più lasco:

Altre volte ci si chiede se la scelta stilistica di avere signorine eleganti per tutti i classici della letteratura mondiale sia proprio proprio azzeccata:

E altre volte non si può che pensare che chi ha scelto la copertina non solo non avesse una grande idea del contenuto, ma si trovasse anche in uno stato particolarmente euforico…

… e convinto che si possa mettere fantasy o fantascienza dappertutto:

In realtà il mistero ha una soluzione più banale: ci deve essere un algoritmo che si occupa di pescare le immagini adatte basandosi su una serie di parole chiave legate al libro e incrociandole con quelle delle immagini caricate in rete. Le intelligenze artificiali devono essere organizzate secondo una gerarchia tipo quella delle potenze infernali: al vertice Invernomuto e Neuromante si occupano di scandagliare la galassia; sotto di loro Joshua di occupa della guerra termonucleare globale; giù giù, nello schifo delle Malebolge, un’intelligenza artificiale di infimo livello prepara copertine per Ritratto dell’artista da giovane:

Il che non vuol dire, in realtà, che qualche volta non faccia tutto il giro e raggiunga il sublime:

In realtà ho scoperto, con l’occasione, che sulla rete esiste un vero e proprio genere narrativo che consiste nel recensire le copertine dei libri facendo a gara a trovare le più brutte. È un genere un po’ blasé (al quale, evidentemente, con questo articolo mi sto iscrivendo anch’io) ma diffuso e, per certi aspetti, può essere considerato una forma di autodifesa del lettore.

La mia scoperta del tema è partita, via Twitter, da Caustic Cover Critic, che ha un blog in cui certe volte scrive anche di letteratura in positivo, ma non sempre e che ci regala non solo copertine fatte dalle intelligenze artificiali, ma anche situazioni nelle quali si capisce che non abbiamo di fronte un algoritmo ma un editore che si dà attivamente da fare con Photoshop, come la casa editrice Tutis:

A parte Caustic Cover Critic, una rapida ricerchina su Google mi ha offerto un articolo su LitHub, uno su Electric Literature e ben due su Bored Panda, un vero e proprio concorso per far scegliere ai lettori la copertina peggiore e un articolo in cui alle copertine orrende si mischiano anche titoli aberranti. E questi sono solo i primi risultati (in italiano, stranamente, una ricerca simile svela solo copertine di dischi, ma questo è un vaso di Pandora che perfino io esito ad aprire).

In parte le copertine mostrate in questi articoli si ripetono, ma in parte no, e c’è in realtà una gran varietà di casi.

Intanto al di sotto di queste piccole case editrici come Sheba Blake c’è un mondo che solo i più audaci potranno esplorare, che è quello delle autoproduzioni:

Le famose cesoie da battaglia

Ma, anche ignorando questo tipo di dilettantismo, in realtà ai due peccati dell’uso dell’algoritmo e di quello sfrenato di Photoshop si aggiungono altre trasgressioni, come la pura e semplice mistificazione, vedi il caso dell’autobiografia di celebri antischiavisti dell’800 i cui racconti diventano… allusivi:

Questo tipo di copertine spingerebbe a esplorare il vasto mondo della letteratura romantica o direttamente erotica o quanto meno softcore. Se si fosse prudenti sarebbe da evitare, ma questo precluderebbe la scoperta di chicche strettamente legate all’attualità, come questa…

Il mio amante antifa

… e soprattutto questa imperdibile accoppiata (scusate il gioco di parole):

Il mondo della copertine, comunque, è pieno di misteri anche a livelli di professionalità molto maggiori: per esempio la Wordsworth Editions è una casa editrice seria, sebbene specializzata in edizioni economiche. La grafica delle sue copertine ha spesso un taglio a metà strada fra il fotografico-realistico e il pittorico che può non piacere…

… ma sono peccati veniali, giusto?

Giusto. Però qualche volta questa resa diventa un filo fuorviante, per quanto formalmente non proprio sbagliata:

D’altra parte quando non sceglie questo taglio realistico la Wordsworth raggiunge vette di ineffabile intuizione, vedi la scelta di caratterizzare tutte le opere di Dostoevskij secondo uno stile uniforme:

Il che, in ogni caso, è meglio delle alternative, come per questo Delitto e castigo:

Siccome ogni bel gioco dura poco, credo sia il caso di terminarla qui. Vi lascio con due gallerie, dedicate a due classicissimi. Evidentemente più un libro è diffuso maggiore è la possibilità che da qualche parte venga pubblicato con una copertina bizzarra, ma ci sono certe opere che, vuoi per l’algoritmo, vuoi per altri motivi, sembrano prestarsi meglio di altre.

La prima è Orgoglio e pregiudizio:

E l’altra è Il ritratto di Dorian Gray:

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2 pensieri riguardo “L’intelligenza artificiale e le copertine

  • 30/04/2021 in 14:32
    Permalink

    Che dire? Belle copertine, era dai tempi di Kindle Cover Disasters che non vedevo scelte così casuali XD
    Lì le novelle erotiche raggiungevano livelli più tragici, ma si compensava con la fantascienza psichedelica anni ’70 ^^

    Rispondi
    • 30/04/2021 in 14:47
      Permalink

      Si, in realtà in alcuni dei siti citati si esplorano anche quelle categorie, ma io ho preferito limitarmi all’amore del coronavirus 🙂

      Rispondi

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