I colori medievali

Su questo blog abbiamo già parlato di percezione dei colori differente a seconda delle diverse epoche e culture. Ieri ho trovato sul blog della studiosa inglese Kate Thomas For the Wynn un articolo che sposta l’argomento da Omero agli Anglo-Sassoni e l’ho trovato delizioso, così ho deciso di tradurlo.

L’articolo originale è del 20 novembre. Immagini e link sono quelli originali, tranne il riferimento ai libri consigliati che, quando possibile, ho sostituito con l’edizione italiana.

Quanti colori c’erano in un arcobaleno medievale?

di Kate Thomas

Londra, British Library Cotton MS Claudius B. iv, fol. 16r

Questo è il segno del mio patto che io ho fatto tra me e voi e tutte le creature viventi per tutte le generazioni, cioè che porrò il mio arco nelle nubi e sarà un segno del mio patto tra me e la terra: quando coprirò i cieli con le nubi, allora il mio arco apparirà nelle nubi e io mi ricorderò del mio patto con voi che d’ora in poi non ci sarà più un diluvio che distrugga ogni carne.

In Genesi 9,8-17, Dio crea l’arcobaleno come un segno per Noè che non avrebbe mai più allagato la terra. Queste sono le parole dell’Old English Hexateuch, una copia illustrata dell’undicesimo secolo dei primi libri della Bibbia tradotti in prosa in inglese antico. In cima alla pagina l’artista rappresenta così il primo arcobaleno:

Londra, British Library Cotton MS Claudius B. iv, fol. 16v

Qui i molti colori dell’arcobaleno sono rappresentati da strisce di appena tre colori. Come mai? Il lavoro enciclopedico De Natura Rerum di Isidoro afferma che ci sono, infatti, quattro colori nell’arcobaleno e ne dà la motivazione:

Londra, British Library Cotton MS Domitian A. i, fol. 28v

Quadricolor enim est . ex omnibus elementis in se rapit species.  De celo enim trahit igneumcolorem . de aquis purpureum . de aere album de terris collegit nigrum.

Poiché è di quattro colori e prende in se stesso il suo aspetto da tutti gli elementi. Dal cielo prende il colore fiammeggiante, dalle acque purpureo, dall’aria bianco e dalla terra raduna il nero.

In precedenti articoli ho discusso il manoscritto conosciuto come Breviario di Ælfwine (Londra, British Library Cotton Titus D. xxvii+xxvi), un piccolo manuale dell’undicesimo secolo che appartenne a suo tempo a Ælfwine, il decano della Abbazia Nuova in Winchester. Il decano era evidentemente molto interessato alla conoscenza scientifica e a come predire il futuro, poiché una significativa parte del manoscritto è composta di piccoli brandelli di conoscenza riguardanti le maree e il cambiamento delle stagioni, e i momenti migliori per le differenti attività (per esempio i salassi). Sui fogli 5V-6R di Titus D. xxvi compare un piccolo frammento a caso riguardante l’arcobaleno, più o meno simile a quello di De Natura Rerum:

Londra, British Library Cotton MS Titus D. xxvi, fol. 5v

l’arcobaleno, che è anche chiamato “iride”, è di quattro colori ed è formato dall’opposizione del sole e delle nuvole, poiché prende il suo colore fiammeggiante dal cielo, il porpora dalle acque, il blu dall’aria, e il verde dalla terra, e non è separato, tranne che con la luna piena.

I due manoscritti sono in disaccordo sui colori presi dall’aria – sono bianco e nero o blu e verde? Non oso pensare cosa avrebbero fatto gli scrittori medievali della Questione dell’Abito. A partire dal diciannovesimo secolo c’è stata una interessante discussione, riassunta dal linguista Guy Deutscher nel suo eccellente libro La lingua colora il mondo: come le parole deformano la realtà, riguardante cosa le parole indicanti i colori nei testi antichi ci dicano su come le persone in differenti epoche della storia percepivano i colori: le opere di Omero, per esempio, fanno riferimento a pochi colori, e il modo con il quale gli antichi Greci li categorizzavano sembra essere radicalmente differente dagli schemi di pensiero che ci sono familiari. Un fenomeno simile può essere osservato nel poema in alto inglese Beowulf: come fa notare Jennifer Neville,

le parole indicanti i colori non sono ovvie: mentre l’inglese moderno si focalizza quasi esclusivamente sulle sfumature altre lingue possono sottolineare invece il tono, la saturazione, o gli effetti sulla superficie… l’inglese antico non era allo stesso stadio di sviluppo dell’inglese moderno nel suo vocabolario per i colori.

Neville, Hrothgar’s horses, pag. 146

La teoria di Isidoro è basata sulla credenza dei quattro elementi di base che costituiscono il mondo, un’idea che è spiegata in De temporibus anni, un trattato sulla scienza in inglese antico basato sulle opere latine dell’ottavo secolo di San Beda, del quale una copia si trova nello stesso Breviario di Ælfwine.

Þeos lyft þe we on lybbað is an ðæra feower gesceafta · þe ælc lichamlic ðing on wunað;

Feower gesceafta sind · þe ealle eorðlice lichaman on wuniað · þæt sind · Aer · Ignis · Terra · Aqua;

Aer · is lyft · Ignis · fyr · Terra · eorðe · Aqua · wæter.

Henel, a cura di, De Temporibus Anni, p. 72

L’aria nella quale quale viviamo è una delle quattro cose create nella quale ogni cosa fisica esiste. Le quattro cose create nelle quali tutte le cose della terra esistono sono aer, ignis, terra e aqua. Aer è l’aria, ignis è il fuoco, terra è la terra e aqua è l’acqua.

Questi quattro elementi mischiati insieme costituiscono la totalità del mondo fisico: se abbiamo interpretato correttamente, in base al testo del breviario, l’opposizione del sole e delle nuvole li costringe a separarsi e in qualche modo a divenire visibili per noi. La ragione per la quale l’autore vide quattro colori nell’arcobaleno proviene dalla teoria dei quattro elementi, un’idea che risale ad Aristotele. Ma perché quei particolari colori?

Nel diciassettesimo secolo, Isaac Newton dimostrò che la luce bianca è composta di tutti i colori dell’arcobaleno facendola passare attraverso un prisma. Ma anche lui dovette affrontare la domanda di quanti colori esistessero. Per Newton quel numero doveva essere sette, gli stessi delle note nella scala musicale – così, ancora una volta il numerò dei colori venne stabilito sulla base di una teoria sul mondo che non ha niente a che vedere con la luce – e aggiunse i colori arancione e indaco per arrivare a questo risultato. Anche adesso le persone tendono a pensare all’arcobaleno in termini di sette colori: rosso, arancione, giallo, verde, blu, indaco e violetto.

E quindi quanti colori ci sono davvero? In questo articolo, Ethan Siegel spiega che:

provenendo da frequenze uniche, ci sono più colori in un arcobaleno di quante stelle ci siano nell’Universo o atomi nel vostro corpo, ma questo va molto oltre ciò che possiamo percepire. Il vostro occhio imperfetto può (probabilmente) discernere solo circa un milione di colori distinti quando vedete un arcobaleno, o qualunque altra cosa, in realtà.

Molti più di quanti Aristotele, Isidoro, Beda o Newton si potessero aspettare! Sembra che ci siano tanti colori nell’arcobaleno quanti noi siamo disposti a vederne.

Opere consultate

Heinrich Henel, a cura di, Aelfric’s De Temporibus Anni, EETS 213 (Londra: OUP, 1942)

Jennifer Neville, Hrothgar’s Horses: Feral or Thoroughbred?Anglo-Saxon England 35 (2006): 131-57.

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