Superior stabat grillinus

Il 20 febbraio sul sito di Beppe Grillo viene pubblicata la notizia di un complotto veramente inquietante. Il lancio della notizia lo vedete qui sotto.

D'Alema Renzi undici anni primaIl titolo è clamoroso e il resto dell’articolo non è da meno. Il tutto rimanda evidentemente all’esistenza di un piano di lungo termine, tale da far impallidire Licio Gelli (oppure, si sa, è lo stesso piano).

Clamoroso: D’Alema presentava alle banche “Renzi premier”… già 11 anni fa!

Sapete, anche solo per il semplice fatto di essere parlamentari si diventa collettori di ogni sorta di informazioni e confidenze, a cui da semplici cittadini non si potrebbe accedere. Un apriscatole automatico, insomma.

Un cittadino/parlamentare del M5S ha avuto, qualche mese fa, l’occasione di conversare con un alto dirigente di un’importante banca italiana. Con un sorriso, il dirigente gli ha confidato il seguente episodio:

“Sa, onorevole, nell’ormai lontano 2003 ho ricevuto nel mio ufficio il Presidente Massimo D’Alema. Era accompagnato da due giovanissimi esponenti del suo partito, che mi presentò tessendone le lodi politiche e concludendo: ‘Dottore, questi due giovani un giorno saranno Primo Ministro'”.

Uno dei due giovani era Matteo Renzi.

Non era ancora neppure diventato Presidente della Provincia, aveva appena 28 anni, e già veniva accompagnato in giro per le banche da Massimo D’Alema che lo presentava come futuro premier.

Un tempo i giovani promettenti venivano portati ai congressi, su un palco per un comizio, o magari al tavolo di una trattativa politica.

Oggi no. Oggi i primi ministri nascono in banca, dove fanno passerella già 11 anni prima.

(Fonti: ovviamente, il M5S conosce i nomi della banca e dei protagonisti coinvolti)

Allora, l’articolo è spazzatura volta alla delegittimazione dell’avversario; incrocia il nulla col niente, però lo fa mettendo le cose nella luce peggiore: «i primi ministri nascono in banca», «aveva appena 28 anni, e già veniva accompagnato in giro per le banche da Massimo D’Alema» è tutta fuffa, ma evocativa (non parliamo poi di quel «Fonti: ovviamente, il M5S conosce i nomi della banca e dei protagonisti coinvolti» a metà fra l’orwelliano-minaccioso e il sono-un-cialtrone-che-le-spara-grosse-e-forse-molto-forse-ho-le prove-ma-non-te-le-dico-faccia-di-velluto-gne-gne-gne).

Ma non è dello stile comunicativo che voglio parlare.

Il fatto è che è direttamente una bufala che viene rapidamente smascherata:

D'Alema Renzi smentitaL’utente ha ragione: ho controllato i dati e coincidono (quasi del tutto: il PD è stato fondato a ottobre 2007, non nel 2008). A essere benevoli, il dirigente bancario si è confuso: capita spesso, agli alti dirigenti bancari, infatti si vede come siamo conciati. A essere malevoli, la notizia è falsa.

La cosa interessante, però, sono le reazioni. C’è, ovviamente, l’arrampicarsi sugli specchi:

D'Alema Renzi sgniiiiik«Il b/n è scenico»: ammetterete che è un capolavoro. A me piace moltissimo. Fantastico. Ma il meglio deve ancora venire. Metto solo un paio di esempi dell’argomentazione prevalente, che può essere riassunta come: «È tutto un magna magna, signora mia».

D'Alema Renzi è tutto un magna magnaD'Alema Renzi è tutto un magna magna1D'Alema Renzi è tutto un magna magna2D'Alema Renzi è tutto un magna magna4E anche per lo staff l’appartenenza a due partiti diversi, la mancanza di corrispondenza di date, il “clamoroso” sparato nel titolo, la mancanza di fonti… non impensierisce:

D'Alema Renzi è tutto un magna magna3Allora: si potrebbero trarre diverse conclusioni da questo episodio minore. Dello stile di comunicazione del Movimento 5 Stelle non mi interessa parlare: credo si commenti da solo.

Mi interessa di più la reazione dei frequentatori del sito, tetragoni a qualunque evidenza. Sarebbe facile mettere in evidenza le carenze politiche e culturali, il fatto che l’ansia polemica spinge a incamminarsi su sentieri della giustificazione ad ogni costo che sfiderebbero anche la credulità di mia nipote di sei anni.

Troppo comodo. Troppo facile passare semplicemente per sprovveduti.

Perché il meccanismo: “io ti accuso – tu mi smonti l’accusa – io ti dico che comunque c’ho ragione lo stesso” è stato messo in scena da un uomo saggio di molti secoli fa, e la sua conclusione, coloro ai quali applica la sua favola, non è rivolta agli ingenui, ma ai perversi:

Un lupo e un agnello, spinti dalla sete, vanno allo stesso ruscello.

Il lupo sta più in alto e, un po’ più lontano, in basso, l’agnello.

Allora il malvagio, incitato dalla gola insaziabile, cerca una causa di litigio.

«Perché – dice – mi hai fatto diventare torbida l’acqua che sto bevendo?»

E l’agnello, tremando:

«Come posso – dice – fare quello che lamenti, lupo? L’acqua scorre da te alle mie sorsate!»

Quello, respinto dalla forza della verità:

«Sei mesi fa – aggiunge – hai parlato male di me!»

Risponde l’agnello:

«Ma veramente… non ero ancora nato!»

«Per Ercole! Tuo padre – dice – ha parlato male di me!»

E così, lo afferra e lo uccide dandogli una morte ingiusta.

Questa favola è scritta per quegli uomini che opprimono gli innocenti con falsi pretesti.

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