Lieto fine assicurato

Quali sono le caratteristiche di un grande romanzo d’amore?

Un lui  e una lei, presumibilmente (o perlomeno: un diverso-da-sé rilevante). Una tensione emotiva. Se vogliamo fare i sofisticati, una dimensione di raggiungimento dell’età adulta, o di una nuova sicurezza di sé.

Passione. Magari un po’ sdolcinata (è per questo che come pausa musicale ho scelto Woman in love di Barbra Streisand).

Ma soprattutto: un grande romanzo d’amore richiede un lieto fine.

Non lo dico io: lo dice la Romance Writers of America:

Two basic elements comprise every romance novel: a central love story and an emotionally satisfying and optimistic ending.

A Central Love Story: The main plot centers around individuals falling in love and struggling to make the relationship work. A writer can include as many subplots as he/she wants as long as the love story is the main focus of the novel.

An Emotionally Satisfying and Optimistic Ending: In a romance, the lovers who risk and struggle for each other and their relationship are rewarded with emotional justice and unconditional love.

Tra parentesi: per chi parla l’inglese un giro sul sito dell’associazione è un’esperienza senz’altro interessante: in mezzo alla miniera di informazioni vi si scopre, per esempio, che la fascia d’età più rappresentativa dei lettori è quella che va dai 34 ai 55 anni (quindi non sono le giovanissime le maggiori lettrici, tanto per dire).

Ma torniamo al lieto fine. Ho messo poco fa in linea la puntata di Oggi parliamo di libri in cui non ho parlato di uno specifico romanzo ma in generale della letteratura sentimentale (esemplificata dagli Harmony, ma c’è molto altro fino, per esempio, a Cinquanta sfumature di grigio).

Era una puntata programmata e che in realtà si è aggiunta a quella su Bridget Jones: quando mi sono reso conto che per vari motivi non era un romanzo del tutto adatto a rappresentare il genere ho ripiegato su una puntata, diciamo così, generalista.

Preparandomi avevo in mente soprattutto alcune cose. Intanto volevo dare l’idea al pubblico di Radio Kalaritana quanto sia vasto il genere e che straordinario giro d’affari muova. In trasmissione il tono dell’osservazione ha forse oscillato fra il bizzarro (quanto fanno milleduecento volumi al mese in un anno?) e il paternalistico (la conclusione della puntata), ma il tema che avevo in testa era quello da una parte di richiamare l’attenzione su una conquista di territori narrativi (e di mercato) da parte di quello che inizialmente era un genere negletto, dall’altra di riflettere sulla standardizzazione dei racconti del cuore che non può che avvenire quando il racconto sentimentale è totalmente appaltato ai canoni di questo genere.

Può darsi che ci sia un collegamento con la puntata precedente, e che la risposta a questo tema sia legata all’osservazione che facevo in quella sede:

perché quando ci si rivolge a un pubblico presumibilmente femminile si consideri necessario trasfondere qualunque tipo di contenuto dentro una dimensione sentimentale. È una domanda che ha delle risposte, temo, meno ovvie del previsto

Avrei anche voluto sottolineare l’enorme varietà di sottogeneri del romanzo sentimentale, uno dei motivi che gli permettono di colonizzare sempre nuovi territori, come si è visto quando ha strappato al fantasy tutto il paranormal romantic. Per esempio ho scoperto con una certa sorpresa che c’è perfino una serie di collane di romanzi sentimentali cristiani (che nel contesta americano vuol dire protestanti e conservatori, ma tant’è). Per esempio la trama de Il dono di Dio

Il lavoro da missionario in Africa è stato il travaglio di fede più fatiocoso che  James Graham abbia mai affrontato e gli affettuosi e familiari regali provenienti da una Buona Samaritana in patria gli hanno dato la speranza necessaria per continuare. Ma un incidente ferma il suo lavoro e lo rimanda a casa a Chicago.

Qui James incontra Rachel Ashcroft, che aveva inviato quei doni così pieni di attenzioni, e viene incuriosito dalla tristezza che ne vela il viso. Riportare la luce sul volto di Rachel gli dà un nuovo scopo nella vita, ma si tratta di una pausa solo temporanea? O può James abbandonare il suo passato e aprire il suo cuore a ricevere il dono d’amore di Rachel?

In realtà però la scoperta, del tutto inaspettata, che i romanzi d’amore devono per forza finire bene mi ha un po’ piazzato fuori traccia e mi ha fatto dimenticare, nella solita improvvisazione del parlare a braccio, un po’ di argomenti che avrei voluto approfondire. Soprattutto, come ho già detto, mi ha reso un po’ pomposo alla fine, cosa che sicuramente non volevo essere (anche se quel che ho detto lo penso davvero, ovviamente!).

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