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Il disagio urbano a Cagliari in un nuovo indice ISTAT

L’altro giorno ho scoperto casualmente, da una conversazione fra dei miei contatti di LinkedIn, che l’ISTAT ha recentemente introdotto un nuovo indice destinato a misurare e identificare le aree di disagio urbano all’interno di una città. Per il momento il calcolo è stato effettuato per un numero ristretto di Comuni, fra i quali Cagliari.

L’indice di disagio costruito si chiama IDISE e punta a calcolare il disagio urbano inteso come «condizione in cui gli individui sperimentano difficoltà a soddisfare adeguatamente le loro necessità di base a causa della carenza o insufficienza delle risorse e delle opportunità di tipo sociale, economico, lavorativo ed educativo». L’IDISE è basato su sette indicatori: la percentuale di individui di età pari o superiore a 70 anni che vivono da soli e non possiedono una casa di proprietà; la percentuale di individui in famiglie in cui nessun membro è occupato o riceve una pensione da lavoro; la percentuale di individui in famiglie a basso reddito equivalente; il tasso di occupazione 25-64 anni; la percentuale di individui di età compresa tra 0 e 64 anni che vivono in famiglie con bassa intensità lavorativa; la percentuale di individui di età compresa tra 25 e 64 anni con occupazione “non stabile” durante l’anno (DIS6); la percentuale di individui di età compresa tra 25 e 64 anni con basso livello di istruzione; la percentuale di individui di età compresa tra 15 e 29 anni che non sono occupati o iscritti ad alcun corso di studi; la percentuale di studenti che abbandonano la scuola o ripetono l’anno.

La cosa interessante è che l’indice non è calcolato per la città nel suo complesso, ma per singole aree che volendo potrebbero essere piccolissime (anche solo un palazzo) ma che per motivi di privacy sono sostanzialmente ciascun isolato della città (quindi comunque sempre abbastanza piccoli). Oltre ai vari fogli di calcolo con i dati raccolti e alle note metodologiche l’ISTAT offre anche dei dati di confronto dei singoli indicatori fra città, mentre l’IDISE in sé non può essere confrontato fra città diverse (o fra aree di città diverse) perché misura gli scostamenti all’interno della singola città.

L’ISTAT offre anche delle mappe interattive per visualizzare a colpo d’occhio le aree di disagio urbano (ADU); quella qui sotto è la mappa di Cagliari:

Non è che ci siano grandi sorprese, in un certo senso. Le aree di disagio a Cagliari sono cinque: Sant’Elia (area di tipo 2, medie dimensioni e indice alto), San Michele e, separatamente, Is Mirrionis (aree di tipo 1, ampie e con indice medio-alto) e due piccole aree di Pirri (tipo 3, aree con poche sezioni e indice molto alto).

Forse tutto prevedibile, ma in realtà io che sono cagliaritano da tutta una vita un po’ ci avrei azzeccato e un po’ avrei sbagliato, e comunque sono rimasto sorpreso dalla dimensione a “macchia di leopardo” delle due aree più grandi (anche se bisognerebbe guardare bene la mappa, magari le sezioni in cui il disagio si interrompe sono edifici pubblici e aree non residenziali).

In ogni caso, oltre a permettere il gioco tu sì-tu no, l’indice mi sembra uno strumento di governo interessante. intanto, permette anche di leggere la città in maniera complessiva: per esempio questa è una mappa di Genova con le aree catalogate sulla base del livello crescente di disagio:

Le zone rosse sono quelle che hanno l’indice più alto ma non sono ADU in senso stretto (sotto le ADU di Genova, già nell’originale il colore non è leggibilissimo).

Si vede bene che le due rappresentazioni danno indicaizoni diverse ma complementari.

L’analisi riportata è riferita al 2021, quindi non aggiornatissima, ma leggevo che a giugno dovrebbe uscire un nuovo studio aggiornato al 2023 e con molte più città. Evidentemente il periodico aggiornamento dell’indice permette di verificare nel caso le politiche messe in atto nel tmepo, e questo rafforza l’idea di uno strumento molto utile di governo urbano.

La pagina dell’ISTAT dedicata all’argomento, e dalla quale potete anche scaricare tutta una serie di dati interessanti città per città, è qui.

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