L’importante è l’allineamento

Non so quanti che leggono questo blog sanno che io mi ritengo orgogliosamente appartenente alla categoria dei proprietari di cani, sebbene non in esercizio effettivo, diciamo.

Dai sedici anni fin quasi ai trenta, infatti, ho avuto un cane bellissimo, ribaldo e molto di mondo che si chiamava Cico (con chiaro riferimento all’amico di Zagor)

Cico, qui tosato per l’estate, e il giovane Rufus, non tosato

e poi ho coabitato per lungo tempo con un altro cane, testardo e mordace, di nome Bacù (come, secondo una tradizione familiare forse leggendaria, un certo gran mago degli Indù).

Ho avuto anche gatti, in particolare un assassino prezzolato nero, sulfureo e con la coda mozza che si chiamava Burbax (dal Libro dei gatti tuttofare di Eliot, come si vede in famiglia i nomi degli animali venivano da un vasto numero di fonti diverse), però insomma, fra cani e gatti, mi piacciono tutti e due allo stesso modo… ma i cani di più, come il famoso contadino con la vacca bianca e la vacca nera.

Insomma, detto in un altro modo, ho un pregiudizio irragionevole a favore dei cani.

È stato quindi con una certa emozione che ho letto un articolo che il fido aggregatore di notizie mi ha proposto ripescandolo dal 2014.

L’articolo, che fa riferimento a uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Frontiers in Zoology spiega che i cani, quando fanno i bisogni, tendono a posizionarsi lungo un asse Nord-Sud e, inoltre, sono influenzati nella loro posizione da variazioni anche piccole del campo magnetico terrestre.

Che, in sé, sembra una notizia adatta al Grande Capo Estiqaatsi, no? Anche se, a pensarci meglio, si tratta evidentemente di un metodo per provare a investigare realtà potenzialmente interessanti: se capissimo meglio come funziona l’apparato sensoriale o vegetativo di certi animali questo magari potrebbe condurre a una maggiore comprensione di aspetti sinora ignorati della biologia. Scoprire che certi animali sentono il campo magnetico, e scoprire come diamine fanno, è certamente interessante.

Forse. Ho dato un’occhiata alo studio e non ho capito se la statistica utilizzata è solida o vale in questo caso l’assioma che i numeri, se torturati abbastanza a lungo, possono rivelare qualunque cosa.

Non avrei mai creduto di pubblicare un’immagine dal titolo: “Allineamento durante la defecazione nei cani in differenti ore del giorno”

Ma non è questo che mi ha colpito, quanto il fatto che lo studio dà dignità a quelle fastidiose e ripetute soste lungo l’abituale passeggiatina con il nostro migliore amico, nonché a quei fastidiosi adempimenti per evitare che il marciapiede trattenga a lungo le tracce del nostro passaggio.

Gli studiosi hanno osservato ben settanta cani, e hanno accuratamente schedato 1893 popò e 5582 pipì. Il pensiero va, riverente, a quelli che hanno fatto tutte le misurazioni. Pensate, siete un giovane ricercatore, finalmente vi prendono in una Università per partecipare a un progetto di studio, dicendovi che potrete fare ricerca “sul campo”. Poi il primo giorno vi mettono il guinzaglio in una mano e vi dicono: «Toh, pisciami il cane». Quando torni, te ne danno un altro. Fino a settanta. Per mesi.

Tanto sforzo non può essere lasciato solo. D’ora in poi quando uscite col cane bandite il fastidio per le sue mille soste ma sentitevi in missione per conto della scienza: tenete d’occhio con cura il vostro cane, annotatevi la sua posizione (anche se gli autori dello studio hanno osservato i loro esemplari in campo aperto, per evitare che muri o steccati potessero influenzare l’animale) e pensate che state rendendo un grande servizio all’umanità e alla migliore comprensione delle meraviglie della natura.

E non dimenticate bustina e paletta.

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Un pensiero riguardo “L’importante è l’allineamento

  • 11/02/2020 in 14:03
    Permalink

    Ciao Roberto,
    La barzelletta delle due mucche spiega un sacco di cose… e spiega perché per un sacco di cose non c’è spiegazione.
    Non ho mai avuto gatti o cani e combatto di continuo con i nostri figli perché continui ad essere così.
    Se avessimo un gatto lo chiameremmo “Old Deuteronomy” come il protagonista di “Cats” (anche lui uno dei gatti tuttofare di Eliot): Francesco lo aveva scelto come soggetto per un bel progetto scolastico (vedi link)…
    https://www.dulwichpreplondon.org/The-Fourth-Plinth-Schools-Awards-Ceremony

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