Incitamento all’odio razziale

Stamattina, mentre faccio colazione, trasalisco. Il conduttore della rassegna stampa di Radio3 legge l’editoriale di Mario Ajello sul Messaggero, dedicato ai disordini provocati dai tifosi del Feyenoord.

Sono andato a cercarlo perché non ci credevo. Lo riporto qui sotto perché non mi va di regalare click.Mario Ajello barbari

È un capolavoro. Del male. Mette insieme la maestà di Roma e la gabbia di Maastricht, Alarico e il welfare state nordeuropeo, Erasmo e il deficit italiano. Così, nel mucchio.

È un articolo brutto, retorico, intriso di nazionalismo. È un articolo, soprattutto, razzista, perché fa di tutta l’erba un fascio: gli italiani sono tutti civili (evidentemente per razza), gli olandesi tutti barbari (ugualmente per razza, non c’è altra possibilità).

Non ci sono probabilmente gli estremi reali dell’incitamento all’odio perché nessuno, ragionevolmente, può credere che gli olandesi siano tutti come quel migliaio di ieri a Roma, così come concretamente, neanche nell’epoca peggiore degli hooligan inglesi, ha potuto credere che il Regno Unito fosse una desolazione di ubriaconi e accoltellatori. Ma provate a fare l’operazione mentale di leggere l’articolo come se parlasse di zingari, o libici o altri bersagli più facili, e riconoscerete il linguaggio.

Il problema è che, come tutta la roba nazionalista, è sicuramente un articolo che paga. Soddisfa il lettore romano ferito nella sua città. Assolve il lettore italiano da ogni responsabilità individuale e collettiva per il disastro che è la nostra società, perché non accettiamo lezioni, noi. Stimola la contrapposizione noi contro voi, e la contrapposizione identitaria è sempre più forte e appagante del ragionamento, dei distinguo e, in definitiva, della verità. Meglio credere alla mitologia: la maestà di Roma, appunto.

Ho scritto da poco che c’è una atrofizzazione di quasi tutti i linguaggi relazionali, progressivamente sostituiti dall’idea che il sesso è l’unico possibile canale di comunicazione. Ma a fianco a questo, come dimostra Ajello, c’è una riduzione parallela del linguaggio politico a favore della costruzione della contrapposizione e dell’odio. L’intervento di Ajello, per quanto davvero terribile, non è in fondo peggiore di tanta altra roba che si legge. A paragone della guardia carceraria che su Facebook scrive del suicidio di un detenuto «Uno di meno!» è apparentemente molto meglio: è educato, colto, sa che Alarico era capo dei Goti, conosce Erasmo.

Ma è nello stesso filone, contribuisce alla stessa costruzione sociale dell’odio. Con l’aggravante che è educato, colto, ben scritto, non volgare all’apparenza.

Ma sempre lì siamo.

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