Congegni matematici

Il giro del mondo in ottanta giorni in linea

Ho caricato ieri su Youtube la puntata di Oggi parliamo di libri dedicata al Giro del mondo in ottanta giorni.

In un ciclo sui romanzi d’avventura non si poteva non parlare di Verne, e il problema era casomai quello di scegliere il libro più adatto in mezzo alla sua sterminata produzione: altri candidati possibili sono stati Ventimila leghe sotto i mari e L’isola misteriosa e Michele Strogoff (quest’ultimo l’ho anche consigliato alla fine come lettura ulteriore per chi desidera riprendere in mano Verne dopo averlo magari abbandonato nella giovinezza). Mia mamma, mia prima ascoltatrice, mi ha ricordato l’esistenza di un romanzo minore, La jangada, che le è sempre piaciuto molto, e ha caldeggiato anche Le tribolazioni di un cinese in Cina, un romanzo molto bello che però era un po’ fuori tema e mi avrebbe portato a dire su Verne cose diverse da quelle che avevo pensato.

Alla fine ho scelto Il giro del mondo perché, rispetto ad altri romanzi, è breve e, per quanto mi ricordi, più ficcante ed equilibrato di altri romanzi. Per chi vuole riavvicinarsi a Verne mi è sembrata la scelta migliore.

La maledetta fretta

Credo si possa rivelare senza troppi problemi che Oggi parliamo di libri è registrato. Di fatto, però, tranne errori macroscopici (come quando ho detto: «Benvenuti sulle frequenze di Radio Bonaria», ehm) non mi fermo, non ricomincio e non ci sono tagli: vado avanti di getto con uno sguardo ogni tanto agli appunti, quindi è quasi come essere in diretta. Normalmente arrivo “lungo”, perciò sono sempre un po’ in ansia per il tempo e questo mi porta a disunirmi.

Riascoltando la puntata ci sono un paio di cose a questo proposito che mi fanno sorridere: per esempio a un certo punto sto per parlare dei pretesti che usa Verne per giustificare il fatto che i suoi personaggi prendano e partano per i loro viaggi complicati; si vede che sto per parlare della famosa scommessa al club con la quale Fogg si impegna a compiere la sua impresa, una scena divertente e resa molto bene da Verne: poi prendo una derivazione, comincio a parlare d’altro, dico: «Questo ve lo dirò dopo…» e addio: non ci tornerò più.

SIL7-30-01Allo stesso modo ho iniziato a parlare del tema del marchingegno, che fa da sfondo a tutto il romanzo, facendo notare come ci sia una corrispondenza simbolica fra il perfetto meccanismo messo in piedi da Fogg (tutto un incastro di coincidenze, scendere da una nave e prendere un treno giusto in tempo) e i meccanismi tecnologici modernissimi (per l’epoca) che lo scarrozzano di qui e là. Ma mi sono dimenticato di dire che l’indizio di questa corrispondenza ce la dà Verne stesso, quando presenta il suo protagonista

Un seul domestique suffisait à le servir. Déjeunant, dînant au club à des heures chronométriquement déterminées, dans la même salle, à la même table, ne traitant point ses collègues, n’invitant aucun étranger, il ne rentrait chez lui que pour se coucher, à minuit précis, sans jamais user de ces chambres confortables que le Reform-Club tient à la disposition des membres du cercle. Sur vingt-quatre heures, il en passait dix à son domicile, soit qu’il dormît, soit qu’il s’occupât de sa toilette. S’il se promenait, c’était invariablement, d’un pas égal, dans la salle d’entrée parquetée en marqueterie, ou sur la galerie circulaire, au-dessus de laquelle s’arrondit un dôme à vitraux bleus, que supportent vingt colonnes ioniques en porphyre rouge.

[…]

La maison de Saville-row, sans être somptueuse, se recommandait par un extrême confort. D’ailleurs, avec les habitudes invariables du locataire, le service s’y réduisait à peu. Toutefois, Phileas Fogg exigeait de son unique domestique une ponctualité, une régularité extraordinaires. Ce jour-là même, 2 octobre, Phileas Fogg avait donné son congé à James Forster — ce garçon s’étant rendu coupable de lui avoir apporté pour sa barbe de l’eau à quatre-vingt-quatre degrés Fahrenheit au lieu de quatre-vingt-six –, et il attendait son successeur, qui devait se présenter entre onze heures et onze heures et demie.

Fogg è quindi regolato da un cronometro interiore, che ha la stessa ineluttabilità meccanica del viaggio che progetta e dei grandi macchinari a vapore che lo trasportano. Che poi le avventure del viaggio dimostrino che tutta questa ineluttabilità non è poi così certa e che alla fine il trionfo avvenga per un altro meccanismo, del tutto imprevisto anche se non meno decisivo, questo non mina il tema del libro, casomai dimostra la finezza di Verne nel trattarlo. Volevo dire tutte queste cose, ma… la fretta, perbacco!

L’altra cosa della puntata che mi fa sorridere è che invece di chiamare Verne “Jules” e pronunciarlo correttamente l’ho chiamato per tutta la trasmissione “Giulio Verne” con una traduzione del nome e una pronuncia pedestre che riascoltata mi ricorda la “Nuova Iorca” di Ruggero Orlando. Ogni volta ho provato a pronunciare meglio, ma ogni volta la lingua mi si arrotolava e ho dovuto fare acrobazie non da poco per non inciampare: Verne è un nome che pronuncio così fin da ragazzino, e proprio non sono stato capace di cambiare, è stato più forte di me.

Niente percorsi di lettura?

Per fortuna non mi pare di avere commesso troppi altri errori in trasmissione, e la puntata per il resto è andata liscia e mi lascia abbastanza soddisfatto.

Contrariamente al solito non ho suggerito delle letture a partire dal romanzo di cui ho parlato, a parte altre opere dello stesso Verne. Non amo infatti l’idea che Verne preannunci la fantascienza, o almeno non vedo motivi per cui un lettore che legga Il giro del mondo in ottanta giorni debba poi apprezzare per forza, che so, Asimov.

Beh, forse l’Asimov dei robot o del Viaggio allucinante si, anzi quest’ultimo è quasi un omaggio a Verne; ma in generale credo che il misto irripetibile di sentimentalismo, divulgazione scientifica e pura affabulazione di Verne sia, appunto… irripetibile, e che sia un sottogenere del romanzo d’avventura ormai estinto.

A meno che.

C’è un genere dei romanzi d’avventura che mischia divulgazione, esplorazione di ambienti diversi da quelli usuali per il lettore e trame avvincenti. È quello dei romanzi di ambientazione storica (dove il viaggio nella storia sostituisce il viaggio straordinario di Verne): non ci ho pensato in trasmissione, ma mi sembra una pista interessante: provate a leggere, invece di Ventimila leghe sotto i mari, che so? le storie di Ramses di Christian Jacq. Potrebbe essere un esperimento fruttuoso.

La colonna sonora

Avevo pensato di scegliere, per motivi ovvi, I treni a vapore della Mannoia, anche se avevamo già utilizzato Il cielo d’Irlanda per Kim. Poi, su suggerimento di Massimiliano Mulas, che ringrazio, ho riscoperto questo magnifico classico dei Doobie Brothers

Devo dire che sto sperimentando, che sia una cena di famiglia, una riunione col gruppo La Pira o un sondaggio su Facebook, che è molto divertente chiedere di provare ad associare un brano musicale a un libro, e dà sempre risultati inaspettati: penso che d’ora in poi farò sempre così, di chiedere consigli qui e là per i brani da usare in trasmissione.

A proposito di sondaggi, ce n’è uno in corso qui sul blog sui libri gialli di cui parlare in futuro: collaborate!

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