Il sogno italiano

L’articolo che segue è molto tenero e un po’, lo confesso, mi ha commosso (voglio dire, c’è perfino la storia d’amore!). Riguarda la capacità che questo nostro sventurato paese ha ancora di rappresentare un sogno, o addirittura un mito, per tante persone dappertutto nel mondo. Ci sono arrivato girando un po’ per i blog della categoria “stranieri in Italia” (voi non ci crederete ma c’è tutta una letteratura del genere, di persone che sono venute a stare in Italia e lo raccontano come una cosa esotica e misteriosa e intimamente appagante sul genere dell’avventurarsi alla ricerca delle Miniere di Re Salomone o trovare la pace universale in un monastero sull’Himalaya: prima o poi vi offrirò una panoramica, prendete questa storia come un antipasto).

L’articolo è stato originariamente pubblicato sull’Huffington Post, a firma di Lori Weiss. La traduzione è mia. Ho aggiunto a un certo punto nel testo il link al riferimento Twitter di Annie. Le foto vengono dalla sua pagina Facebook e dal suo sito.

Ha inseguito il suo sogno fino in Italia – e adesso a centinaia sono dietro di lei… su scooter

Era una bella giornata soleggiata a New York e Annie Ojile si era presa un giorno di vacanza dal suo lavoro di promotrice commerciale, in modo da prepararsi per l’importante intervista con un famoso designer. Mentre stava scegliendo l’abito più adatto per quello che considerava il suo prossimo grande passo in avanti, suonò il telefono. Era il suo ragazzo, che le diceva di guardare fuori della finestra del loro attico.

«Era l’11 settembre», ricorda Annie, «e il primo aereo aveva appena colpito il World Trade Center. A quel punto nessuno sapeva di che cosa si trattasse. Io credevo che fosse un incidente. Era su tutti i telegiornali, così chiamai mia madre a Minneapolis e mentre stavamo parlando vidi arrivare un’altro aereo. Credevo che fosse un aeroplano di soccorso. E poi lo vidi entrare proprio dentro l’altra torre».

Fu un momento che avrebbe cambiato le vite di persone in tutto il mondo – e fece iniziare Annie a dubitare della strada che aveva scelto.

«Nei giorni successivi iniziai a chiedermi quanto fosse importante per me mettere indumenti sugli appendiabiti. Così tante persone avevano perso la vita, e questo mi fece interrogare sul modo con cui stavo vivendo la mia. Mi fece pensare a ciò che davvero volevo fare. Avevo parlato dell’andare a vivere in Italia da quando avevo diciannove anni e non volevo più essere la ragazza che si limitava a parlarne».

Annie Ojile 2Annie era stata in Italia prima di trasferirsi a New York, e sentiva di avervi trovato la sua vera casa. Sebbene fosse cresciuta in Minnesota aveva origini italiane e queste le sembrò che la chiamassero fin dal primo momento in cui atterrò a Milano. Considerazioni pratiche e un diploma di stilista l’avevano portata a New York, ma il suo desiderio di vivere la vita al suo massimo l’avrebbero condotta in in viaggio inaspettato – uno che avrebbe inaspettatamente attratto altre centinaia sulle sue tracce.

Ma prima ci sarebbe stata una pausa di nuovo a casa in Minnesota – per prepararsi a un nuovo inizio.

«Tornai a casa», spiega Annie, «e feci un corso di sei settimane che mi abilitò a insegnare inglese come seconda lingua, in modo da avere un modo per potermi mantenere quando mi fossi recata là. Ma era un momento complicato. Stava per scoppiare la guerra e sentivo il bisogno di aspettare e capire come avrebbe potuto cambiato il clima del mondo. Così provai a vivere semplicemente momento per momento, dedicando tempo agli amici e alla famiglia, e finii per iniziare una seconda carriera nel campo della produzione televisiva».

Ma non ci volle molto prima che Annie cominciasse a sentire il ben conosciuto richiamo che la attraeva verso l’Italia. Aveva riempito il vuoto colmo di ansia col lavorare ininterrottamente – ma più si gettava a corpo morto nel lavoro, più capiva che il suo sogno si allontanava da lei.

Annie si avvicinava ai trent’anni e sapeva che se non avesse seguito al più presto il suo cuore c’era una buona probabilità che non l’avrebbe fatto mai più. Così nel 2005 preparò i bagagli e prenotò un volo verso il futuro.

«Sapevo che avrei dovuto trovare un modo di guadagnare qualcosa una volta che fossi arrivata, così decisi di trasferirmi a Roma. Gli studi di Cinecittà si trovavano là e, in quel momento, erano una specie di Hollywood italiana. Ma imparai ben presto che ogni volta che tu ti fai un progetto, Dio ride».

Annie Ojile 3«Io provenivo dal mondo della moda e della produzione televisiva», spiega, «così, quando arrivai a Roma, avevo un senso di urgenza. Volevo che le cose si muovessero alla velocità a cui ero abituata. Ma gli italiani hanno una differente etica del lavoro rispetto agli americani. Sono appassionati e meticolosi e artistici, ma sono più rilassati e alla mano. E dipende tutto da chi conosci – se sei la moglie o il cugino. Può essere uno svantaggio per una ragazza del Minnesota che conosce due persone. Dovetti cambiare le mie aspettative».

Così Annie decise di combinare la sua passione per la ricca storia di Roma e per deliziose piccole cittadine con una abilità che nessuno poteva negare: la sua padronanza dell’inglese. Accettò un lavoro come guida di viaggio e iniziò a condividere il suo amore per l’Italia con studenti universitari americani – studenti che erano vicini all’età che aveva lei quando aveva deciso che avrebbe fatto dell’Italia la sua casa.

«È stato come un campo addestramento reclute del turismo», dice ridendo, «Portavo questi gruppi in un sacco di posti che non avevo mai visto prima. Di solito sono molto organizzata, e dovetti imparare a andare avanti a tentoni e mettere un piede avanti all’altro pian piano, con trenta persone che mi seguivano. Ma imparai anche che avrei potuto usare le mie abilità organizzative e tutto quel che avevo imparato come produttrice per creare un modo migliore di visitare il paese».

Annie decise di portare il suo show in tournée – offrire visite di Roma e della Toscana a clienti privati. E ancora una volta utilizzò per iniziare qualcosa che si presentò naturalmente: la sua rete americana di parenti ed amici.

«Se chiedi a chiunque che ha vissuto all’estero cosa succede appena ti sei sistemato ti diranno che prima arriva in visita la famiglia, poi i cugini e le zie e gli zii. E io adoravo portarli in giro per l’Italia. Ma poi iniziarono a chiamare gli amici degli amici e i colleghi: fu allora che capii che potevo mettere un prezzo ai tour individuali che offrivo».

Man mano che si spargeva la voce Annie integrava il suo reddito con altri piccoli lavoretti per sbarcare il lunario. Comprò anche un vespino in rovina per fare avanti e indietro da un wine bar che chiudeva alla quattro del mattino. E sebbene ricordi ridendo la fatica che fece per imparare a districarsi nel traffico su due ruote fu quello scooter che finalmente condusse Annie al suo destino.

Annie Ojile«Arrivarono in visita i miei divertenti cugini dalla California», ricorda Annie, «e volevano affittare degli scooter per un giro. Così dissi: «Andiamo!» [in italiano nel testo, NdRufus] e mi seguirono per una cavalcata improvvisata. Ci divertimmo così tanto che uno di loro mi disse che avrei dovuto farne uno dei miei giri turistici».

E ancora una volta un percorso che Annie non aveva pianificato la portò verso il passo successivo. Scooteroma Tours era nato e persone da tutto il mondo iniziarono a chiamare per prenotare le loro avventure italiane. Mentre molti turisti vengono in Italia per vederne la storia, altri hanno il desiderio di sperimentare la loro personale “vacanza romana”, il film in cui Audrey Hepburn e Gregory Peck costeggiano il Colosseo su uno scooter. E Annie si era posizionata per interpretare un ruolo da protagonista.

Ma un racconto ambientato a Roma non sarebbe completo senza un po’ di storia d’amore. Ed è qui che entra in scena un concierge alto, bruno e affascinante di nome Giovanni.

«Avevo caricato dei clienti all’Hotel de Russie», ricorda Annie con un sorriso, «il miglior hotel a cinque stelle di Roma, e quando li riaccompagnai Giovanni era al banco. Il casco che uso è dipinto a stelle e strisce, e lui mi chiese di dove fossi. Quando gli dissi che ero del Minnesota lui chiese: «Mi puoi spiegare come mai Jesse The body Ventura è stato eletto Governatore?». Io rimasi a bocca aperta e pensai: Questo tizio dev’essere veramente intelligente – deve leggere un sacco di giornali per saperlo. Così feci qualcosa di molto americano. Gli diedi il mio biglietto e gli dissi di chiamarmi se voleva uscire».

Annie and Giovanni ScooteromaE Giovanni chiamò: per invitare Annie a un primo appuntamento molto americano. Bruce Springsteen era ospite dell’albergo e aveva dato a Giovanni dei biglietti VIP per il suo concerto. Quella notte la ragazza che era “born in the USA” ma non voleva altro che vivere la sua vita in Italia capì che il viaggio che aveva provato a guidare con tanta attenzione stava per prendere un’altra inaspettata, ma gioiosa, diramazione.

La guida turistica e il portiere d’albergo decisero di unire il meglio dei loro mondi – diventando partner nella vita e nel lavoro. A gennaio del 2010, cinque anni dopo che Annie aveva deciso di seguire il suo sogno, si sposarono in Minnesota e poi tornarono in Italia per continuare la loro magnifica avventura. Oggi conducono insieme Scooteroma e anche Rome and Tuscany Tours e hanno allargato la loro offerta per comprendere la Costiera amalfitana e tutta l’Italia.

«Ciò che ho imparato», riflette Annie, «è che se tu pianifichi meno possono accadere cose meravigliose. Il mio obiettivo era quello di essere sul suolo italiano e così ho dovuto rimanere aperta a tutte le possibilità e trovare il modo di farlo accadere. E questo mi ha condotto in luoghi che non avrei mai immaginato».

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