Mamma, è successo un casino

Questa storia inizia con una madre che riceve da una figlia la telefonata che tutti i genitori temono: «Mamma, è successo un casino».

O forse inizia quando Pamela e Tommy hanno girato il loro famoso filmino privato, e qualcuno l’ha messo in linea.

O forse inizia quando qualcuno ha guardato Internet, e si è reso conto che col porno ci si potevano fare dei bei soldi.

O forse è una storia che assomiglia al Golem di Meyrink, con la macchina fotografica del tuo cellulare che si ribella e ti uccide.

O forse, temo, è una storia vecchia come il cucco, solo avvolta in salsa cyberpunk.

Però è interessante, e ve la racconto. Ha anche un po’ a che fare con la settimana contro la violenza sulle donne, quindi sono, come si dice, sul pezzo.

Una ragazza nella sua cameretta

Kayla Laws con la madre
Kayla Laws con la madre

Kayla Laws, ventiquattro anni, è una bella ragazza, vorrebbe fare l’attrice e nel frattempo fa la cameriera part time.

Una sera, nella sua camera, prende un po’ di riviste e prova a copiare le pose delle modelle. Si scatta un centinaio di foto col suo cellulare. Una di queste foto è a seno nudo.

Poi se le spedisce dal cellulare alla sua mail, per conservarle. Nello spazio messo a disposizione dal fornitore della mail. Nel cloud. E le lascia lì, conservate. So che quelli di voi che si occupano di sicurezza informatica a questo punto staranno dicendo: «No, no, no, attenta», come il pubblico nei film in cui l’ingenua eroina accetta di salire sulla carrozza del cattivo, guidata da due figuri ammantellati, tirata da focosi cavalli neri e con scritto sulla portiera: «Transilvania, solo andata».

Ovviamente viene hackerata. Le sue foto finiscono sulla rete. Ma non su un sito qualunque: su Is Anyone Up?, un sito di porno vendicativo.

Porno vendicativo?

Il nostro secondo personaggio è Hunter Moore. Moore è il classico sottoprodotto della cultura nerd: non ne capisce niente di tecnologia, però è aggiornato. Sta sulla rete, fiuta le tendenze, segue l’onda alla ricerca di opportunità. Perché Moore soprattutto ha fame di denaro e si rende conto che  nelle pieghe della rete c’è modo di farne, sfruttando tutto quel che di inconfessabile si agita nella pancia degli internauti. In un certo senso aspira a essere una via di mezzo fra Hugh Hefner, il fondatore di Playboy, e Mark Zuckerberg, il fondatore di Facebook. Hefner è diventato icona proponendosi come chi ha “liberato” la sessualità, legittimando il porno. Zuckerberg è diventato un’icona liberando la voglia di relazione, e di voyeurismo, che si muoveva in rete. Il mondo è pronto, secondo Moore, perché qualcuno possa fare un po’ di soldi facendo emergere e “liberando” l’odio che si agita nelle relazioni fra le persone. E sfruttando il porno, ovviamente.

Is Anyone Up?, così come altri siti di porno vendicativi, funziona così: qualcuno ha in mano foto esplicite di qualcun altro e le pubblica in rete. L’ipotesi base è che sia un ex marito o fidanzato, il quale, per vendicarsi della moglie o della fidanzata che lo ha lasciato, la espone in rete alla visione di tutti. In Italia credo che un uso del genere di immagini altrui cada comunque nel caso di stalkeraggio, in America c’è un vuoto legislativo: la responsabilità è comunque di chi carica le foto, mai del sito che le ospita. E questo permette di pubblicare foto la cui presenza è ancora più chiaramente criminale dell’ipotesi base: per esempio c’è chi usa il morphing, associando il viso di una donna a foto di altre donne, normalmente  attrici porno impegnate in operazioni estreme. E ci sono foto fatte consapevolmente dalla donna, ma ottenute per via fraudolenta o in seguito ad hacking, come nel caso di Kayla Laws. In questi casi non c’è nemmeno nessuna relazione fra chi posta la foto e la donna o ragazza ritratta.

Hunter Moore

Essere esposte nude sulla rete è già abbastanza spiacevole, ma Moore ha capito che è essere estremi che rende. Ancora più di altri siti simili, Is Anyone Up? asseconda l’istinto di vendetta di chi posta le immagini. A ogni foto sono associati i riferimenti del soggetto ritratto, indirizzi mail, Facebook, indicazione dei contatti e dei familiari, e i lettori sono incitati a diffondere le foto, a mandarle ai genitori, ai colleghi della vittima. Nel caso di una insegnante d’asilo, Moore ha organizzato un giro di scommesse se, dopo la pubblicazione delle foto, sarebbe stata licenziata o meno. Nel forum si fa a gara a denigrare la ragazza ritratta, e i commenti più beceri sono riciclati man mano che la foto è mandata in giro.

Is anyone Up? era, nella definizione più semplice, un sito per organizzare ed eseguire linciaggi mediatici di donne.

È chiaro che un sito del genere, che faceva secondo Moore circa trecentomila visite al giorno, si attira
critiche (dove “critica” è un termine molto attenuato). Ma Moore è stato anche bravissimo a capire che per essere icona è necessaria la controversia, e l’ha alimentata: quando Facebook gli ha scritto perché aveva violato le loro regole, lui ha risposto con una foto del suo pene per fax. Ha girato i talk show cercando di  accreditarsi come veramente malvagio: si è definito un rovinatore professionale di vite, per esempio, o l’uomo più odiato del pianeta, sapendo benissimo che il tutto si sarebbe tradotto in sempre maggiore visibilità. Perché l’obiettivo di Moore, in realtà, era “uscire” dalla rete e monetizzare il successo all’esterno. Nell’articolo che Rolling Stone gli ha dedicato (Rolling Stone!! che tristezza) si vede che ancora adesso che Is Anyone Up? è stato chiuso Moore è in grado di fare serate in discoteca in tour per gli Stati Uniti: serate per cui lo pagano, in cui scorre alcool e droga a fiumi e in cui ragazzette in cerca di visibilità riflessa fanno a gara per andare a letto con lui. Un party permanente: il sogno di ogni nerd. E la rete è semplicemente un modo veloce per acquistare il biglietto d’ingresso.

Un momento: ho detto che Is anyone Up? ha chiuso? È esatto. Perché poi è arrivata mamma orsa.

Mai toccare i cuccioli

Charlotte Laws
Charlotte Laws

Il terzo personaggio della nostra storia è Charlotte Laws, la madre di Kayla. Che entra nella storia dopo la classica telefonata: «Mamma, è successo un casino, c’è una mia foto a seno nudo che gira sul web».

Charlotte è un personaggio da romanzo. Ex attrice. Ex investigatrice privata. Laureata in legge. Giornalista. Conduttrice di talk show. Attivista per i diritti degli animali. Di religione jainista. Consigliere comunale a Los Angeles, la prima a essere eletta con un programma per il quale si proponeva di rappresentare tutte le forme di vita del circondario, non solo gli umani. Abilissima nel gestire le relazioni e la propria visibilità: per esempio in tutti i media americani che raccontano questa storia è riportato il fatto che è stata definita la Erin Brockovich del porno vendicativo, ma non ho trovato da nessuna parte chi l’abbia detto. Secondo me è una definizione che Charlotte si è coniata da sola.

In breve, una in grado di affontare la monomania di Moore su un piano di parità.

La cosa interessante, e che rende questa storia molto cyberpunk e degna di essere raccontata, è che la lotta fra la Laws e Moore si è combattuta su molti livelli, che si intersecano. Il primo è quello che tutti ci aspetteremmo, ed è quello legale: diffide a togliere le foto, a cui si oppongono appelli alla liberta d’opinione garantiti dalla Costituzione, manovre di avvocati, richieste di ordinanze al giudice. Ma ben presto la cosa si è trasferita su un piano giudiziario: appena la Laws si è resa conto che buona parte delle immagini presenti sul sito erano state ottenute tramite hacking, ha tempestato le forze di polizia finché l’FBI non ha aperto un’indagine (nel frattempo aveva già raccolto un faldone di documenti, prove, testimonianze).

Dalla rete alla rete

Charlotte Laws 2E a fianco del piano legale e giudiziario c’è quello relazionale: alleanze contro alleanze. Per esempio quando non è possibile ottenere la rimozione di una foto tramite avvocati, il provider di Is Anyone Up? può farlo autonomamente, per ragioni etiche o di convenienza, se gli vengono proposte le giuste motivazioni e si riesce a stringere un rapporto. Facebook ha sostenuto in ogni modo il lavoro della Laws contro Moore. E così via. E soprattutto Charlotte è stata brava a cercare, trovare e far fare gruppo alle altre donne perseguitate da Moore, documentandone i casi: quella a cui sono state pubblicate le foto del seno sanguinante dopo un’operazione, foto fatte per mandarle al medico; quella che rischiava di perdere l’affidamento dei figli, e le foto erano truccate, nemmeno sue; la maestra d’asilo; quelle che erano a dieta e si scambiavano le foto man mano che perdevano peso; quella che aveva cambiato città per non farsi identificare; quella a cui uno sconosciuto, mentre comprava il pane, aveva detto: «Sai che ti ho visto nuda?»; quella che i genitori religiosi minacciavano di buttare fuori di casa.

La battaglia relazionale serve perché, alla fine, vincere in una lotta del genere sarà questione di reputazione: la gente deve decidere di credere più a te che a Moore, che dice che tua figlia è una puttanella che ha mandato in giro le foto per infoiare mille stalloni e adesso si lamenta perché alla fine uno ha messo la foto su Is Anyone Up?, dicendo di essere stata hackerata, figuriamoci (se “puttanella” e “infoiare stalloni” vi sembrano forti, sappiate che sono forme auliche, molto auliche, del tipo di linguaggio che Moore usa realmente).

Ovviamente, in tempi di social network la battaglia relazionale si combatte sulla rete: e qui Moore era in vantaggio su Charlotte, grazie al suo seguito già strutturato e all’abitudine al linguaggio. Dopo un loro scontro televisivo, la Laws è stata sopraffatta da un’ondata di attacchi su Twitter, soprattutto.

Anni fa, il giornale satirico Cuore pubblicò il numero di telefono cellulare di Vittorio Sgarbi, invitando i lettori a telefonargli direttamente per criticarlo. Per tutta risposta Sgarbi andò in TV e rivelò il numero di cellulare degli avversari. Non ci fu paragone, e furono quelli di Cuore a uscirne con le ossa rotte: un giornale non può competere con la TV. La storia di Moore e della Laws dimostra che con i social questi rapporti di forza diventano più sfilacciati, più paritari, e più multilivello: la capacità di mobilitare seguaci su Twitter contro la possibilità di segnalare e far togliere da Facebook un sito, mischiata con apparizioni televisive dell’uno e dell’altro, accuratamente calibrate, con azioni e controazioni legali.

E con ingressi nella vita personale dell’avversario, anche molto minacciosi. Laws ha ricevuto minacce di morte, telefonate a casa, annunci di violenza, stupri, torture. E tentativi di hacking. E ha reagito a sua volta entrando direttamente nella sfera vitale dell’avversario, sia pure con stile diverso: per esempio telefonando alla madre di Moore per chiederle come potesse tollerare lo stile di vita del figlio.

Alla controversia sul web ha messo termine, peraltro, un’altra alleanza inaspettata: quella del gruppo delle vittime con Anonymous. Un paio di operatori sono entrati nei server di Moore, li hanno disabilitati e hanno messo in rete tutti i suoi dati personali. Chi la fa l’aspetti.

Un lieto fine?

La controversia nella vita reale è stata interrotta da una perquisizione dell’FBI a casa di Moore. Subito dopo si è liberato di Is Anyone Up? vendendolo (per quindicimila dollari) a un tizio che ha dichiarato di averlo comprato per metterlo fuori linea: tutte le foto raccolte perciò adesso non sono più visibili. Del resto Moore non ne ha più bisogno, era diventato una palla al piede: la storia che vi racconto è del 2012 ma oggi ha ancora mezzo milione di seguaci (fedelissimi) su Twitter, e immagino che continui a fare org… ehm, serate in discoteca.

Nel frattempo lo Stato della California ha approvato una legge contro il porno vendicativo.

L’acquirente di Is Anyone Up?, il buon samaritano che l’ha messo fuori linea? Un sito che si chiama Bullyville, dedicato alla possibilità, per chi è vittima di bullismo, di raccontare la propria storia.

Peccato che…

Peccato che Bullyville sia solo il più piccolo di una catena di siti di cui il più importante è Cheaterville, dedicato alla possibilità, per chi è stato tradito, di sfogarsi contro la moglie, il fidanzato o l’amante. Uhmmmmm

Fonti

La prima volta che ho letto questa storia è stato tramite il racconto che ne ha fatto recentemente la stessa Charlotte Laws. È un racconto appassionante, anche se temo che enfatizzi un po’ il ruolo di Charlotte e non è proprio preciso sulla successione temporale degli avvenimenti. Un resoconto più equilibrato è un articolo su The Village Voice. La folle vita di Moore da una serata in discoteca all’altra e molte altre informazioni dal suo punto di vista in un articolo, fin troppo elogiativo, su Rolling Stone.

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