La “zona fidanzata”

L’articolo che segue, dal titolo Why do men keep putting me in the girlfriend-zone? è stato pubblicato originariamente sul sito Literary Reference, dove ha totalizzato appena 1280 commenti (ai quali vi consiglio di dare un’occhiata sul sito originale, perché dicono tanto dell’America, gli uomini, le donne, le discussioni sul web e tutto quanto).

L’ho tradotto, ma non ne spiego il motivo né lo introduco, perché altrimenti penso che qualcosa si perda: è meglio che ognuno si faccia la propria opinione. Chi arriva a un’idea o pensa di avere qualcosa da dire ha i commenti a disposizione.

Un’unica nota: non sapevo bene come tradurre la parola inglese girlfriend, nel senso che non so più cosa usi adesso come termine corretto fra “ragazza”, “fidanzata”, “compagna” o vattelapesca. Ho scelto “fidanzata” ma segnalo che le nuances dell’espressione sono varie (in realtà avevo pronta una traduzione stre-pi-to-sa in cagliaritano, in cui fra l’altro usavo il termine “pivella”, ma il tono dell’articolo veniva un po’ stravolto e ho rinunciato).

Perché gli uomini continuano a mettermi nella “zona fidanzata”?

Voi sapete com’è, vero, signore? Conoscete uno da un po’. Ci uscite insieme. Fate cose divertenti con lui – giocare ai videogames, andare al cinema, fare trekking, andare ai concerti. Lo invitate alle feste. Ascoltate i suoi problemi. Fate tutto questo perché pensate che voglia essere vostro amico. Ma poi, poi viene il fatidico momento in cui scoprite che in tutto questo tempo vi ha visto solo come una potenziale fidanzata. E quando lo rifiutate, può essere che non vi rivolga più la parola. A me è successo più e più volte: mi trovo bene con un ragazzo e sebbene sia rimasta scottata in passato comincio a pensare che questo davvero si interessi a me come persona. E poi mi chiede un appuntamento.

Gli dico quanto mi piaccia la sua compagnia, quanto tenga alla sua amicizia. Gli dico che tutto quello che voglio veramente è essere sua amica e continuare a passare tempo con lui e parlare dei nostri libri favoriti o provare nuovi locali o prendere in giro le produzioni teatrali di avanguardia. Ma lui mi rifiuta. Non risponde alle mie chiamate o alle e-mail; se prima di questo momento chiave stavamo progettando qualcosa, questi progetti misteriosamente si arenano (questo è il motivo per il quale non sono mai riuscita a vedere Hunger games, non per fare nomi, Tom). In seguito, se lo incontro in pubblico a qualche evento, la nostra conversazione è tiepida e imbarazzata. E tutto perché nel momento in cui mi ha visto mi ha messo nella zona fidanzata, e poi non può più vedermi come materiale da amicizia.

Devo dire che lo trovo veramente ingiusto. Voglio dire, sono una ragazza piacevole. Ho molto da offrire come amica, come non essere una cretina e cose così. Ma i maschi proprio non vogliono fare amicizia con le ragazze piacevoli come me. Non ci possono far niente, immagino: è solo che sono fatti così, biologicamente. L’evoluzione ha condizionato i maschi dei nostri antenati ominidi a vedere le ragazze come compagne e a formare legami di amicizia solo con altri tizi con cui cacciavano i mammuth insieme. È vero – lo so perché ho studiato gli ominidi in scienze in quinta elementare.

E quindi qual è la risposta? Dovrei darmi alla caccia al mammuth nel tentativo di assecondare i centri amicali del primitivo cervellino da rettile degli uomini? Dovrei continuare a fare “amicizia” coi ragazzi e poi impedire che mi facciano delle proposte minando surrettiziamente la loro autostima? Dovrei abbandonare una volta per tutte questi bastardi manipolatori, ipocriti e maneggioni? Voglio dire, mi piacerebbe veramente avere una vera amicizia con un ragazzo un giorno, ma è così difficile fidarsi di loro e rispettarli quando non puoi mai sapere cosa pensino – e non sai mai quando ti potresti trovare relegata nella zona fidanzata.

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7 pensieri riguardo “La “zona fidanzata”

  • Pingback: La zona prevella

    • 18/07/2013 in 18:02
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      Yeah, il riferimento è obiettivamente quello (e corrisponde in parte a cose che canta Elio in Cara ti amo, se vogliamo trasportarlo nella nostra cultura, dove di fatto non esiste con chiarezza il dating).
      A me sembra riuscita, come parodia, perché non è monodimensionale: detto in altri termini, non è chiaro come la pensa l’autrice. 😉

      Rispondi
      • 18/07/2013 in 18:34
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        A me fa venire in mente un’altra canzone, La regola dell’amico, di Max Pezzali. 🙂

        Il fatto che non sia chiaro come la pensa l’autrice può essere anche un sintomo di scarsa efficacia. 😉 In realtà la lettura (parziale) dei commenti è molto interessante, da’ una visione a largo spettro di incomprensioni, pregiudizi, convenzioni sociali più o meno implicitamente accettate.

        Quanto al dating… sì, non è facile trovare una traduzione, forse “appuntamento”? Ero convinto che “appuntamento” fosse qualcosa di molto più formale, invece a leggere certi commenti pare proprio che il mancanza di chiarezza tra “dating” e “hanging out” sia il problema. Quella e il fatto che ognuna delle due «schiere», chiamiamole così, tende a vedere solo un aspetto della questione.

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        • 19/07/2013 in 00:17
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          PdA su tutto, solo una piccola cosa: La regola dell’amico è un riferimento perfetto, ma è obiettivamente meno autoironica (e divertente) di Cara ti amo.

          Rispondi
  • 19/07/2013 in 08:24
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    Devo confessare una mia mancanza: non sempre riesco ad apprezzare l’umorismo di EelST. In particolare in “Cara ti amo” mi fermo al primo livello di lettura, ovvero che le donne sono incostanti e volubili e manipolatrici. A meno che l’autoironia non consista nello snocciolare una serie di luoghi comuni degli uomini nei confronti delle donne… però in tal caso l’effetto è molto ambiguo.

    “Servi della gleba” invece direi che è autoironica.

    Rispondi

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