Stalky & C.

Stalky KiplingIeri ho promesso che sarei tornato su Kipling per parlare di una sua raccolta di racconti che mi è sempre piaciuta molto, Stalky & C.: lo faccio subito, così non mi dimentico.

Devo dire subito che Stalky è purtroppo fuori catalogo (lo pubblicava Mondadori): l’unica possibilità per leggerlo, a parte le bancarelle (o la lingua originale, volendo anche in libera distribuzione come ebook) è andare in biblioteca (dove si trova sia in edizione singola che all’interno di raccolte più ampie): è un po’ più complicato, ma vi garantisco che ne vale la pena.

Stalky è il soprannome di un ragazzino inglese, di origine anglo-indiana; insieme con i suoi due inseparabili amici M’Turk e Beetle (dietro cui si nasconde lo stesso Kipling) frequenta un collegio nella vecchia Inghilterra, nell’attesa di entrare al servizio della Regina Bianca, che sia l’esercito, lo spionaggio o l’amministrazione pubblica il destino futuro di ciascuno di loro. I vari racconti – ognuno un capitolo a sé stante – raccontano per grandi linee gli ultimi anni di collegio dei tre ragazzi e le loro avventure: le schermaglie fra le diverse “case” (Harry Potter ha qui un debito evidente, anche facendo la tara al fatto che la vita in collegio è un’esperienza fondativa della cultura inglese), e un ampio catalogo di intrighi, scherzi e contrasti con i professori. L’ultimo capitolo mostra i ragazzi, ormai adulti, di nuovo in Inghilterra in licenza dall’India e ci informa sul loro destino e su quello di Stalky, che non compare direttamente ma di cui vengono narrate dagli altri le avventure sul confine indiano.

Stalky è scritto in un impasto linguistico complicatissimo, che mescola il gergo dei ragazzi con i registri bassi dei servitori e quelli austeri dei docenti e dei benefattori della scuola. Inizialmente credevo che presentando il gergo del collegio, composto di slang adolescenziale, manierismi molto british, spruzzate di latino e francese e mille altre cose, Kipling volesse rendere omaggio alla sua infanzia e alle espressioni tipiche di un certo tipo di borghesia britannica: poi ho letto Capitani coraggiosi, che è scritto in un impasto anch’esso complicatissimo – e completamente diverso – di espressioni marinaresche, dialetto di Nantucket e gergo della Nuova Olanda, e ho capito che Kipling ha un orecchio straordinario e una capacità incredibile di caratterizzare in questo modo i personaggi e l’ambiente.

Dal punto di vista della testimonianza storica Stalky è molto interessante: i ragazzi, destinati a governare l’Impero in nome della Regina, studiano latino e letteratura e si riempiono la testa delle imprese dei grandi uomini del passato: sembra di capire che studino seriamente matematica e trigonometria – soprattutto chi conta di entrare nell’artiglieria – ma l’idea di formazione impartita a questi futuri ufficiali è che di fronte alla eventuale carica dei pashtun di Gul Sher Khan devono sapere soprattutto qual è la cosa “decente” da fare, e un buon Orazio aiuta parecchio in questo senso (e la cosa non è da poco, anche rispetto al dibattito attuale sulla formazione, con l’enfasi sulle competenze tecniche: dopotutto gli inglesi ci hanno conquistato un impero, rimasticando Orazio e lasciando l’apprendimento tecnico non alla scuola ma agli ambiti di lavoro e di specializzazione).

Ci sono parecchie sorprese: per esempio l’ortodossia è rigorosamente anglicana (M’Turk è irlandese, e in quanto papista entrerà nell’amministrazione delle comunicazioni e del genio, non nel servizio militare attivo), ma il cappellano del collegio, insegnante di francese e confidente dei ragazzi, è un prete cattolico, e anche molto amato; Stalky e i suoi amici, come pure molti dei ragazzi di origine anglo-indiana, danno cuore e anima per l’Impero ma hanno una sottocorrente fortissima di anarchismo e di libertarismo, del tutto diversa dall’idea di inglese flemmatico e convenzionale che ci immaginiamo abitualmente; il cricket viene considerato uno sport per idioti, e così via.

complete-stalky-co-rudyard-kipling-paperback-cover-artNon è questo però il punto più interessante, quanto il contenuto delle storie: Stalky è un genio della tattica e una sorta di cavaliere errante moderno. Sotto la sua guida i tre amici, che condividono un salottino di lavoro in comune, lo “Studio n. 5”, mettono in piedi complessi intrighi attraverso i quali raddrizzano torti, saldano i conti con i professori prepotenti, con i compagni più impagliati e convenzionali, proteggono i compagni più deboli (talvolta) e, in generale, raggiungono i loro obiettivi in maniere tortuose e inaspettate e molto divertenti per il lettore.

Mentre racconta queste storie piacevoli, Kipling riflette sui modi con cui l’Inghilterra forma le persone che mantengono il suo impero. L’ultima volta che ho letto I ragazzi della via Pal l’ho trovato sinistro: perché non potevo dimenticare che i ragazzi che giocano alla guerra nel libro pochi anni dopo sarebbero caduti sul serio nei campi di battaglia della guerra del ’14-’18. Kipling ammanta la formazione dei suoi ragazzi con un po’ più di retorica – e esibisce tutto l’apparato ideologico che gli è proprio, naturalmente – ma è anche più onesto: non ci sono ipocrisie di nessun genere e la possibilità della morte in servizio è ben presente ai ragazzi, e fa parte della loro esperienza normale, come quando apprendono che un ex alunno è caduto in combattimento:

They saw a group of boys by the notice-board in the corridor; little Foxy, the school sergeant, among them.

“More bounds, I expect,” said Stalky. “Hullo, Foxibus, who are you in mournin’ for?” There was a broad band of crape round Foxy’s arm.

“He was in my old regiment,” said Foxy, jerking his head towards the notices, where a newspaper cutting was thumb-tacked between call-over lists.

“By gum!” quoth Stalky, uncovering as he read. “It’s old Duncan–Fat-Sow Duncan–killed on duty at something or other Kotal. ‘_Rallyin’ his men with conspicuous gallantry._’ He would, of course. ‘_The body was recovered_.’ That’s all right. They cut ‘em up sometimes,
don’t they, Foxy?”

“Horrid,” said the sergeant briefly.

“Poor old Fat-Sow! I was a fag when he left. How many does that make to us, Foxy?”

“Mr. Duncan, he is the ninth. He come here when he was no bigger than little Grey tertius. My old regiment, too. Yiss, nine to us, Mr. Corkran, up to date.”

The boys went out into the wet, walking swiftly.

“Wonder how it feels–to be shot and all that,” said Stalky, as they splashed down a lane. “Where did it happen, Beetle?”

“Oh, out in India somewhere. We’re always rowin’ there. But look here, Stalky, what _is_ the good o’ sittin’ under a hedge an’ cattin’? It’s be-eastly cold. It’s be-eastly wet, and we’ll be collared as sure as a gun.”

In realtà, la riflessione sulla formazione – che fa di Stalky un libro che ogni formatore dovrebbe leggere – si allarga a fare un ritratto della particolare sensibilità di coloro che erano cresciuti nelle colonie, come lui, a contatto con culture diverse e in ambienti più liberi e anticonvenzionali, e a raccontare con empatia e il giusto tocco di malinconia una parte della sua infanzia e a scrivere pagine molto profonde sulla adolescenza, i suoi sogni e i suoi moti interiori – il che fa rafforza il consiglio: è un libro che ogni educatore e chi lavora con gli adolescenti dovrebbe leggere.

Acquista forza, man mano, e rappresenta l’insieme di tutte queste cose – sapienza educativa, incarnazione dei veri valori di lealtà, coraggio e dirittura morale – la figura del Preside, un maestro pedagogo se mai ce n’è stato uno (impagabile la definizione che da di se stesso dopo che i ragazzini hanno circuito un professore: voi mi conoscete da cinque anni,  e io conosco voi da venticinque, cioè da quando insegna). In questo senso il romanzo letto da adolescente fa sognare di diventare come Stalky, ma letto da adulti porta a desiderare di conoscere a fondo i ragazzi come il Preside: da tutta una vita.

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