Una e l’altra

Stamattina sono allo sportello e a un certo punto arrivano due ragazze.

Una è notevole: alta, bionda, bel fisico. Da come si veste è chiaro che è una che sa di essere carina e lo mette in mostra. Tra l’altro scollatura vertiginosa, cosa che quando ci si china sul bancone mette in imbarazzo l’impiegato, obbligandolo a fissare risolutamente l’utente negli occhi, a digitare i dati senza mai abbassare lo sguardo sulla tastiera e a pinzare i documenti senza guardare – cosa che può fare molto male – per non rischiare che nel momento in cui gli occhi si spostano da una parte all’altra finiscano per rotolare giù dove non devono.

Comunque quella che si rivolge a me è l’amica, che a prima vista è meno carina. Guardandola bene, però, ti rendi conto che tutto di lei segnala: «Ehi, a questo gioco sto giocando anch’io» e direi che va molto oltre il semplice difendersi. Solo che magari ha impiegato un po’ meno chili di mascara, ecco.

L’amica ha fatto una serie di operazioni per farsi riconoscere crediti formativi maturati all’esterno dell’università – operazioni lunghe e costose, fra l’altro, e per cose che fuori dagli studi non valgono assolutamente niente – e adesso pensa trionfante di essere a buon punto per la laurea.

La faccio breve: purtroppo per lei non sarà così. Se è possibile sbagliare una cosa, lei ne ha sbagliato due. Anzi tre. E non è che siano processi complicati o cose burocratiche e cervellotiche: è come se ti avessero detto che puoi sostenere un esame di inglese, o francese, o tedesco, e tu hai dato rumeno. Come se ti avessero detto che puoi fare un tirocinio da un avvocato o un commercialista o un consulente del lavoro e tu sei andato da un ingegnere. Come se ti avessero proposto di leggere un autore russo e tu avessi letto Manzoni.

Sono costernato io per lei. Lei mi dice, pudicamente: «Eh, si vede che non mi ero informata bene».

E non è finita qui: una cosa tira l’altra e faccio una serie di altri controlli. Ohi. Di male in peggio. E sono cose legate fra loro: ognuna compromette un altro aspetto della carriera. Una cosa mai vista. Un disastro.

Mi era capitata una volta, una cosa simile, con un ragazzo. Quello era convinto che con una domandina poi si aggiustava tutto. Questa ragazza è più della serie inconsapevole: è come se oltre un certo livello superficiale l’università sia per lei una macchina misteriosa e inconoscibile, in cui ci si muove a tentoni – ovviamente sbagliando. Il problema, magari, è che le sembra del tutto normale frantumare le cristallerie: forse ha un’età in cui in fondo non ha mai pagato di persona.

Alla fine mettiamo un po’ d’ordine, dopo che la fila si è allungata a dismisura e tutti sbuffano. Le metto in mano  vari moduli da compilare e riportarmi, in modo che chi le concederà l’ergastolo invece della pena di morte abbia almeno uno straccio di motivazione. Sto per salutare quando l’amica, che sinora aveva fatto la bella statuina, dice: «Devo chiederle qualcosa anch’io».

Allora: questa era un disastro, penso. Figuriamoci l’altra. Lo so che la quantità di mascara e di vestiti firmati – per non parlare della profondità della scollatura e la misura di reggiseno – non è necessariamente indizio della capacità di gestire gli aspetti amministrativi della carriera universitaria, però insomma: c’è veramente tanto mascara. Anche tanta scollatura, credo, ma non posso esserne sicuro, perché la sto fissando rigorosamente negli occhi.

Invece è una che capisce, che bada al sodo e sa curare i sui interessi. Diciamo una che se le dicessero di leggere un romanziere russo non sceglierebbe uno qualsiasi, ma quello col minor numero di pagine, così le resterebbe il tempo per fare un po’ di shopping e scegliere con calma il commercialista per il tirocinio. In quest’ordine, e il commercialista deve essere davvero bravo.

Quando vanno via, una in balia del mondo e l’altra pronta a conquistarlo, come spesso mi succede mi torna in mente la Bibbia (il vangelo di Luca, crederei):

«Io vi dico: in quella notte, due si troveranno nello stesso letto: l’uno verrà portato via e l’altro lasciato; due donne staranno a macinare nello stesso luogo: l’una verrà portata via e l’altra lasciata».

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