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Scacchisti al gabinetto

Il mio amico e compagno Fabbricastorie Tino Dessì mi ha segnalato la notizia, che nei giorni scorsi ha fatto il giro della rete, che un forte giocatore di scacchi, il Gran Maestro georgiano Gaioz Nigalidze, è stato espulso dal torneo internazionale di Dubai e potrebbe essere squalificato per quindici anni perché sorpreso a usare in bagno un programma di analisi scacchistiche, avendo precedentemente nascosto dietro il cesso un iPhone avvolto nella carta igienica (sic). Il suo avversario, l’armeno Tigran Petrosian…

… fermi tutti!

Tigran Petrosian?! Quello che è stato campione del mondo prima di Spasskij? Tigran Vartanovič Petrosjan? Classe 1929? Colui che ha detronizzato Botvinnik??

Ma non è morto?

Ah, no, questo è Tigran Levonovič Petrosian, un altro scacchista armeno. Scopro da Wikipedia che

Il suo nome fu deliberatamente scelto da suo padre per onorare l’ex campione del mondo Tigran Vartanovič Petrosian. Quando Tigran Vartanovič vinse il campionato del mondo, suo padre decise che se avesse avuto un figlio lo avrebbe chiamato Tigran.

Solo negli scacchi queste storie.

Comunque, durante la partita con Nigalidze Petrosian si è insospettito perché l’avversario non solo andava spesso in bagno, ma soprattutto perché usava sempre lo stesso stallo sebbene ce ne fossero altri liberi. Si è quindi rivolto ai commissari i quali, con un’azione degna del Commissario Basettoni, dopo aver perquisito Nigalidze e non avergli trovato niente addosso hanno frugato nel cesso trovandoci un telefono che non solo aveva un programma scacchistico aperto, con inserite le mosse della partita in corso, ma era anche loggato nell’account di Facebook del georgiano.

Immagino che qui Padre Brown scuota la testa con disapprovazione; il suo criterio era sempre: «Se proprio devi fare il male, figliolo, fallo bene», e Nigalidze ha fatto tutto nel peggior modo possibile.

Dubai scacchi prova telefono
Un arbitro confronta il tabellino della partita con il telefono ritrovato.

La cosa interessante che vorrei segnalare a Tino e a tutti, però, è che il caso, per quanto buffo possa sembrare, è ricorrente nella storia degli scacchi, nei quali sembra esserci negli ultimi tempi una particolare affinità fra il barare e l’andare in bagno. Ci sono stati negli ultimi tempi un paio di episodi minori, ma il caso più noto è quello del Campionato del Mondo del 2006 in cui si affrontavano il russo Vladimir Kramnik e il bulgaro Veselin Topalov, il cosiddetto “campionato della riunificazione” (come nella boxe, quando si riunificano le cinture delle varie federazioni).

Dopo aver perso le prime due partite e dopo altre due patte Topalov fece ricorso perché Kramnik andava troppo spesso in bagno. Durante i campionati del mondo è quasi una tradizione tentare di sbilanciare psicologicamente l’avversario con ogni sorta di proteste (leggetevi le cronache dei match di Korchnoi contro Karpov o le mattane di Fischer contro Spasskij) e quindi magari era solo un  modo per tentare di rompere il ritmo dell’avversario, ma ancora oggi Topalov sostiene che quando il bagno venne perquisito saltarono fuori dei “cavi” adatti al collegamento internet). Ne segui una querelle infinita, con tanto di ricorsi partite perse a tavolino, demolizione dei vecchi bagni separati e costruzione di nuovi comuni ai due giocatori, dimissioni del collegio arbitrale e alla fine la ricostituzione dei bagni precedenti.

Come dire: nulla!

Alla fine, nonostante avesse perso un punto durante le proteste Kramnik vinse il match, solo per perdere il titolo l’anno dopo contro l’indiano Anand. Nel 2010 anche per Topalov  giunse l’opportunità di rigiocare per il campionato del mondo, ma anche lui perse contro Anand.

Per tornare al povero Nigalidze, sapete quanto è il montepremi del torneo Open di Dubai, tale da giustificare tutto l’ambaradan messo in campo per barare? Dodicimila dollari al primo giocatore. Settemila al secondo. Cinquemila al terzo e via via meno (il quindicesimo prende ottocento dollari). Pochissimo, se ci pensate, per rovinarsi una carriera..

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