Canne al vento

Debiti di gratitudine da pagare

C’è un momento, durante la puntata di Oggi parliamo di libri dedicata a Canne al vento in cui dico di essermi ispirato, per organizzare i miei discorsi, a una trasmissione radio “della concorrenza” (scherzavo). Peccato che, nella foga del parlare, non abbia detto quale fosse questa trasmissione e non abbia perciò pagato il mio debito di riconoscenza: lo faccio volentieri adesso, dicendo che si trattava della prima puntata de La versione di Madry, la trasmissione di Francesca Madrigali (che è anche una blogger del lunedì) su Radio X.

In particolare è stato il racconto fatto dallo storico Giampaolo Salice della invenzione del Sud che mi ha dato la chiave di lettura con cui ho affrontato Canne al vento e che ritorna nella lunga descrizione nella puntata del modo di pensare della Deledda, borghese europea colta, e del suo modo di descrivere la Sardegna. Salice si riferiva in realtà a fenomeni culturali di stampo romantico di almeno un secolo prima, quindi sono io ad avere fatto dei collegamenti diversi ed eventualmente ad avere sbagliato – sono pur sempre, come dico sempre, un dilettante – sono però convinto che il discorso alla fin fine regga e sono stato contento di avere trovato così anche un collegamento col ciclo delle puntate sull’avventura dell’anno scorso.

Il tema del racconto dell’identità della Sardegna fatto dalla Deledda – e da altri, ovviamente – ha determinato anche la scelta del brano musicale, Desamistade di De André.

Due parole sul verismo

Riascoltando la puntata ho avuto qualche dubbio, invece, sul passaggio in cui dico che quello della Deledda è un verismo sentimentale (avrei parlato di lirismo, ma in radio mi sono vergognato). Se uno pensa a Verga e a Rosso Malpelo (ma anche a tante altre cose) trova in realtà sentimentalismo a bizzeffe, quindi l’affermazione andava forse specificata meglio. Il punto, in realtà, riguardava più che altro il tema tipicamente veristico della robba: il denaro occupa in Canne al vento un ruolo centrale, ma mi è parso di cogliere nella Deledda già un manierismo al riguardo, un portare il tema sullo sfondo per essere più libera di occuparsi di altro, che mi è sembrato diverso dal modo di procedere tipico di Verga, per citare il verista esemplare (che peraltro non frequento più credo dai tempi della scuola): questa differenza l’ho sbrigativamente riassunta con l’espressione sentimentalismo e, tutto sommato, terrei il punto, se non sull’esattezza dell’espressione, almeno sul concetto.

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