Da un Manfredi all’altro

Gianfranco Manfredi uno: finisce Shangai Devil

98_1318261248È terminata pochi giorni fa la serie di Shangai Devil, di cui ho parlato tempo fa.

Ne ho approfittato per rileggere di un fiato tutti i diciotto numeri della miniserie: una esperienza piacevole che ha ingentilito un fine settimana con l’influenza.

Con una rilettura continua si apprezzano di più tutta una serie di rimandi interni e di collegamenti nonché i caratteri dei personaggi, ma in qualche modo si confermano anche i dubbi che avevo.

La serie è divisa abbastanza nettamente in tre parti: e se la prima ha una cifra avventurosa abbastanza “classica” e la terza quella caduta a precipizio verso il finale (che, sia detto tra parentesi, è abbastanza soddisfacente) di cui avevo parlato, la parte di mezzo ha dei meccanismi narrativi (l’introduzione di un comprimario fondamentale come Risto, la gestione di un gioco incrociato di spie non poco contorto, l’introduzione di un intreccio complicato di vendette e responsabilità) che non sembrano sempre ben congegnati. Poi tutto entra nel crogiolo dell’assedio, ma le cose sembrano piuttosto messe da parte che risolte, e infatti mentre il finale è coerente rispetto al destino personale di Ugo Pastore lo è molto meno rispetto all’evoluzione psicologica degli altri personaggi e alla capacità di annodare tutti i fili della storia e portarla coerentemente a conclusione.

shdevil13Un po’ questo dipende dal fatto che Manfredi sembra preferire il suggerire alcuni movimenti dell’animo dei suoi protagonisti piuttosto che dichiararli. Mi sono chiesto se la serie non avrebbe tratto beneficio, man mano che si avviava verso la fine, da un tono più enfatico, più melodrammatico, perfino più magniloquente: capisco che il rischio di scrivere una porcheria invereconda fosse in agguato, eppure la storia si prestava perfino a cercare la lacrimuccia, e invece Manfredi in quei casi sembra tirare il freno a mano; si vede che non gli viene spontaneo, immagino, e l’understatement è, dopotutto, una scelta più che rispettabile anche se resto convinto che nel caso specifico un po’ più di retorica avrebbe funzionato.

Cose meno rispettabili: rileggendo la serie si nota il pullulare di sogni e visioni. È vero che si prestano a descrivere il carattere di Ugo, che intanto è un sognatore nel senso comune del termine e poi va lentamente scivolando, episodio dopo episodio, in una dimensione sempre più da disadattato: le visioni costituiscono altrettante tappe di questo percorso di straniamento dalla realtà. Però è anche vero che le visioni e i sogni sono spesso un modo veramente troppo comodo dello sceneggiatore per fornire ai personaggi informazioni che altrimenti non potrebbero avere, il che è un po’ un mezzuccio – funzionava bene in Magico Vento che è uno sciamano, qui molto meno: la sfida, quando si scrivono cose con una componente sovrannaturale, dovrebbe essere quella di non utilizzare la magia come una scorciatoia.

magico-vento-jaseComunque Shangai Devil mi ha preso parecchio, devo dire, tanto che dopo averlo finito mi sono fatto un giro sui siti specializzati per leggere un po’ di recensioni. Non ho trovato poi molto, di interessante, se non una chiave di lettura che suggerisce che Manfredi stia cercando in qualche modo di scrivere una unica lunga esplorazione del XIX secolo. È un suggerimento stimolante (a condizione che si accetti che non c’è una storia dell’800 quanto una storia del conflitto fra cultura europea e popoli nativi, o una storia del colonialismo – comunque sarebbe una chiave di lettura dell’800 del tutto legittima) perché porterebbe a leggere Magico Vento, Volto Nascosto, Shangai Devil e il prossimo Adam Wild non come storie separate ma come capitoli di un unico affresco: in questo senso anche alcuni difetti delle storie scomparirebbero a favore del disegno complessivo. Aspetto di leggere Adam Wild, che prenderò sicuramente, prima di decidere se è una chiave di lettura corretta, ma intanto lo scrivo qui così mi ricordo.

E un’altra cosa che mi appunto: sia Ned Ellis-Magico Vento che Ugo Pastore sono alla fine come esauriti dalla storia che vivono, svuotati di ogni loro energia: nessun vigoroso riposo alla Garibaldi sembra possibile per loro. Sono curioso di vedere che fine farà Adam Wild, e se nel famoso affresco c’è la tesi che gli avventurieri sono in fondo destinati a essere consumati dal fuoco delle vicende che attraversano.

Gianfranco Manfredi 2: ricomincia Magico Vento

magico vento2Nel frattempo la Panini Comics propone, a partire da questo mese di marzo, una nuova edizione di Magico Vento, interamente a colori. Stavo per scrivere “ristampa”, poi ho pensato al lavoro grafico che ho visto in alcune anticipazioni, e ho deciso che è proprio una nuova edizione.

Magico Vento è stato secondo me uno dei migliori fumetti di inizio secolo, e non posso che consigliarne calorosamente l’acquisto, tanto più in una nuova edizione a colori. Anche dal punto di vista narrativo, se è vera quell’idea del grande affresco dell’800 di cui parlavo prima, Magico Vento costituisce senz’altro per il momento il pezzo più compiuto e più ampio introdotto nel quadro da Manfredi e merita di essere riletto.

Insomma: vi consiglio di comprare la serie. Anzi, avevo deciso di scrivere questo post solo per questo. Poi ho cominciato a parlare di Shangai Devil e mi sono dilungato. Capita: come direbbe lo stesso Ned Ellis, cioè Magico Vento, mitakuye oyasin, tutto è connesso!

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