Contraddizioni

Introduzione acida

cosa fare come fareDomenica a Nurachi si svolgerà un open space sui temi della politica culturale in Sardegna, organizzato da Sardegna possibile nell’ambito della campagna elettorale di Michela Murgia.

A coordinare l’attività sarà Iolanda Romano, che ho citato giusto ieri, una delle massime esperte di democrazia partecipativa italiane.

Sapevo che la Romano viveva e lavorava fra il Piemonte e la Toscana. Sono molto contento che adesso abbia deciso di trasferirsi in Sardegna e prendere la residenza qui da noi, o in alternativa che abbia scoperto di avere dei genitori o degli antenati sardi.

Nell’ottica del progetto di Sardegna possibile, infatti, non c’è altra spiegazione riguardo alla sua collaborazione. Non si spiegherebbe, altrimenti, quanto pubblicato a suo tempo da Michela sulla sua pagina di Facebook a proposito della sua squadra.Intelligenze sarde

Praticamente: giornalisti e buoi dei paesi tuoi. Che senso abbia pensare che questo costituisca un primato rispetto a chi, poniamo, ha un webmaster a Pechino o usa un ufficio stampa a Canicattì non è chiaro (non lo è nemmeno perché sia un merito che siano tutti giovani, ma lasciamo perdere). Siccome come sapete queste cose beceramente nazionaliste mi danno l’orticaria mi sono conservato il post, certo che prima o poi sarebbe tornato utile.

Infatti.

Seduto sulla riva del fiume vedo passare Iolanda Romano. Sono contento che a Sardegna possibile si siano convinti della possibilità di andare a cercare le intelligenze che gli servono anche fuori della Sardegna. Un buon segno. Magari in futuro loro e Michela potrebbero ricordarsi di evitare certi eccessi propagandistici. Che poi c’è sempre qualcuno seduto sulla riva ad aspettare.

Una parola sull’ambiguità e sulle strumentalizzazioni

Il sito di Sardegna possibile precisa che l’incontro di Nurachi non è riservato solo ai militanti di Progres e ai simpatizzanti della campagna ma è aperto a tutti.

Può partecipare anche chi non sostiene Sardegna Possibile?

Sì. L’Open Space non è un appuntamento elettorale, ma un confronto aperto su temi che interessano tutti. Parteciparvi non implica alcuna adesione a Sardegna Possibile.

L’idea sarebbe quella che in questo modo si istituisce una dimensione di controllo preventiva dei cittadini sull’operato del movimento e della campagna elettorale.

Cosa succede dopo?

Alla fine della giornata riceverete una sintesi di quello che è stato detto e fatto. A dicembre, quando Sardegna Possibile presenterà il dettaglio del proprio programma elettorale, potrete verificare quante e quali idee ragionate insieme a voi nell’Open Space sono diventate proposte politiche della coalizione.

Prima di dare le risposte, noi ascoltiamo le domande.

Nel suo libro la Romano argomenta in maniera convincente che non è vera l’accusa che gli strumenti partecipativi consentano di mascherare il conflitto o l’esistenza di interessi precostituiti. Temo che qui possa essere all’opera un altro tipo di mascheramento, o almeno di ambiguità.

Intanto: non siamo nel campo stretto della democrazia partecipativa; intendo dire che non c’è qui un ente pubblico che rappresenta la totalità dei cittadini e che dovrebbe avere come fine istituzionale quello di massimizzare il bene comune, motivo per il quale decide di far emergere le esigenze di tutti, ma un movimento politico, che è per definizione di parte, che chiede di fatto aiuto per la stesura del proprio programma elettorale.

Il ricorso a una consultazione allargata per questo fine è già ambiguo: sicuramente qualcuno degli avversari politici argomenterà che il fatto segnala una carenza di progettualità e di rappresentanza politica; un movimento radicato sul territorio dovrebbe avere già al suo interno le competenze e le conoscenze per una elaborazione completa del proprio programma. L’obiezione è fondata, anche se chi si occupa di democrazia partecipativa sa che questo tipo di attvità fanno sempre saltare fuori di più, molto di più, di quel che si pensava esistesse; più che altro lo strumento scelto, quello dell’open space, rispetto ad altri come l’electronic town meeting, sembra segnalare che la comprensione del tema da parte di Sardegna possibile è effettivamente piuttosto embrionale.

Il punto però sul quale mi interrogo è se questa dinamica partecipativa può essere gestita senza entrare nei meccanismi di rappresentanza. Per esempio: si può essere chiamati alla collaborazione alla costruzione del programma senza avere la possibilità di selezionare il personale politico che poi dovrà farsi carico di queste proposte? Se Sardegna possibile chiede collaborazione ai cittadini per costruire il proprio programma, non dovrebbe permettere agli stessi cittadini di votare le liste con primarie o qualcosa del genere?

Oppure: le proposte – in questo caso di politica culturale – sono neutrali? Che se ne faccia carico un partito piuttosto che un altro è indifferente? Il contesto ideologico in cui queste proposte sono avanzate non conta nulla?

O ancora: qual è il mio vantaggio come cittadino non aderente a Progres a partecipare? Come posso far sentire la mia voce? Nel caso specifico, essendo l’invito un invito di parte, mi sembra un po’ poco. Mi state chiedendo di farvi gratis una consulenza sul programma elettorale così poi voi siete eletti? Lo dico in maniera paradossale, ma in questo caso non basta che l’incontro sia gratis: dovreste essere voi a pagare me.

C’è qui, secondo me, da una parte un’idea un po’ ingenua – o furbissima – della politica: che se una proposta è buona, un provvedimento necessario, non importa chi lo realizza, l’importante è che lo faccia. Non a caso è una cosa che dice sempre Berlusconi, e che è analoga sostanzialmente al: «Qui non si fa politica, si lavora». Sarà. A me il contesto di Nurachi non sembra neutrale, come non mi sembrerebbe neutrale se a organizzare la cosa fosse qualunque altro partito. E dall’altra mi sembra che la possibilità che la dinamica partecipativa dell’open space mascheri cose piuttosto concrete come dinamiche di potere, questioni di rappresentanza, e – usiamo la parola – conflitti di classe andrebbe affrontata in maniera un po’ più robusta di: Prima di dare le risposte, noi ascoltiamo le domande.

Infine mi pare che sia questo un caso in cui chi non è aderente a Progres  e non ha ancora deciso di votare per Michela ha una posizione in cui l’alternativa migliore, in termini di teoria dei giochi, è non partecipare (soprattutto se ha già deciso di votare altri). Perché il dividendo positivo (proporre le proprie idee, partecipare a un’attività interessante) sarà sempre più debole del possibile dividendo negativo (collaborare a far eleggere un rappresentante politico che non si vuole votare). Sarebbe stato diverso se a organizzare l’attività fosse stato un terzo neutrale; così com’è Sardegna possibile non è in grado di garantire che, anche indirettamente, la propria partecipazione non sostenga la campagna elettorale, trasformando la partecipazione neutrale a un dibattito culturale in militanza: non uscirà nemmeno un comunicato stampa che vanterà il fatto che ci sono state tot persone? Un album fotografico su Facebook che esibisce la mia faccia sotto la scritta anche questa è Sardegna possibile? Non è che nella “storie esemplari” raccontate sinora da Michela, per esempio, o in certe altre situazioni non ci siano stati aspetti di strumentalità, e Nurachi sembra un po’ un’altra situazione gestita al confine fra apertura all’esterno e arruolamento mascherato di ascari ingenui.

Excusatio non petita

«Com’è che rompi ricorrentemente le palle a noi e della Barracciu non dici niente?».

Beh, intanto mi riservo di rompere le palle a chi mi pare. Poi temi come la democrazia partecipativa e altri mi interessano, e alla fine mi viene da parlarne.

E poi non ho più tempo.

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