Cavalleria rusticana alla radio

Mi sono accorto che non ho ancora pubblicato le ultime puntate di Oggi parliamo di libri della scorsa stagione.

Ecco quindi a voi Cavalleria rusticana. Devo dire che sono abbastanza soddisfatto della puntata, che si inserisce discretamente nel filone conclusivo della stagione, dedicato al teatro dell’Ottocento come teatro borghese.

Emerge prima di tutto il tema di quella che oggi si chiamerebbe crossmedialità (Cavalleria rusticana è sia un racconto, sia un dramma teatrale che un’opera lirica e divenne perfino un film): magari non ho sottolineato che questo corrisponde a una nuova dimensione industriale del teatro, tipica dell’epoca, ma quando ho parlato di «processo produttivo» avevo esattamente in mente questo e secondo me era opportuno presentare l’opera in questo modo.

E secondo me ho fatto bene a presentare Cavalleria rusticana come un prodotto che soddisfaceva l’esigenza delle classi borghesi di approfondire la questione delle masse rurali meridionali (in un’ottica di intrattenimento: oggi parleremmo di edutainment). Potevo forse richiamare la vecchia puntata su Grazia Deledda e l’invenzione del Meridione, ma magari anche quella su Camera con vista: in fondo la passionalità dei contadini di Verga non è molto distante da quella dei sanguigni italiani di Forster, con la differenza non trascurabile che lì questa passionalità ha valore di liberazione dalle algide convenzioni anglosassoni, mentre qui è presentata in chiave tragica e senza possibilità di salvezza (e, direi, serve a rafforzare le convenzioni sociali: qui gli adulteri, alla fine, la pagano cara).

Si capirà da quest’ultimo accenno che non mi entusiasma Verga: in trasmissione mi sono spinto a parlare di «Sicilia da cartolina» e tutto sommato manterrei l’opinione, magari aggiungendoci il carico da undici del far notare che forse il Meridione ha mantenuto i suoi problemi non solo per le sue contraddizioni e fragilità sociali ed economiche, ma anche per la manchevolezza di parte della sua classe dirigente, della quale in fondo Verga era parte. Ho usato poco sopra termini attuali come edutainment o crossmediale, aggiungiamo un altro riferimento contemporaneo: Cavalleria rusticana rappresenta l’impegno sociale esattamente come certe trasmissioni di “impegno sociale” della televisione spettacolarizzano il disagio sociale strumentalizzandolo per avere qualche misero punto di share in più.

Cavalleria rusticana – Giovanni Verga

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