Di faccia e di profilo

Tempo fa mi aveva incuriosito un articolo di Wired (ma la cosa è ancora più vecchia) che raccontava della lotta di un grafico professinionista, Phil Kaplan, contro l’industria delle foto segnaletiche.

“Industria delle foto segnaletiche”?!

Soliti sospettiGià. Ma andiamo con ordine. Negli Stati Uniti i registri di arresto, con i dati rilevati in quel momento (nome, indirizzo e, appunto, foto segnaletica) sono pubblici. Molti distretti di polizia o uffici dello sceriffo interpretano questa norma nel senso che devono pubblicare i dati sulla rete; in questo modo fanno vedere di essere attivi e produttivi negli arresti. Si accampano inoltre motivazioni che riguardano la sicurezza generale: d’ora in poi quando Jamaal “macellaio” Robinson cercherà casa i vicini sapranno che è stato arrestato e potranno custodire con più efficacia le loro case, i loro beni e le loro figlie. O il padrone di casa non gliela affitterà del tutto e Jamaal andrà a vivere sotto i ponti – gli effetti sulle sue tendenze criminali sono prevedibili ma hey, le case, le robe e le figlie del nostro vicinato sono al sicuro, no?

Incidentalmente: le cose bizzarre generano altre cose bizzarre. È questa pratica di pubblicazione sul web delle foto segnaletiche, come riporta Wired, che induce gli avvocati a consigliare ai clienti, quando possono, di costituirsi agli sceriffi di remote aree rurali che non vedono un ladro di galline da secoli, figuriamoci se hanno un sito web dedicato agli arresti.

Io ho visto molti film sugli sceriffi di remote aree rurali e so che sono tutti suprematisti bianchi psicopatici laidi e corrotti da cui non vorrei mai farmi arrestare, ma suppongo che gli avvocati in questione sappiano quello che fanno.

In realtà, come suggerisce un blog dedicato all’argomento, la pubblicazione delle foto segnaletiche degli arrestati non è motivato tanto da meccanismi preventivi (anche se nell’America delle paranoie securitarie e delle leggi per cui ci si può fare giustizia da soli la cosa ha un suo peso) quanto da meccanismi punitivi: è una specie di gogna mediatica che viene inflitta ai malviventi – o a chi semplicemente rimane impigliato nelle maglie della legge – come pena aggiuntiva. La cosa è particolarmente evidente se si pensa all’enfasi con cui vengono rilanciate da tutti i network televisivi le foto segnaletiche di un Hugh Grant o di una Lindsay Lohan, ma la cosa non riguarda solo presunti VIP: la pubblicazione delle schede segnaletiche soddisfa il gusto torbido del pubblico anche quando le persone ritratte sono sconosciute – del resto frugando in rete ho trovato gallery specializzate: le ragazze arrestate più carine, i volti più torvi, i delinquenti più tatuati, e così via.

La cosa è un po’ più complicata, perché qualche volta la pena aggiuntiva è inflitta da terzi, e non dalle autorità. Per esempio in North Carolina da un po’ di tempo tutti i lunedì (Moral Monday) si protesta contro le politiche di tagli sociali portate avanti dal governatore. Alcuni manifestanti (un buon numero, in realtà) sono stati arrestati in seguito alle proteste. Un sito di estrema destra ha raccolto le foto e le ha trasformate in un “gioco” online:

Moral MondayApparentemente è un quiz stupido: quale delle tre ha ottantatre anni? Se clicchi su una risposta ottieni però non solo i nomi delle persone interessate, ma l’indirizzo, il datore di lavoro e una serie di altre informazioni, prese presumibilmente da altri pubblici registri. Lo scopo intimidatorio è abbastanza chiaro, e considerato che fra i lettori di quel sito ci sono suprematisti bianchi psicopatici laidi e corrotti che per divertirsi vanno in campagna a giocare alla guerra e si addestrano a linciare gli avversari, la cosa può diventare inquietante.

Forse questo spiega perché uno, per evitare i neonazisti di quel sito, preferisce farsi arrestare da uno sceriffo di una contea rurale. Almeno in quel caso forse se la cava, a meno che la sceneggiatura non gliel’abbia scritta Tarantino.

In realtà siamo arrivati, a questo punto, alla vera e propria industria delle foto segnaletiche. Perché la questione è questa: dato che sono registri pubblici, chiunque li può rilanciare per tutto il web. E, sostanzialmente, farne quello che vuole (e probabilmente farsi proteggere dalla Costituzione mentre lo fa).

Si crea così una piccola nicchia di mercato. Per evitare al pubblico di dover frugare i siti degli sceriffi di tutte le contee dello stato per scoprire se il fidanzato di vostra figlia, quel simpatico giovanotto con tatuate due pistole incrociate sul petto, è un criminale incallito oppure installa autoradio (le due cose possono coincidere), potete cliccare su qualcosa tipo fotodicriminaliappenaarrestati.com e controllare in un colpo solo sito pagine e pagine di criminali, tutti ripresi di fronte e di profilo, come usa, e con la classica targhettina in mano. Ci saranno categorie come su Facebook, immagino: ultimi ingressi, che so, o magari i criminali segnalati dai vostri vicini.

La nicchia di mercato, in realtà, è un po’ più complessa: perché rapidamente le persone si sono accorte di stare su questi siti anche se innocenti. O nel caso che il processo non sia mai andato avanti: quel che conta è l’arresto, non l’esito finale. Capite che a uno comparire nella galleria dei criminali della zona per un episodio di cinque anni prima conclusosi con una ammenda da venti dollari può dare parecchio fastidio.

E quindi? Beh, la cosa non è così semplice. Ufficialmente non ti stanno diffamando (lo dicono anche loro che uno è innocente finché non è condannato, però intanto ti sbattono sul web). Potresti in teoria mandare una mail o una lettera per chiedere la cancellazione, ma molti siti non hanno l’indicazione di nessun contatto, elettronico o di altro tipo.

E allora? Ci sono, per fortuna, parecchi siti addetti alla rimozione della tua immagine dal web. Dietro pagamento di una somma, che va da poche centinaia di dollari ad alcune migliaia, promettono che useranno i loro “esperti di mediazione”, “team legale specializzato” o “squadra d’élite di collaboratori” per togliere le tue foto dai siti incriminati.

Che detto così tu speri che la “squadra” sia un gruppo di amici di Jamaal il macellaio che, già che ci sono, ai gestori dei siti gli spezzino anche i ditini, così non possono più maneggiare il mouse.

Macché. In realtà questi esperti mediatori sono i proprietari degli stessi siti che così guadagnano due volte: una volta con la pubblicità sui siti di foto segnaletiche, e una seconda volta facendosi pagare per togliere la tua foto.

È perfetto: parecchi tribunali hanno dichiarato che non è estorsione, sebbene sia una pratica al limite della correttezza.

E quindi? C’è al momento tutta una interessante battaglia legale, e molti stati stanno intervenendo per regolamentare la materia. Ci sono anche cose molto divertenti, in questa lotta fra gestori dei siti e loro vittime, le quali contrattaccano in maniera inventiva. Per esempio il Kaplan di cui parlavamo all’inizio ha fatto causa per violazione dei diritti d’immagine: tu usi la mia faccia per fare soldi, mi devi pagare. Ho trovato un articolo in cui si racconta di uno che ha postato le sue lamentele contro un sito di foto segnaletiche su un importante sito che smaschera frodi (qualcosa tipo Mi manda RAI3 ma sul web). A questo punto è il proprietario del sito delle foto segnaletiche che si lamenta, perché là passa da truffatore (la sua vittima dovrebbe farsi pagare per ritirare la lamentela dal sito).

La battaglia è ingaggiata. Vi terrò informati.

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