Ne “L’ultimo dei Mohicani” c’è molto, molto di più

Ho messo in linea oggi, dopo molte perplessità, la puntata di Oggi parliamo di libri dedicata a L’ultimo dei Mohicani.

Le perplessità derivavano dal fatto che dopo avere registrato e mandato in onda la puntata mi è venuta voglia di una rilettura e mi sono subito reso conto che da una parte il ricordo del film si era in parte sovrapposto a quello del libro – mi era già capitato per Il nome della rosa – causando alcune imprecisioni nel racconto e soprattutto che avevo indicato come secondario un tema che nella lettura mi appare sempre più invece centrale.

Durante la puntata, infatti, mi sono concentrato sugli elementi di continuità con la puntata su  Il Corsaro Nero approfondendo un punto che là non avevo avuto il tempo di trattare, e cioè il fatto che per autori classici come Cooper non creava problema nella costruzione del romanzo usare una storia d’amore come elemento centrale per poi sbarazzarsene tranquillamente, anche a costo di eliminare fisicamente gli amanti; un modo di fare per molti aspetti sorprendente rispetto ai nostri canoni moderni di stampo hollywoodiano ma che ai tempi era assolutamente normale (lo era ancora agli inizi del nostro secolo per un autore come Zane Grey) e un elemento che mi premeva far notare.

Incidentalmente ho anche fatto notare che il fatto che la storia d’amore (o, più esattamente, le storie al plurale, dato l’intreccio che lega Cora, Alice, Uncas, Magua e Heyward), nella misura in cui vedeva fra i possibili amanti un pellirosse aveva un elemento di interesse e di modernità sorprendente e degno di essere notato. Quello che assolutamente non ricordavo (e che forse nella lettura giovanile avevo beatamente ignorato) è il fatto che Cora è di sangue misto, discende cioè da schiavi delle Antille o delle Bermuda. Il tema della discendenza, e della mescolanza del sangue, è ampiamente dibattuto e non mi è chiara, al punto di rilettura a cui sono arrivato, esattamente quale sia la posizione di Cooper in merito (per esempio: fra le due sorelle è la mulatta che ama l’indiano, mentre la minore, WASP purosangue, si unisce a un ufficiale inglese altrettanto WASP) ma certo questo elemento andrebbe trasferito da notazione marginale a punto centrale del romanzo, soprattutto quando questo si pone sotto certi aspetti come riflessione sul mito fondativo della nazione americana. E la soluzione a questo dubbio è ulteriormente complicata, e complica a sua volta, da quello che avevo indicato come punto centrale: esattamente perché i due amanti finiscono male? Perché Cooper cercava un effetto artistico tragico – che è davvero efficace – oppure perché vuol dirci che fra una bianca – per quanto colorata – e un indiano l’amore è impossibile?

Nel frattempo che finisco la mia rilettura vi lascio a una sequenza del film, che è anche quella a cui fa da sottofondo il brano musicale che abbiamo usato in trasmissione come pausa. Colgo l’occasione per segnalare che l’autore è Trevor Jones (in trasmissione ho avuto un lapsus e non ricordavo il nome) che si unisce alla galleria immaginaria di autori di colonne sonore che abbiamo usato in passato, come Morricone, Hans Zimmer e credo anche John Williams di Guerre Stellari.

Attenzione: è il finale del film quindi contiene una marea di spoiler.

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