Raymond Chandler e Philip Marlowe

Inizio scoppiettante, no?

Avevamo scelto In the mood di Glenn Miller come commento musicale della puntata di Oggi parliamo di libri dedicata a Philip Marlowe, l’investigatore creato da Raymond Chandler: ovviamente la conoscevo ma non l’avevo mai ascoltata con attenzione, e adesso invece è diventata uno dei miei brani preferiti.

Sulla puntata in sé invece ho sentimenti ambivalenti: Chandler è uno dei miei autori preferiti e, in generale, ho molta consonanza per l’hard boiled. Di solito quando la puntata ha queste premesse (un autore preferito, un tema molto caro) si risolve in un disastro, come per esempio quella sul cyberpunk.

Questa volta non è andata tanto male, quindi dovrei essere soddisfatto: ma contemporaneamente mi rimane un po’ il rimpianto di essermi incartato col tempo e di non aver detto tutto quel che mi ero ripromesso (ci sono anche un paio di impappinamenti, come quello sul peso di Chandler, ma quello è il bello della diretta).

Se riguardo i miei appunti, in realtà, non ci sono molte cose che ho saltato: non ho parlato del rapporto fra Los Angeles, Hollywood e il sogno americano, un sogno che nella percezione di Marlowe e dei suoi lettori si è risolto in un incubo, denso di corruzione e di degrado; il tema è la chiave interpretativa migliore di Chandler e io l’ho omesso, ma la puntata “regge” anche senza questo approfondimento. Non ho detto che Marlowe ha come hobby quello di riprodurre da solo partite di scacchi famose, ma questa era una nota di colore. Non ho letto, come mi ero riproposto, qualche piccolo brano della prosa inimitabile di Chandler, che avrebbe aiutato a far quadrare tanti concetti, per esempio:

I needed a drink, I needed a lot of life insurance, I needed a vacation, I needed a home in the country. What I had was a coat, a hat and a gun. I put them on and left the room.

«Avevo bisogno di un buon bicchiere, avevo bisogno di una grossa assicurazione sulla vita, avevo bisogno di una vacanza, avevo bisogno di una casa in campagna. Quel che avevo erano un cappotto, un cappello e una pistola. Me li misi e uscii»: c’è solo Chandler che riesce a mettere in un libro un pezzo così e a non sembrare sforzato. Ma anche senza esempi sono riuscito comunque a trovare il tempo per sottolineare il concetto.

Quindi forse davvero la puntata non è così male, e io ne ho un cattivo ricordo solo perché in parecchie occasioni non mi venivano le parole, mi sono impappinato e in generale ero a disagio: tutte cose che però per fortuna alla radio… non si vedono, e sono forse meno gravi di quanto ti sembri quando sei lì, chiuso in una stanza col microfono e ti attorcigli da solo nelle frasi. Ad ogni modo la puntata è qui, giudicate voi:

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