Sulle scarpe del Papa, il laicismo, la cattiva comunicazione via web e le raccolte fondi (phew!!)

Ricevo oggi, tramite la lista di comunicazione del La Pira il seguente appello

In occasione della visita del Papa a Bonaria, come cattolici sardi facciamoci carico delle spese di organizzazione.

Esortiamo gli organizzatori a raccogliere lo stile di sobrietà che papa Francesco sta testimoniando quotidianamente!

Chiediamo inoltre che, in linea col suo stile pastorale evangelico venga data al Papa l’opportunità, se lo desidera, di incontrare in un luogo di recupero o nelle stesse carceri cittadine, i giovani che vivono particolari situazioni di sofferenza e disagio.

L’iniziativa nasce, se non capisco male, da una riflessione del gruppo di Cresia, è sostenuta da una pagina Facebook (che si chiama Le scarpe del Papa e sulla quale, come richiesto, ho cliccato subito Mi piace) e propone l’obiettivo, che nella pagina è spiegato meglio che nella petizione, che il prossimo viaggio del Papa in Sardegna sia improntato a uno stile di sobrietà e che passi prima di tutto da una compartecipazione popolare alle spese, con una sorta di colletta ad hoc fra i fedeli.

Sobrietà, trasparenza nell’uso del denaro, compartecipazione sono valori che condivido, quindi come ho detto ho deciso di sostenere l’iniziativa.

Con alcune precisazioni.

Doverose.

Per esempio.

Che spero che non stiamo dicendo che le spese delle attività religiose debbano essere sostenute esclusivamente dalle persone religiose interessate. Detto in altro modo: non è che lo Stato non possa mai contribuire alle spese del viaggio, o di altri fatti religiosi, o del “religioso” come dimensione rilevante del vivere sociale e civile. Perché sostenere questo vuol dire sostenere di fatto l’irrilevanza sociale e civile del fatto religioso, relegato a questione privata che i singoli si gestiscono come vogliono, il che sarebbe un’adesione a un pensiero laicista che troverei strano fosse condiviso da donne e uomini di fede come i fratelli di Cresia e che da un punto di vista costituzionale era gìà fuori moda quando era giovane Norberto Bobbio.

Per esempio.

Che lanciare una mozione impegnativa per la Chiesa sarda tramite una pagina Facebook appare un tantino ingenuo: e quelli che non usano Facebook, per esempio? Non oso pensare cosa direbbe il mio amico e sodale Andrea Salidu, col quale talvolta andiamo in giro a insegnare a stare in rete, o meglio, lo so: come me, è disponibile a dare una mano agli organizzatori se vogliono dare un po’ di peso maggiore alla campagna, mettere su un sito di riferimento, anche semplicissimo, pensare a delle strategie di comunicazione, cose così.

Per esempio.

Terzo, sarebbe molto interessante, e formativo, ragionare insieme sui modi di raccolta dei fondi (ovviamente, ehm, si pensa a un conto su Banca Etica, vero?), sul soggetto deputato alla raccolta, sul modo con cui ciascuno ci mette la faccia (le donazioni sono pubbliche? i promotori per quanto si tassano? da chi si accettano donazioni e da chi non si accettano?), sulla rendicontazione, sulla definizione degli obiettivi… sono tante cose, e ogni scelta è una scelta di senso su cui meditare.

Con queste specificazioni, lo dico pubblicamente, io ci sto. Chiamatemi.

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Un pensiero riguardo “Sulle scarpe del Papa, il laicismo, la cattiva comunicazione via web e le raccolte fondi (phew!!)

  • 03/06/2013 in 21:19
    Permalink

    Su questi termini ci sto anche io.
    È importante pensare a delle strategie di comunicazione che siano efficaci. In modo da fare partecipare tutte le persone che condividono l’iniziativa…
    Che a mio avviso è molto interessante

    Risposta

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