I biscotti e i traditori

EPSON DSC pictureDiversi anni fa a Orani andai con Maria Bonaria a prendere il caffé da una anziana comare, tzia Caterina. Col caffé ci offrì i famosi biscotti di Orani, che hanno riempito di gioia la mia infanzia con la loro glassa arzigogolata, e ci rivelò un segreto.

«Questi sono quelli che chiamano “biscotti di Fonni”», ci disse. «Ma non sono “di Fonni”, propriamente sono stati inventati a Orani».

«Le cose andarono così», continuò tzia Caterina. «C’era una donna di Orani la quale era rimasta incinta di uno di Fonni, senza essere sposata, e si era stabilita in quel paese. Siccome era molto povera, perché il suo uomo non si curava di lei, per tirare avanti si mise a fare i biscotti nostri di Orani e a venderli. Ha avuto fortuna, si sono venduti dappertutto in Sardegna e la gente adesso li chiama “biscotti di Fonni”. Ma non sono di Fonni, sono di Orani».

Tzia Caterina era di una ospitalità senza pari e aveva una fede robusta, sincera e infallibile: le serate da lei, davanti a un caminetto sapientemente alimentato, erano sempre piacevoli e io e Maria Bonaria andando a Orani non mancavamo mai di visitarla. Però quella ci parve una rivendicazione un po’ ingenua, e qualche volta abbiamo sorriso ricordandocela. Oltretutto i biscotti di Orani non ci sembravano uguali a quelli di Fonni, e soprattutto sono molto più buoni.

Poi nell’estate del 2012 Maria Bonaria e il mitico Pino, a Tonara, si sono trovati un pomeriggio a casa di amici di amici e per accompagnare il classico liquorino sono stati offerti dei biscotti di Or… di Fonni. E la padrona di casa, con la massima serietà, ha spiegato loro che sono noti come biscotti di Fonni, ma più propriamente si dovrebbero chiamare biscotti di Tonara, in quanto la ricetta della loro fabbricazione era stata definita a Tonara. Purtroppo c’era stato un tempo a Tonara uno, che aveva uno dei primi biscottifici della Sardegna, e costui follemente rivelò il segreto della ricetta a dei nuoresi che la passarono poi a gente di Fonni, dove si cominciò quindi a fabbricarli, con le conseguenze che sappiamo.

Quest’ultima estate, in visita ad amici della nostra padrona di casa a Tiana ci è stato raccontato che un  tempo c’era una donna di Tiana la quale era rimasta incinta di uno di Fonni, senza essere sposata, e si era stabilita in quel paese. Siccome era molto povera, perché il suo uomo non si curava di lei, per tirare avanti si mise a fare i biscotti tipici di Tiana e a venderli. Ha avuto fortuna, si sono venduti dappertutto e la gente adesso li chiama “biscotti di Fonni”. Ma non sono di Fonni (né di Orani né di Tonara), sono di Tiana.

Mia zia Enrica, che di folklore ne sa un sacco, per un certo periodo si è interessata di leggende urbane e mi ha spiegato che spesso servono a esorcizzare paure oppure a spiegare una deficienza o una sconfitta della comunità, scaricandone la colpa su un soggetto esterno (gli zingari che rubano i bambini, gli ambientalisti che paracadutano le vipere dove prima non ce n’erano, i giochi di ruolo o i videogames che fanno suicidare gli adolescenti).

Qui il capro espiatorio è tipico: un imprenditore pazzo, una donna povera, miserabile e incinta di non si sa chi, ma la storia dei biscotti di Fonni che non sono di Fonni mi colpisce perché non avevo mai sentito raccontare una leggenda urbana rurale, e oltretutto legata a un fatto della sfera domestica e femminile, come fabbricare i biscotti, e non alla sfera maschile (ci sono certe storie di caccia che si avvicinano alle leggende urbane).

A questo punto però mi sono incuriosito: c’è qualcun altro che sa che i biscotti di Fonni in realtà si facevano originariamente nel suo paese? Se è così, scrivetelo qui sotto!

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