L’ululato di Lance Henson in Piazza Repubblica Libri

L’altra sera sono andato a vedere la nuova sede di Piazza Repubblica Libri: non ero andato alla festa di inaugurazione e volevo fare gli auguri a Patrizio, Daniela e gli altri, tanto più che adesso sono in una zona della città lontana dai miei giri e passare è meno spontaneo. Così ci sono andato apposta.

La nuova sede è bella e Patrizio era entusiasta: mi ha fatto vedere mille cose, collane prima non esposte, case editrici nuove… con un istinto soprannaturale capace di individuare le mie passioni e farmele passare davanti tutte una dopo l’altra (si vede che è un libraio che conosce i suoi polli).

Per chi non lo sapesse, Piazza Repubblica Libri (che si chiama così perché prima stava in… Piazza Repubblica, ovviamente, ma adesso è in Corso Vittorio Emanuele 370) è una bella libreria di Cagliari e un importante presidio culturale (e uso la parola con cognizione di causa).

Dicevo… rischiavo di lasciarci mezzo stipendio, così mi sono contenuto e ho preso solo un librino di poesie di Lance Henson, un curioso tipo di poeta ribelle americano di origine franco-Cheyenne (di cui, lo ammetto, non avevo mai sentito parlare).

Il libretto si intitola I testi del lupo ed è pubblicato in prima edizione mondiale in Italia (l’autore non l’ha voluto pubblicare in America per protesta nei confronti del trattamento riservato ai nativi americani). Dalle note dell’autore vedo che moltissime poesie sono state anche composte in Italia. L’edizione comprende il testo originale inglese e il testo italiano a fronte.

A me la poesia piace molto ma non ne capisco nulla, quindi non aspettatevi pareri tecnici. Posso solo dire che è un tipo di poesia pochissimo narrativa e quasi del tutto costruita per immagini – e in qualche modo, soprattutto considerato che la poesia iniziale è dedicata a Tu Fu, ricorda i lirici cinesi (e in generale la poesia orientale: anche se non c’è mai il rigore formale di un haiku, il gusto per l’immagine evanescente è simile).

Nel prosieguo il tono cambia e questa similitudine un po’ si perde in favore di un’impressione più variegata. Da profano posso dire che ci ritrovo un minimo di Walt Whitman e molto più di Emily Dickinson – se la Dickinson avesse scritto in uno stato perenne di dormiveglia.

Insomma, me lo sono letto e assaporato in una mezza serata, poi ci sono tornato più volte, e sono molto contento dell’acquisto.

Per farvi giudicare aggiungo un esempio: non c’è punteggiatura né maiuscole come protesta contro la lingua dell’uomo bianco imposta ai popoli vinti (lo so, lo so…). La nota di composizione indica Termoli, Italy, 8 agosto 2006 (cioè, per l’esattezza termoli, italy, eh!). Il titolo è for zoe.

against the tree and shoreline
i watch my daughter wrapped in the mistery
of her life
she gathers shells under the hot sun

what words will pass when the sea is a shadowed
form moving in solitude
nocturnal and all knowing across her face as a blessing
and a promise

we will speak the inaudible language of the heart
bearing witness to what will arrive
looking for signs that will accompany us all the way to the end

when i have gone

and she remains…

La traduzione è di Mariella Lorusso e mi pare molto buona:

sullo sfondo del mare e della costa
osservo mia figlia avvolta nel mistero
della sua vita
raccoglie conchiglie sotto il sole caldo

che parole passeranno quando il mare sarà una forma
incupita che si muove in solitudine
tutta la sapienza degli esseri notturni sul suo volto come una benedizione
e una promessa

parleremo l’impercettibile lingua del cuore
testimoniando ciò che sarà
cercando segni che ci accompagneranno sino alla fine

quando io non sarò più

e lei rimarrà…

Un’ultima nota (mi stavo dimenticando!): perché testi del lupo? Non ho capito bene. L’introduzione della Lorusso ricorda che il lupo è, per i Cheyenne, un animale mistico. E una parte delle poesie non hanno titolo ma solo una silhouette di un lupo: mi aspettavo che facessero contrappunto alle altre, ma non mi è parso – mi sarà sfuggito qualcosa: stasera rileggo.

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