Il criterio Veneruzzo

Al tempo in cui andavo al cinema col mio amico Andrea Veneruzzo (o quando discutevo con lui di cinema, che è lo stesso) mi aveva insegnato un criterio di massima, rozzo ma efficace, per giudicare un film: se ha tre scene che ti ricordi, che ti restano impresse, è un bel film. O perlomeno: è un film che non puoi liquidare con troppa facilità.

Poi andammo a vedere insieme La venticinquesima ora, e trovammo un “emendamento Sedda” alla “regola Veneruzzo”: è il caso in cui il film non ha tre scene memorabili, ma riesce a mantenere ininterrotta la tensione dall’inizio alla fine.

Col tempo io e il mio gruppo di amici (quelli che girano intorno ai Fabbricastorie) abbiamo aggiunto altri ferri a questa specie di cassetta degli attrezzi cognitiva (sarà troppo impegnativo cognitiva? boh): la regola della riproduzione dei pesci (di cui ho già parlato) ed una, che riguarda le fallacie della costruzione degli scenari di giochi di ruolo, detta dell’essere esperti di monasteri (e che vi spiegherò un’altra volta). Andrea Assorgia, credo fosse lui, ha contribuito con la regola dei dieci minuti (anche questa l’ho già citata, credo), che individua quelle sceneggiature costruite col bilancino, come in Game of Thrones: dieci minuti sesso, dieci minuti complotti, dieci minuti sangue, ripetere ad libitum.

Ci sono altre regole: un giorno mi deciderò a fare una pagina del blog apposita dove elencarle tutte.

Ieri riflettevo su Davvero e mi sono deciso ad aggiungere un nuovo criterio interpretativo, che è quello suggerito da Leo Ortolani (la citazione completa è nell’articolo di ieri, leggetelo, non siate pigri) e che in qualche modo era già stato proposto, ancora una volta, da Andrea Assorgia, quando parlava di Downton Abbey: non ci succede niente, non è costruito col bilancino eppure ti prende e vuoi sapere come prosegue. Ci devo pensare meglio, ma secondo me ha a che fare con la qualità dei personaggi (naturalmente, detto così si applica anche a Un posto al sole e ad altre catastrofi, quindi forse ci si dovrà lavorare su).

Ci tornerò sopra, credo. Nel frattempo, oh cari, se mi suggerite altre regole (le vostre) qui sotto, mi fate piacere. Orsù, si apra il dibattito (no, il dibattito no!).

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