Una modesta proposta per le reti sociali della Sardegna

Sabato 8 febbraio sono andato con Gaetano ed Elena a portare il saluto dei soci di Banca Etica all’Assemblea regionale dell’ARCI: oltre a noi si sono alternati, nel corso della mattinata, un gran numero di altri ospiti in rappresentanza di associazioni e organizzazioni di vario genere che collaborano o comunque hanno rapporti con l’ARCI.

ARCI dibattitoSeguendo il corso del dibattito mi sono accorto che uno dei temi ricorrenti, citato in particolare ripetutamente da parte delle organizzazioni di promozione sociale presenti, era quello del Forum del Terzo Settore, il tavolo che storicamente raccoglie l’associazionismo, la cooperazione e il volontariato che svolgono attività di impresa con finalità pubbliche e sociali (come lo Stato) ma con una dimensione giuridica privatistica (come le aziende): è quel mondo per il quale si usa anche la definizione di “privato sociale”, “no profit” o “economia sociale e solidale” (anche se, in realtà, la scelta della specifica espressione rivela scelte di campo e interpretazioni diverse in base alle quali ci sono state nel passato faide furibonde).

A livello nazionale il Forum svolge un ruolo importante di rappresentanza istituzionale e di coordinamento di tutto questo vasto mondo; in Sardegna invece il tavolo regionale è paralizzato da tempo da problemi di interrelazione fra le componenti del mondo del volontariato, dell’associazionismo e della cooperazione, tanto che ho scoperto sabato che l’ARCI, le ACLI e altri hanno formalmente abbandonato il Forum regionale, privandolo di fatto della propria funzione di rappresentanza (in realtà ARCI e ACLI sarebbero molto più “terzo settore” delle organizzazioni di volontariato che oggi costituiscono la parte maggioritaria del Forum sardo, e del resto il Forum regionale nacque per intuizione in particolare delle ACLI). La situazione è stata più volte deprecata nel dibattito, invocando un ventaglio di soluzioni diverse, più o meno praticabili.

ARCI discussioneNon credo che fosse compito mio né di Banca Etica intervenire nello specifico del problema: la banca è una realtà trasversale che ha come interlocutori tutte le diverse tipologie di realtà che sono coinvolte nella questione, anche se va detto che in Sardegna i nostri approcci nei confronti sia di Libera che del coordinamento del mondo del volontariato sono sempre caduti nel vuoto – mi chiedo dove tengano i loro soldi e cosa questi soldi facciano la notte, quando i volontari riposano dai loro sforzi: probabilmente disfano ciò che i loro proprietari hanno fatto di giorno.

Ciò che penso, però, è che la, speriamo momentanea, paralisi del Forum regionale offre all’ARCI una opportunità, nel senso che lascia le mani e il cervello liberi per ragionare circa la costruzione di altri tavoli di rappresentanza, coordinamento e collaborazione con altre reti – è una cosa che penso da tempo e che in qualche modo stava dietro quel che ho scritto sul blog qui, qui e qui – non per abbandonare la prospettiva dell’appartenenza al Terzo Settore, che capisco che per l’ARCI sia fondante, ma per sparigliare le carte delle relazioni che le varie reti sociali in Sardegna hanno fra di loro, relazioni che potrebbero essere profondamente più produttive e avere maggiore influenza a livello culturale e sociale: una rete delle reti dell’economia sociale, sostenibile e solidale è un progetto bellissimo che in Sardegna sta diventando urgente, contemporaneamente sarebbe utilissimo a tutti i possibili partecipanti e sarebbe, come tante altre cose che nascono in Sardegna, straordinariamente innovativo a livello nazionale (tutte cose per le quali sono sicuro che un progetto del genere avrebbe tutto l’appoggio possibile anche dalla rete dei soci di Banca Etica della Sardegna).

La mancanza di tempo nel dibattito mi ha impedito di sviluppare il concetto, ma ci tenevo a  riprenderlo e lo faccio qui, insieme con una cosa che ugualmente non ho detto per la fretta e che certo avrei dovuto dire: molti auguri alla nuova dirigenza regionale dell’ARCI!

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