Il mondo in un libro

Ho messo in linea oggi la puntata di Oggi parliamo di libri dedicata al David Copperfield di Charles Dickens.

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È passato un po’ di tempo dall’ultima puntata caricata su YouTube e il motivo del ritardo è del tutto colpa, se posso usare questa termine, di questo libro: o meglio, della mia inadeguatezza.

Il problema non è della puntata in sé: parlando di grandi storie d’amore mi sembrava interessante provare a operare un ribaltamento, segnalare appena appena un certo egoismo di David e far risaltare la figura di Agnes, una delle eroine passive meglio riuscite della letteratura inglese. Avrei forse potuto approfondire un pochino l’aspetto inquietante dell’operazione di Dickens (non ho avuto il tempo di approfondire quel che dice la critica militante in merito, ma immagino non sia tenera) o segnalare il parallelo con altre donne angelicate dell’800 dedite a educare teneramente all’amore i loro uomini, dalla Fanny di Mansfield Park in poi, ma tutto sommato mi pare che il tema sia stato segnalato a sufficienza rispetto a quanto permettono i limitati spazi della trasmissione.

No, il fatto è che volevo approfittare dell’occasione qui sul blog per invitare alla lettura del David Copperfield, che ho già indicato in passato fra i miei libri preferiti, ma ho scoperto che il romanzo mi intimorisce.

Giuro.

In quell’articolo precedente avevo scritto:

5. Charles Dickens, David Copperfield. A sorpresa (?) non la Austen. David Copperfield non racconta un corteggiamento ma un amore che dura tutta una vita e già solo per questo mi piace di più. E poi c’è una galleria di personaggi e situazioni impressionante e un’intera epoca in un solo romanzo.

Ecco: è che oltre questa breve frase non riesco ad andare; da una parte David Copperfield è un libro in cui c’è dentro così tanto che si potrebbe andare avanti per secoli: la figura di Steerforth, per esempio, così… così byroniana e interessante in sé e così profondamente cucita dentro il romanzo fino alla conclusione magnifica di questa sottotrama sulla spiaggia di Yarmouth lo rende uno dei più grandi libri sull’amicizia tradita, sul disvelamento dolcemaro a cui l’età e una migliore comprensione delle cose e dei sentimenti conduce; ma se ci si volge alla figura di Micawber il romanzo diventa improvvisamente un resoconto magistrale della commedia umana; e vicende come quella del Dottor Strong, di sua moglie Anne del seduttore Jack Maldon, che qui costituiscono appena una distrazione di passaggio, basterebbero per un intero romanzo non dico di Jane Austen ma almeno di Georgette Heyer (in trasmissione ho citato allo stesso modo l’infanzia di David, ma la storia degli Strong ripensandoci mi sembra più appropriata). Insomma, c’è così tanto da dire che come l’asino di Buridano non so bene cosa scegliere e finisco per non sapere cosa pensare. E d’altra parte non riesco, in tutta questa messe di temi e di spunti, a pensare di avere qualcosa di davvero significativo da dire (capirete che per il mio ego è un’esperienza forse salutare ma un po’ spiazzante!).

E quindi forse ho fatto bene in trasmissione a semplificare e rifugiarmi nella menzione di un grande affresco che alla conclusione del romanzo viene ricomposto in un quadro di pacificazione e di assestamento morale e a limitarmi a dire che

se mai ho consigliato un romanzo in questi nostri appuntamenti sicuramente il David Copperfield merita assolutamente di essere letto se non l’avete mai fatto

e, aggiungerei qui, merita anche una rilettura se invece l’avete già letto in passato.Sono fiducioso che ciascuno ci troverà dentro quel che gli serve senza troppi suggerimenti da parte mia.

Chiudo con il brano musicale: per i motivi che avete sentito ho scelto Gracias a la vida, che Maria Bonaria mi aveva suggerito per l’Amore ai tempi del colera (che ho registrato nella stessa serata) e che invece io ho scelto per il David Copperfield. La versione di Isabel Parra che abbiamo usato in trasmissione su YouTube non la trovo: nel mio canale ho suggerito la verisone originale di Violeta Parra, qui vi propongo quella, più aggressiva, di Joan Baez.

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