Questo va commentato

Durante le protesta delle settimane passate mi è capitato di vedere citare uno spot della Pepsi che non avevo mai visto ma sembrava cascare a fagiolo

anche se in realtà non è stato girato adesso ma nel 2017, all’epoca originaria delle prime proteste di Black Lives Matter.

All’epoca lo spot ebbe un riscontro piuttosto negativo: c’è anche una divertente parodia fatta a cura del Saturday Night Live

Devo dire: lo trovo particolarmente interessante, anche nei suoi difetti, perché sembra un caso di scuola su come creare un pezzo di comunicazione molto, davvero molto professionale, ma controverso. Evito di proposito di usare il termine sbagliato perché non è quello che mi interessa e ho l’impressione che ciò che sembrerà sbagliato ad alcuni non lo sarà per altri.

Più che altro vorrei fare qui una cosa un po’ diversa dal solito del blog, e non commentare io quanto chiedere alle amiche e agli amici di commentare (qui sotto, in una delle due sezioni di commenti, non su Facebook o altrove). Prima ancora di giudicare, vi chiedo: cosa vi colpisce nello spot? Cosa notate?

E poi, naturalmente: vi piace? No? Cosa non va bene? Che problemi ci sono? Che giudizio (politico, etico, estetico) ne date?

Mi ripeto: commenti qui sotto, se vi va. Non altrove, che poi si perdono come lacrime nella pioggia.

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Un pensiero riguardo “Questo va commentato

  • 10/07/2020 in 16:51
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    Lo spot e’ un vomitevole esercizio di PR prevedibilmente finito in un disastro mediatico: un problema importante viene affrontato (e trivialmente risolto, beati loro) con un patetico “beviamoci sopra”.
    Cosa mi ha colpito?
    – la polizia non e’ in tenuta antisommossa
    – la telecamera non viene strappata di mano al cameraman e gettata a terra
    – la ragazza con la Pepsi non si becca la manganellata in faccia che mi sarei aspettato

    Che Pepsico voglia solo saltare sul carro della protesta per promuovere il proprio brand e’ palese.
    A parte il motivo egoistico, il problema e’ che, lungi dal promuovere il brand, lo spot svela a tutti che sono degli impostori imbroglioni e ipocriti.

    Il fatto e’ che si puo’ essere un corporate citizen capitalista votato ciecamente al profitto, ma nonostante questo sinceramente contribuire ad una giusta causa.
    E’ per esempio il caso della Nike che prese Kapernick come testimonial subito dopo che era stato licenziato dai San Francisco ‘49ers perche’ continuava ad inginocchiarsi durante l’inno nazionale per protestare contro la brutalita’ della polizia. La Nike ha continuato a sostenerlo per anni nonostante i boicottaggi di migliaia di persone che bruciavano le scarpe Nike sui social e le accuse di antipatriottismo dei politici, incluso, ovviamente Trump.
    Lo slogan, “Credi in qualcosa, anche se vuol dire perdere tutto” era assolutamente vero: Kapernick, che guadagnava svariati milioni all’anno, ha rischiato tutto: ha buttato alle ortiche la sua carriera e ha usato la sua posizione di privilegiato non per comprarsi un’altra Lamborghini, ma per aprire un discorso pubblico su un problema che impatta negativamente (e ingiustamente) un gran numero di persone.

    Probabilmente alla Nike avranno avuto i loro fini commerciali e saranno colpevoli di mille altri tipici peccati capitalistici, ma la campagna a sostegno di Black Lives Matter la hanno fatta sul serio e la hanno sostenuta a muso duro anche contro attacchi e boicottaggi.

    Per un Brand sostenere Black Lives Matter in modo credibile e’ molto, molto difficile.
    Perche’? Prima di andare alla manifestazione devi vedere quanti consiglieri di amministrazione hai che sono appartenenti a minoranze etniche (BAME).
    Quanti fra gli alti dirigenti della societa’ appartengono a minoranze.
    Qual’e’ la proporzione di persone che vengono assunte, ad ogni livello, che proviene da minoranze.
    Qual’e’ la paga media del personale appartenente a minoranze etniche in confronto alla media della societa.
    E fra le persone che vengono licenziate, quante sono quelle che provengono da minoranze, in totale e in proporzione.

    Devi avere queste risposte alla mano PRIMA di scendere in piazza, e sapere come risponderai quando inevitabilmente queste domande ti verranno rivolte, perche’ puoi star certo che ti verranno rivolte.
    Se non hai risposte soddisfacenti e’ meglio che stai a casa invece che cercare rogne oltre a quelle che hai gia’.
    E no, dire che hai un programma dove dai un lavoro ad uno stagista BAME che hai selezionato fra migliaia di aspiranti non e’ abbastanza.

    La distribuzione dei manifestanti per eta’ dipende ovviamente da molti, spiegabili fattori (per esempio, l’argomento: se si protesta per la scuola ci saranno molti studenti, se invece si va in piazza per proteggere il valore delle pensioni allora a manifestare ci saranno pochi studenti, ma quasi tutto il dopolavoro ferroviario).
    In realta’, l’eta’, come il colore della pelle, dovrebbe essere un dettaglio che non si nota, che si perde come una lacrima nella pioggia.
    Quando un tema e’ davvero importante allora a manifestare sono persone di tutte le eta’.
    Martin Gugino, spintonato dalla polizia a Buffalo, NY, e finito in terapia intensiva, ha 75 anni. Trump ha detto che era un agente provocatore (!)
    Patrick Hutchinson, uno degli eroi di Black Lives Matter, e’ nonno.
    A dirla tutta, Patrick non e’ neanche mai andato a protestare, pero’ e’ intervenuto da volontario in occasione di una manifestazione di white supremacists insieme ai suoi amici con l’espressa intenzione di fare da paciere nei prevedibili scontri. (vedi il resoconto della CNN: https://youtu.be/9oJ-Gk62W_8

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