Caramelle dagli psicologi

Durante questi giorni di malattia, non so perché, mi sono imbattuto principalmente in storie riguardanti l’università oppure l’educazione. Qualcosa ho già pubblicato, segnalo oggi un articolo scientifico sul test delle caramelle, commentato anche su The Atlantic.

Cos’è il test delle caramelle? È un famoso test psicologico i cui risultati sono stati pubblicati negli anni ’90: in patica negli anni ’60 si sono presi dei bambini e li si sono sottoposti a un semplice esperimento: sul tavolo c’è un marshmallow. Al bambino viene detto che se vuole lo può prendere, ma che se spetterà un pochino di tempo (una decina di minuti) non solo potrà prenderlo, ma ne potrà avere anche un secondo. Poi si è seguita la carriera dei bambini e si è scoperto che quelli che avevano aspettato a prendere a caramella, dimostrando la capacità di rinunciare la piacere immediato in vista di una gratificazione successiva – una qualità molto capitalistica –  avevano fatto una carriera migliore di quelli che invece non avevano aspettato e si erano abbandonati alla futile soddisfazione immediata.

Se cercate su Google trovate pagine e pagine di test delle caramelle, e di istruzioni scaricate su poveri genitori preoccupati (forse è per questo che le nostre nonne ci insegnavano che, se qualcuno in una casa ci offrriva qualcosa, la prima volta bisognava smepre dire di no?), e naturalmente il test è, come ho accennato, molto ideologico: una prova scientifica del valore dela sobiretà, del duro lavoro, dei sacrifici.

Peccato che il nuovo studio, che replica quello originale con un campione più ampio, getti parecchi dubbi sui risultati, anzi grosso modo li demolisca proprio: non solo perché la correlazione fra capacità di rinuncia e qualità del ragazzo successiva sono molto più basse di quanto si credesse, ma anche perché inserendo una serie di variabili di controllo, dal reddito al titolo di studio della madre alla maggiore o minore capacità di leggere già acquisita dal bambino, la significatività statistica della correlazione si perde.

L’articolo di The Atlantic sostiene che il nuovo studio dimostra che le determinanti del maggiore o minore successo nella vita dei bambini non sono le caramelle ma il reddito dei genitori: è una teoria che ho visto in giro abbastanza dimostrata anche per il successo scolastico, ma ho dato un’occhiata direttamente al testo del nuovo studio e francamente mi pare una esagerazione, anche perché per il momento i ragazzini interessati dallo studio hanno solo quindici anni, se non capisco male: le cose che qualche volta si inventano i commentatori non ci si crede.

Più interessante mi è sembrato un accenno casuale a un altro articolo su The Atlantic, nel quale si da conto di una presunta crisi di replicabilità della psicologia sociale, per la quale sempre più spesso vengono messi in dubbio i risultati di esperimenti fondativi sui quali, nel frattempo, sono stati costruite interi settori della disciplina. Il dibattito è infuocato, parrebbe: c’è una sintesi qui.  A suo tempo avevo tradotto un articolo sui fallimenti della scienza; qui siamo un po’ nello stesso campo: non ho tempo per tradurre, ma chi è interessato può seguire i vari link che ho riportato e farsi un’idea.

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