La mia vita col presunto Roland Moreno, il truffatore

I miei contatti su Facebook sanno che da un po’ di tempo sono nella curiosa situazione di avere un tizio, che si presenta come Roland Moreno (il nome, forse non casualmente, è lo stesso dell’inventore della carta di credito magnetica) e che nel suo profilo usa le mie foto, concretamente perpetrando un furto di identità.Dice: ma come te ne sei accorto?

Oh bella, mi ha avvisato Facebook stesso, ovviamente. Con un cortese messaggio nel quale mi ha fatto sapere che c’era un profilo nel quale compariva una foto sospettosamente simile a una di quelle presenti sul mio profilo. 

Faccio un controllo e ne saltano fuori parecchi, di questi profili.

Di fatto ci sono tre-quattro mie foto che sono state usate di volta in volta, su profili differenti, secondo schemi ricorrenti: a quelli che vedete qui sopra c’è da aggiungere un’altra combinazione, abbastanza frequente. 

Direte: come, frequente?!

Eh, si. La cosa ormai  va avanti da diverse settimane. Ormai sono entrato in un loop: faccio una ricerchina col nome, segnalo i profili a Facebook, lascio passare una settimana, noto che i profili sono stati chiusi: due giorni dopo trovo i nuovi, rifaccio le segnalazioni, e così va.

Un po’ è come un lavoro: il che riporta alla mente la famosa teoria della montagna di merda (con rispetto parlando); mettere a posto i disastri richiede una certa dose di lavoro supplementare rispetto a quello impiegato da chi i disastri li combina. Banalmente: il presunto Roland ci mette dieci minuti a creare i quattro profili falsi – dodici se contiamo quello con la foto di Putin. Io ce ne metto altrettanti, poniamo, a trovarli. Poi devo fare le segnalazioni e poi un addetto di Facebook ci deve lavorare, per non parlare del lavoro che è stato impiegato dal gruppo di sviluppatori che ha creato il sistema di rilevazione delle immagini doppie e il sistema per gestire le segnalazioni, lo psicologo e l’esperto di marketing che hanno scritto i messaggi standard che ricevi quando fai la segnalazione e poi quando Facebook ti dà una risposta, e così via.

Il che riporta a un altro concetto: per tutta la fatica che fai, e anche considerando che la giustizia di Facebook è spietata e la rimozione del profilo (quasi) immediata, sei comunque sempre un po’ inerme, non come in altre situazioni che ho sperimentato ma comunque in una posizione oggettiva di inferiorità. E, esattamente come in quei casi, non sai bene cosa fare e vedi minacce ovunque: qualcuno mi ha suggerito di fare una denuncia alla Polizia postale, e mi è sembrato eccessivo; però mi sono premurato di fare più di un paio di post su Facebook segnalando i falsi profili ai miei contatti (non si sa mai, ho pensato) e questo è anche il motivo – oltre che la voglia di discutere del caso in maniera più distesa – che spiega questo articolo e il suo titolo inusualmente esplicito.

È anche vero, sempre in tema di divario di forze fra me e il buon Roland, che talvolta le procedure di Facebook non sono a prova di bomba: per motivi incomprensibili un paio delle mie segnalazioni sono state respinte – in un caso, addirittura, è stato lo stesso Facebook che mi ha segnalato il tizio, che in quel caso si chiamava Edwin Gill, ma quando ho fatto la segnalazione quello aveva cambiato la foto del profilo e Facebook  non solo ha respinto la segnalazione ma mi ha fatto anche il pistolotto che se un profilo dà fastidio alla mia sensibilità posso sempre bloccarmelo da me senza, diciamolo, rompere le scatole a loro (ho poi risolto usando un altro tipo di segnalazione, non questo profilo finge di essere me ma il più diretto questo profilo è falso).

In qualche misura il fatto che io sia un emerito Carneade mi pone in una posizione di maggiore debolezza: immagino che l’addetto di Facebook faccia qualche ricerchina e comparazione e, anche se le mie tracce digitali sulla rete stanno in varie parti, comunque non è immediato dimostrare che io – cioè le mie foto – sono io e non Roland. Per dire, se mette la foto di Putin o, come sta facendo ultimamente, la foto del proprietario di Zara: già che c’ero l’ho segnalato e il falso profilo è stato rimosso in circa mezza giornata – a me tocca una settimana.

L’altra osservazione interessante parte dalla domanda: ma Roland, col tuo profilo, che ci fa?

Ci fa i prestiti e probabilmente le truffe finanziarie, direi. La mia amica Valentina mi ha segnalato un post di Roland su un gruppo di, boh, taglio e cucito, cioè scelto in modo evidentemente casuale, nel quale si proponeva come esperto finanziario e persona disposta a erogare prestiti a tassi vantaggiosi. In quel post – nel frattempo sparito perché legato a uno dei profili rimossi – c’era un indirizzo mail per i contatti e seguendo la mail ho trovato un sito imperdibile, nel quale si promettono, appunto, prestiti a buon mercato.

Ah, tra l’altro lì Roland ha un’altra immagine, che su Google è legata alla ricerca col termine “banca”.

La cosa interessante, naturalmente, è il testo del sito, ottenuto malamente col traduttore automatico. Dici: ma chi ci casca?

Ah, questo vorrei saperlo anch’io. Non si sa mai che poi qualcuno che non ha avuto il prestito venga a cercarmi!

Facebook Comments

7 pensieri riguardo “La mia vita col presunto Roland Moreno, il truffatore

    • 16/03/2017 in 16:18
      Permalink

      Mi dicono gli amici che ne sanno che essendo presumibilmente all’estero e non essendo una cosa grave tipo stalking o minori le possibilità di indagine sono molto limitate.

      Risposta
  • 16/03/2017 in 13:46
    Permalink

    Ciao Roberto,
    e mi spiace che ti trovi a dover fronteggiare queste “montagne”.
    Sul “Chi ci casca?” posso rispondere: il truffatore potrebbe ovviamente e facilmente fare un sito molto più credibile.

    Il risultato sarebbe che un numero maggiore di persone sarebbero tratte in inganno, e questo è un problema per il truffatore (o più probabilmente la squadra di truffatori), che si troverebbe a dover corrispondere con un numero elevato di persone solo moderatamente allocche.

    Col progredire delle conversazioni, tutti coloro che non sono sufficientemente allocchi capiscono che si tratta di una truffa, cosicché il team si trova a dover fare un lavoro enorme per selezionare gli allocchi veri.

    Fare un sito poco credibile invece è molto più efficiente perché screma chi non e’ abbastanza allocco. Insomma, il sito deve essere abbastanza incredibile da eliminare i perditempo,
    È più efficiente se il sito è a prova di cretino: se uno ci casca allora è realisticamente possibile che sia abbastanza allocco da far sì che valga la pena di investire il lavoro necessario a cercare di spillargli dei soldi…

    In bocca al lupo, e a presto,
    Domenico

    Risposta
    • 16/03/2017 in 16:24
      Permalink

      Si, è lo stesso principio della cosiddetta truffa alla nigeriana. La mail è farneticante, anche se costerebbe poco tradurla meglio o renderla più credibile: ma così se uno si prende la briga di rispondere allora chi getta l’esca può star sicuro che è veramente un allocco (o uno che fa scherzi ai truffatori, non so se sai la storia – ce ne sono altre millanta).

      Risposta
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