La zona prevella

Qualche giorno fa, traducendo un articolo americano, mi sono lasciato scappare che ne avevo fatto anche una versione in cagliaritano, anzi qui si direbbe in chiasteddaio, la lingua parlata dai chiagliaritani. Poiché mi è stata chiesta dall’amabile Giovanni Mascellani la publico qui, anche se dopo averla riletta ho deciso che le cose in chiasteddaio sono un modo un po’ troppo facile per far sorridere (oltretutto ho scoperto un mondo sinora sconosciuto su YouTube: con cose che qualche volta vengono bene, ma spesso piuttosto male). D’altra parte trovo che tradurre così  quell’articolo – con una certa libertà, devo aggiungere – sovrappone un ulteriore piano a un testo che era già abbastanza sfuggente di suo, e quindi insomma, ecco a voi.

Voi già lo sapete com’è, no, oh fiori? Conoscete a uno per un po’. Ci uscite. Ci fate cose toghe: giocare ai ghignosperi, scendere in curva Nord con gli Sconvolts, andare a correre al Poetto o alla presentazione del nuovo CD dei Sikitikis. Se fate picchettate in campagna lo invitate. Se c’ha storie brutte lo state ad ascoltare. E fate tutto questo perché pensate che voglia essere vostro amico.

Ma poi arriva quel momento in cui scoprite che per tutto il tempo lui stava murigando perché vi voleva come pivella. E se gli date merda, capace che non vi parla mai più. A me è successo un casino di volte: mi trovo bene con uno e, anche se prima mi hanno mollato molti pacchi, penso che questo invece magari ci pensa a me come persona. E poi lui mi si tenta.

Io gli dico che con lui mi diverto un casino, che siamo tipo troppo amici. Io gli dico che quello che voglio è continuare a scendere con lui in via Gari o discutere di tatuaggi o andare a tuffare dal molo dell’Ospedale Marino o frastimare i grezzi di Pirri per strada. Ma lui mi grisa. Non mi risponde neanche agli sms; se prima stavamo mettendoci d’accordo per fare qualcosa insieme, improvvisamente ne esce cose strane e sembra che non fa più a fare niente (ed è per questo che non sono riuscita ad andare al ritorno di Sant’Efisio, quest’anno, no, dico a te, oh lillo, che hai capito di chi parlo, oh giorgio). Se per caso lo incontro alle Vele si nibba oppure  parlandomene ne è tutto acchicchiendone. E questo è perché dal momento che mi ha visto mi stava brillando come prevella e non ce la fa a pensarmi come a un’amica.

Cioè, fai il bene e vai in galera. Voglio dire:  non sono mica faulancia. Ho un casino da offrire come amica, attipo non essere per niente callona. Ma i maschi cioè veramente non vogliono essere solo amici con le ragazze brave come me. Cioè, proprio non ce la fanno: è che sono proprio fatti così, verità. È perché quando erano shardana e la Sardegna era Atlantide si facevano harem di pischelle a manetta e trattavano da amici solo gli altri nuragici maschi con cui stavano là a fare bronzetti. Lo so perché ho letto i libri di Leonardo Melis, sugli Shardana.

E quindi cosa ne devo, fare?  Devo mettermi a fare bronzetti come una scimpra anche’io così a quelli gli scatta il riconoscimento primordiale? Dovrei continuare a uscirci come amica e fare le trasse per impedire che mi si tentino facendogli notare a muzziga surda che il loro bronzetto non è poi questo granché? O dovrei mollarci per sempre questi bastardi bagasseri, trasseri, figli di mamma buona? Voglio dire, a me mi piacerebbe un casino essere davvero amica, ma sul serio, con un ragazzo, ma cioè non ti puoi fidare mai che sono sempre pieni di pinnicche e spina sott’e ludu e non sai mai quando finisce che prendono e ti mettono nella zona prevella.

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