Reportage dalla scuola di giornalismo… a Chicago

Su uno dei siti che ho infilato nell’aggregatore di notizie quotidiano, ProPublica, ho trovato un articolo che illustra cosa è successo durante un seminario di giornalismo dal basso organizzato da ProPublica stessa e da alcune altre organizzazioni di animazione sociale.

Nonostante sia un evento piccolissimo e anche un po’ ingenuo, mi è sembrato utile tradurlo per vari motivi. Intanto perché lo trovo simpatico: spira un’aria di vecchie tecniche di animazione e di attività dal basso che mi è congeniale e per cui ho un debole, come è noto. Credo anche, in questo periodo, che le attività di impegno sociale di base negli USA, da Black livbes matter alla lotta contro la diffusione di armi a questo tipo di eventi di base siano contemporaneamente molto significative e assolutamente poco raccontate, e quindi che diffondere un resoconto come questo sia senz’altro utile.

Lo trovo anche molto interessante dal punto di vista dello strumento di azione sociale e, tutto sommato, abbastanza facilmente replicabile, quindi non mi è sembrato male documentare l’attività nel caso a qualcuno venisse in mente che si possano organizzare attività simili dalle nostre parti.

Ho tenuto i link e le immagini originali. L’articolo originale è del 30 marzo. Solo una nota: Back of the Yards (letteralmente dietro i cortili) è un quartiere popolare e multiculturale di Chicago, un tempo sede di numerose industrie di inscatolamento della carne e ora in fase di trasformazione.

QUANDO IL GIORNALISMO INCONTRA IL TEATRO

Impressioni del nostro primo laboratorio di giornalismo con Free Street Theater

Ecco cosa abbiamo imparato dal nostro evento di apertura nel quartiere Back of the Yards di Chicago

di Natalie Escobar

Circa due dozzine di persone hanno partecipato al nostro primo laboratorio di giornalismo con Free Street Theater, il 21 marzo 2018 a Chicago (Natalie Escobar/ProPublica Illinois)

Come può darsi che sappiate già, ProPublica Illinois ha in corso una collaborazione con Free Street Theater e Illinois Humanities per ospitare laboratori di teatro-giornalismo in tutto lo Stato. L’obiettivo è portare le persone a incontrarsi per farle parlare della loro relazione con le notizie e le informazioni all’interno e riguardo alle loro comunità.

Il nostro primo laboratorio è stato più che altro una prova generale. Si è svolto nei locali dello Storyfront a Back of the Yards del Free Street Theatre, in South Ashland Avenue a Chicago, un piccolo edificio che è facile non notare se si va di fretta. Mentre ci sistemavamo nel locale – il piano inferiore di un negozio a due piani che Free Street ha riconvertito a ospitare la propria performance dal titolo Meet Juan(ito) Doe – il direttore artistico e facilitatore Coya Paz ha dato a tutti noi un compito: su un post-it scrivere un titolo che descrivesse la nostra giornata. I risultati andavano da Ostruzione! a Ragazza del posto ha quasi finito il college ed è terrorizzata dal futuro, che era la mia.

Si sono presentate circa due dozzine di persone, un mix di componenti dello staff di ProPublica Illinois, tizi del Free Street Theatre e persone di varie parti di Chicago. Ecco la prima cosa ci siamo segnati da portar via: sono arrivate poche persone di Back of the Yards – a parte un partecipante che lavorava nella zona a Plant Chicago, che potrebbe aver visto uno dei volantini che Free Street ha affisso in tutta l’area. Questo solleva il tema di come possiamo fare meglio a livello di coinvolgimento locale per questi eventi.

La giornalista di ProPublica Illinois Jodi Cohen partecipa a un esercizio interattivo nel laboratorio di teatro-giornalismo (Natalie Escobar/ProPublica Illinois)

Dopo aver scritto i titoli delle nostre giornate, ci è stato chiesto di mettere il nostro post-it sul muro e prenderne uno che non avevamo scritto. Abbiamo formato un cerchio e letto i titoli ad alta voce. «Se vi capita, tipo, Sono io! allora mettetevi in mezzo», ha detto Paz, «e esprimete empatia con una qualunque frase che abbia un senso». Ho sentito vicino a me il titolo Donna del posto si chiede se abbia davvero bisogno di fare pipì di nuovo. Mi sono sentita un po’ ridicola a dare il cinque e gridare Woohoo! in una stanza piena per lo più di estranei, ma sapevo che era un modo per rompere il ghiaccio. Vedere i colleghi fare la stessa cosa è stato grandioso.

I giochi sono diventati per noi veicoli di conversazione. Abbiamo giocato a un gioco in cui ci è stato chiesto di schierarci in base a quanto eravamo d’accordo con varie frasi, da Viviamo in una zona di guerra a Mi piace il gelato. Sareste sorpresi di quante interpretazioni ci sono di quello che  sia una zona di guerra, e quante persone hanno forti sentimenti riguardo al gelato.

In piccoli gruppi abbiamo parlato di un momento in cui ognuno di noi si è sentito mal rappresentato da una notizia, e in che modo ha influito direttamente su di noi e sulle nostre comunità. Questo ci ha portato a discussioni rivelatorie su come ciò che ciascuno definiva comunità. Quelle definizioni erano diverse e, talvolta, astratte. Mentre i facilitatori di Free Street hanno accolto e lavorato con queste differenze, noi ci siamo trovati tutti d’accordo sul fatto che senza una maggiore partecipazione da parte degli abitanti della zona, ci stavamo perdendo l’opportunità di parlare di comunità in un modo più specifico.

Come nel caso della maggior parte di questi tipi di eventi, essi vivono o muoiono a seconda di quanto ci impegniamo. Per la maggior parte le persone erano davvero interessate alla discussione. Le due ore sono volate via. Ho notato che le persone che erano state timide all’inizio comincaivano a scaldarsi.

Alla fine della serata, siamo tornati ai post-it per chiederci: quale vogliamo che sia la storia della nostra comunità? Questa è la domanda importante – per noi e per questo progetto – che i giornalisti raramente fanno. Ma dovrebbero. Se non sanno come una comunità vede se stessa, i giornalisti non sanno neppure che cosa c’è in gioco quando quella comunità quando è ben rappresentata o mal rappresentata.

Alcuni dei post-it su cui i partecipanti del laboratorio di Free Street Theater  hanno descritto le loro speranze per la propria comunità (Natalie Escobar/ProPublica Illinois)

Se non ci preoccupiamo mai di chiedere – in modi reali e concreti – può sembrare che non ci interessi. I giornalisti sanno come controllare l’esattezza di nomi e dati. Ma quanto spesso controllano la narrativa sottostante a una comunità?

Ciò che ProPublica Illinois e di Free Street sperano per questi laboratori non è solo di comprendere meglio le relazioni delle persone con le proprie comunità e il modo in cui si rappresentano dentro il modo col quale i media coprono le notizie, ma anche in primo luogo di costruire relazioni all’interno di quelle comunità. Per farlo, dovremo fare molto più ascolto.

Vi terremo aggiornati su dove andremo e cosa impareremo.

Natalie Escobar è una Reporter del Futuro di ProPublica per il 2017/18. All’ultimo anno di corso in Giornalismo e Studi latino alla Northwestern University, è interessata a seguire notizie su istruzione e razza.

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