Al tappeto

Come probabilmente sa chi mi segue da un po’, questo blog non ha una grande simpatia per posizioni di tipo scientista, che non vuol dire, peraltro, che non abbia fiducia nella scienza, solo credo che occorra intendersi sul termine scienza.

Anche sul termine fiducia, probabilmente.

Sulla base di questo saltuario interesse segnalo la coincidenza di due notizie del tutto indipendenti fra loro ma che, curiosamente, sono capitate nel mio feed di notizie quasi contemporaneamente. Entrambe hanno a che fare con la caduta di posizioni consolidate e meritano riflessione.

La prima notizia è l’ultima puntata nella saga della crisi di irriproducibilità e coinvolge l’ennesimo psicologo sociale: il Wall Street Journal riporta che la Cornell Uiversity ha messo a riposo praticamente forzato il professor Wansink, autore di punta nel campo dei comportamenti nell’alimentazione, cui si imputano errori statistici e procedurali che possono essere attribuiti soltanto a vere e proprie frodi  a una incompetenza di proporzioni monumentali. La lunga carriera e l’autorevolezza di Walsink mette in dubbio, d’altra parte, tutto il milieu di commentatori, analisti e colleghi che l’hanno circondato negli anni (i suoi articoli erano peer reviewed, per dire, possibile che nessuno sia mai andato oltre una lettura superficiale?). D’altra parte Cornell non è proprio l’ultima fra le università americane e la decisione di muoversi potrebbe essere, secondo alcuni osservatori, il segnale che finalmente alcune grandi realtà scientifiche hanno deciso di provare ad affrontare di petto un tarlo che sta erodendo la credibilità di diverse discipline.

La seconda notizia riguarda anch’essa esattamente il tema delle peer review… e molto altro. L’edizione italiana di Wired riporta che la Cochrane, una autorevolissima organizzazione di revisione indipendente degli studi scientifici e conseguentemente delle pratiche in medicina, ha espulso uno dei suoi soci fondatori, l’autorevolissimo Peter Gøtzsche: la decisione ha poi causato altre dimissioni a catena dal consiglio di amministrazione e, vedo dai siti anglosassoni, una confusa serie di azioni e di contrattacchi da parte delle sotto-organizzazioni settoriali o nazionali dalle quali la Cochrane è composta.

Da quello che capisco, l’espulsione è basata su un dissidio che è tipico, di questi tempi, nelle organizzazioni a movente ideale: da una parte il consiglio di amministrazione, preoccupato della sostenibilità economica di lungo termine dell’organizzazione (vulgo dictu: preoccupato delle possibili reazioni dei grandi enti finanziatori e di chi compra gli abbonamenti), e che parla di prodotti e di brand della Cochrane, dall’altra una interpretazione diciamo movimentista dell’organizzazione e delle sue finalità, che non si preoccupa di fare dichiarazioni scomode su farmaci e vaccini. Accompagnata a questa contrapposizione ce n’è un’altra legata a una visione contrapposta di rappresentanza contro affiliazione: da una parte un’idea più accentrata che richiede che si parli con un’unica voce (io ti rappresento e parlo io per te), dall’altra l’idea partecipativa che ciascuna delle componenti dice quel che vuole dire e che la voce dell’organizzazione unica affianca, ma non sostituisce, quella delle sue componenti (non per  niente alla fondazione la Cochrane si chiamava Cochrane Collaboration, poi quest’ultimo termine è stato fatto cadere); per esempio Gøtzsche era il fondatore e il direttore del Nordic Cochrane Center, basato a Copenaghen, e come tale si firmava  e presentava le sue opinioni eventualmente difformi da quelle della Direzione.

Il caso sarebbe già interessante di per sé e nelle organizzazioni a movente ideale dovrebbe diventare un case study, secondo me, ma ciò che lo fa saltare agli occhi è che nella polemica emergono una serie di temi che riguardano, in qualche modo, l’attendibilità della ricerca e anche della sua revisione da soggetti considerati indipendenti, soprattutto in termini di rapporti con le case farmaceutiche. La fazione movimentista mette a segno nella polemica delle bordate in proposito piuttosto pesanti, quis custodiet custodes se questi hanno paura di prendere posizioni scomode su temi sensibili come i vaccini, o se i loro criteri sui conflitti d’interesse nei rapporti con le case farmaceutiche sono opachi?

È un mondo complesso, baby

Siccome alcune delle cose nel caso Cochrane non mi tornavano – cioè, più che altro sono ignorante del settore – mi sono fatto un po’ di ricerche e ho trovato l’indicazione di Hilda Bastian, una giornalista scientifica piuttosto autorevole che era critica nei confronti di Peter Gøtzsche. Vi avviso: scrive anche tantissimo, paginate su paginate, e in realtà da una parte era molto critica e dall’altra… molto meno, ma a un certo punto ho trovato un passaggio che vi lascio e che mi sembra riassumere tutto il tema.

La Bastian, che è ferocemente critica dello studio sul vaccino contro il papilloma virus che è stato l’ultimo chiodo sulla bara di Gøtzsche  e che sostanzialmente lo ritiene un uomo di valore ma anche un rompipalle iracondo con cui non si può lavorare e che a un certo punto ne ha fatto una di troppo per il benessere dell’organizzazione di cui fa parte, vedi per esempio

when people self-identify as scrappy, independent, and anti-establishment, it’s a tough transition when you get big and powerful enough that you have to be responsible. But warrior culture is destructive, and inimical to informed decisions and a trusted provider of information.

e cioè: non puoi continuare a fare il guerrigliero a vita, soprattutto perché la revisione asettica degli studi scientifici richiede un cuore libero: c’è il conflitto di interessi nei confronti delle case farmaceutiche, ma c’è anche il conflitto di interessi di voler essere, per forza, contro il sistema.

Ordunque la Bastian, che pure critica Gøtzsche ed è in dissenso con lui sugli effetti del vaccino contro il papilloma virus, ne passa in rassegna le critiche al funzionamento della Cochrane e conclude

I agree with him on several counts – I finally parted ways with the Cochrane Collaboration in 2012, because of the commercialization, open access issues, and the strategic direction it chose. There are real problems, although there are obviously enough people who want it this way.

Cioè condivide le critiche. Ma subito aggiunge:

But while I would love to see Cochrane change course, I think in this moment, the risk of the organization being pushed to the fringes matters too. Extremism, and the perception of it, can repel moderates and attract more extremists in a vicious circle.

Cioè: non ci possiamo permettere di passare per, poniamo, antivaccinisti, o di essere troppo controversi, estremisti, perché questo attirerebbe altri estremisti, in un circolo vizioso, e ci farebbe scivolare definitivamente nell’antiscienza. Un bias, un conflitto di interessi, scaccia l’altro: liberi dalle case farmaceutiche per non approvare automaticamente i loro studi, ma ma non troppo liberi da bocciarglieli apposta; sarebbe bello essere scomodi ma non tanto da rigettare i moderati.

Dilemmi della scienza.

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