Lontan dagli occhi

Trovo su Wired un articolo di un certo Brendan Koerner che tratta temi che sono comparsi su questo blog anche recentemente, in particolare il traffico di droga negli Stati Uniti, le dinamiche di sicurezza di quel paese e come il microcosmo del traffico produca continuamente storie che superano la realtà (e tragedie personali anche di tipo inaspettato). L’articolo mi è piaciuto e l’ho tradotto: lo trovate qui sotto.

L’articolo originale si intitola See no evil: il riferimento è al proverbio see no evil, hear no evil, speak no evil, che serve soprattutto a suggerire che se ti sforzi di non supporre il male negli altri non calunnierai nessuno. Noi non abbiamo un proverbio simile, ho deciso di usare come titolo qualcosa che si avvicinasse, e cioè

Lontan dagli occhi

di Brendan Koerner

Alfred Anaya era un genio nella installazione di scompartimenti segreti nelle auto. Pensava che se, a sua insaputa, venivano usati per contrabbandare droga, quello non era un suo problema. Si sbagliava.

Alfred Anaya era orgoglioso dei suoi generosi termini di garanzia. Sebbene la sua ditta di installazione di stereo per auto, Valley Custom Audio Fanatics, fosse solo un’impresa individuale gestita dalla sua casa di San Fernando (California), offriva ai suoi clienti una garanzia perpetua: se in qualunque momento ci fossero stati problemi con i suoi lavori, li avrebbe riparati per il solo costo dei materiali – senza fare domande.

customized car stereoTipicamente i clienti di Anaya sfruttavano questa possibilità quando i loro subwoofers delittuosamente chiassosi arrivavano al collasso o le loro casse in fibra di vetro evidenziavano delle filature. Ma nel tardo gennaio 2009 un uomo che Anaya conosceva solo come Esteban chiese aiuto per un prodotto particolare: uno scompartimento nascosto che Anaya aveva installato nel suo fuoristrada Ford F-150. Lungo gli anni questi vani segreti – o trappole, come si chiamano nel gergo automobilistico – sono diventati un lussuoso articolo di grido sia per i ricchi che per personaggi più loschi. Questo particolare vano era collocato dietro il sedile posteriore del fuoristrada, che Anaya aveva equipaggiato con un sistema idraulico collegato al sistema elettrico della macchina. Il solo modo per far scivolare in avanti il sedile e rivelare il suo segreto era quello di premere quattro interruttori contemporaneamente: due per la chiusura delle porte e due per i finestrini.

Esteban disse che il sedile non rispondeva più ai comandi e che neanche forzandolo lievemente si riusciva ad aprire. Chiese ansiosamente ad Anaya di dargli un’occhiata.

Anaya fu turbato dalla richiesta, perché aveva i suoi dubbi sulla natura del lavoro di Esteban. Non c’è niente di intrinsecamente illegale nel costruire trappole, che sono comunemente utilizzate per nascondere qualunque cosa, da gioielleria di valore a armi da fuoco legalmente possedute. Ma l’attività viola la legge della California se l’installatore sa per certo che il vano sarà usato per trasportare droga. La pena massima è di tre anni di prigione. Anaya pensò perciò che sarebbe stato più saggio deviare dalla sua abituale linea di comportamento del genere “niente domande” prima di onorare la sua promessa di garanzia: «Non c’è niente lì dentro del quale io non dovrei sapere niente, vero?». Esteban lo assicurò che non c’era motivo di preoccuparsi.

Esteban portò la F-150 fino al modesto villino di Anaya e parcheggiò vicino al portico posteriore. Un suo amico, che si presentò come Cesar, giunse giusto dietro di lui su un fuoristrada Honda Ridgeline. Il trentasettenne Anaya, un bell’uomo dall’aria giovanile il cui collo e braccia sono coperti da tatuaggi di dadi e immagini giapponesi, ispezionò gli interruttori che controllavano la trappola della macchina. Sentì il ronzio degli ingranaggi, ma il sedile rimase rigidamente bloccato. Avrebbe dovuto usare la forza bruta.

Anaya fece un foro nell’imbottitura del sedile col suo trapano Makita da 24 volt, cercando di individuare le viti che ancoravano il sedile ai pistoni. Dopo pochi istanti senti uno schiocco mentre il trapano sembrò penetrare qualcosa di morbido. Quando finalmente riuscì a rimuovere il sedile vide quel che aveva toccato: una mazzetta di banconote alta dieci centimetri. L’intero scomparto era pieno zeppo di pacchetti simili, molti dei quali caddero sul pavimento del fuoristrada. Esteban aveva inceppato la trappola riempendola di troppo contante – quasi 800.000 dollari in totale.

Anaya si trascinò fuori dell’abitacolo, livido. «Fuori di qui», ringhiò ad Esteban. «Non voglio saperne niente. Non voglio problemi».

Esteban Magallon Maldonado e Cesar Bonilla Montiel rovesciarono freneticamente bracciate di denaro dalla F-150 al bagagliaio della Ridgeline. Tenevano a rimanere in buoni rapporti con Anaya, perché uomini con la sua abilità sono estremamente preziosi nel traffico di stupefacenti. Per spostare i prodotti dai grossisti ai piccoli spacciatori le organizzazioni di trafficanti hanno necessità di veicoli equipaggiati con trappole ben camuffate in modo da evitare sequestri troppo facili durante i percorsi. Nel sottobosco criminale californiano girava voce che nessuno costruisse trappole più eleganti di quelle di Anaya, un perfezionista che si assicurava che i suoi scomparti segreti fossero invisibili anche agli occhi più allenati. Maldanado e Montiel, attori principali di un gruppo di trafficanti che faceva arrivare grosse quantità di cocaina e metanfetamina nel midwest, erano ansiosi di utilizzare ancora i suoi servizi.

Una volta che tutto il denaro venne trasferito sulla Ridgeline, Anaya, adesso più tranquillo, accettò di sistemare la trappola della F-150 in cambio di  1.500 dollari, un terzo di quanto aveva chiesto originariamente per installarla. Si offrì anche di migliorare lo scomparto aggiungendo un altro interruttore – quello che faceva reclinare il sedile del guidatore – alla sequenza di apertura.

Maldanado, riconoscente, chiese allora ad Anaya se poteva installare una trappola anche nella Ridgeline. Il fuoristrada della Honda ne aveva già una, ma era il lavoro di un dilettante – giusto un rozzo foro segato via dal fondo del baule. Maldanado voleva una trappola azionata elettronicamente come quella della F-150, e si offrì di lasciare un anticipo in contanti in modo che Anaya potesse comprare i componenti idraulici necessari.

Anaya, che aveva un sacco di debiti con diversi creditori, decise di accettare il lavoro. Non aveva del tutto perdonato Maldanado per non averlo avvisato del denaro incastrato nella trappola, ma si disse che stava ancora rispettando la lettera della legge. Il fatto era che non aveva visto stupefacenti, e non c’erano state discussioni su come Maldanado avesse guadagnato quel piccolo tesoro. Date le circostanze Anaya suppose di essere immune da conseguenze legali legate alle sue meticolose invenzioni. Era, dopotutto, solo un installatore.

Quando aveva otto anni Alfred Anaya distrusse l’aspirapolvere di sua madre per il bene della ricerca. «Lo feci a pezzi perché volevo vedere il motore interno», ricorda. «Ero così giovane, pensavo che il motore avrebbe funzionato da solo anche dopo averlo estratto. Non mi resi conto che doveva essere allacciato per girare». Sua madre fu seccata ma a stento sorpresa nello scoprire l’aspirapolvere distrutto: perché conosceva benissimo la curiosità galoppante del figlio. Alfred continuamente smontava i Walkman della Sony o le radiosveglie di casa per poter riempire il suo cassetto favorito con i circuiti che lo eccitavano con la loro complessità.

Anaya idolatrava suo padre, Gabriel, un laborioso piastrellista immigrato dal Messico. Prima ancora di avere raggiunto l’adolescenza, Alfred marinava la scuola per aiutare il padre a pareggiare pavimenti in cemento nei centri commerciali. Utilizzava i materiali di scarto di questi cantieri per costruire labirintici capanni nel giardino posteriore della casa di famiglia a San Fernando. Utilizzando segretamente la sega circolare di suo padre equipaggiò la struttura con ponti levatoi, botole nascoste e stanze segrete in cui pomiciare con le ragazze.

Nell’adolescenza Anaya sviluppò un’ossessione per le automobili. Risparmiò 500 dollari per comprare la carcassa di un Maggiolino Volkswagen, che amorevolmente ricostruì a mano. Dopo aver lasciato la scuola al penultimo anno delle superiori, iniziòa bazzicare un negozio di stereo locale, Super Sound Electronics. Spazzava i pavimenti e lavava gratis le auto dei clienti, in modo da poter sbirciare dietro le spalle dei tecnici del negozio mentrre modellavano le casse e facevano passare i cavi nelle portiere.

custom-car-stereoQuando finalmente riucì a convincere il proprietario di Super Sound a prenderlo come apprendista Anaya si posizionò rapidamente come l’astro nascente del negozio. Anni passati a leggere progetti con suo padre gli avevano donato una capacità istintiva di immaginare come inserire i componenti degli stereo nelle linee originarie delle auto. «Quando personalizzi un’auto devi avere immaginazione, devi essere capace di visualizzare che aspetto avrà quando avrai finito di inserire questi impianti stereo pazzeschi», dice Tony Cardone, un amico d’infanzia di Anaya che è diventato anche lui un installatore. «Questa è una cosa in cui Alfred è sempre stato veramente bravo». Anaya eccelleva nel fabbricare alloggiamenti per casse color pastello dalle linee avvolgenti; spesso otteneva la forma desiderata ricoprendo telai di legno con pigiami di lana e poi facendoci colare sopra una resina fusa che raffreddandosi si sarebbe solidificata.

Anaya imparò anche che certe volte l’approccio migliore è quello di nascondere il tuo lavoro. «Il suono arriva sempre meglio quando tu non capisci da dove proviene», dice, «Tu vuoi che la gente si senta come se stesse ascoltando per magia». Per accontentare i clienti che preferivano il nascosto al pacchiano, Anaya si sforzò di imparare a costruire casse che potessero stare negli spazi irregolari dietro i panneli delle portiere o dei sedili posteriori.

Questa abilità si rivelò utile quando i clienti iniziarono a chiedere trappole, presumibilmente luoghi per nascondere armi, contante ed erba sia ai poliziotti che ai rapinatori. Anaya era pronto a ofrire questo servizio, che appagava il suo gusto innato della burla. La prima trappola che vide, costruita da uno dei suoi maestri al Super Sound, era ricavata nel cruscotto, con una botoletta collegata a un’antenna che poteva essere estratta o ritirata via telecomando. Anaya era ansioso di costruire astuti scompartimenti del genere, che avrebbero lasciato allibiti i suoi amici col bernoccolo delle costruzioni, gente che ama invenzioni che sembrano prese dal mondo di James Bond. «Lasciare tutti di sasso, questo è ciò che è appagante in quel che facciamo – le risposte e l’adrenalina che ne hai», dice Anaya. «Io volevo che i miei vani fossero più sofisticati di quelli di chiunque altro».

lowrider magazine anaya 2Nel 2002 Anaya era divenuto uno dei più ricercati installatori della Califoria meridionale, con una clientela che coprendeva rappers, giocatori professionisti di pallacanestro e stelle del porno. Elettronica portatile lo inserì nell’elenco dei cento migliori installatori e i suoi sistemi furono raffigurati sulle pagine colme di ragazze in costume di giornali come Lowrider o Lug. Anaya sfruttò la sua fama per aprire una sua attività, Valley Custom Audio Fanatics, nella zona commerciale di San Fernando. Un anno dopo, poco prima di sposare un donna di nome Aimee Basham, Anaya convinse un investitore ad aiutarlo a trasferirsi in un locale più grande nella vicina North Hollywood. Eccitato dalla possibilità Anaya impiegò un mese a per costuire la decorazione principale del nuovo negozio, un espositore in vetroresina alto quattro metri scolpito come la spina dorsale di un alieno. Suo padre, Gabriel, che era malato di un cancro al colon in fase terminale, visito il negozio poco prima dell’inaugurazione. Mentre disfava scatole di componenti, Alfred vide suo padre seduto su una cassa da stereo, raggiante d’orgoglio per tutto quel che il figlio aveva fatto. «Forse il ricordo più bello che ho», dice Anaya.

customized stereo carMa quei momenti felici furono presto offuscati dai problemi finanziari della Valley Custom Audio. Come molte persone dotate di un incredibile talento creativo Anaya era un pessimo amministratore di tempi e denaro. Accettava troppi lavori insieme e non riusciva a tenere conto delle spese. Messo a dura prova dalla fatica di mandare avanti un’attività, cominciò a bere troppo, ingollando birra dopo birra mentre tentava di finire auto che erano settimane in ritardo sui tempi di consegna. I suoi affari personali divennero anch’essi contorti, a causa di un mutuo insopportabile e delle sue spese munifiche in motociclette, spogliarelliste e campeggi coi suoi due figli (uno dei ragazzi apparteneva a una relazione precedente a Basham).

Nel 2007 Anaya fu costretto a spostare la sua attività pericolante in casa propria – con gran fastidio di Basham, che odiava il costante rumore dei generatori collocati in garage. Ma i problemi di Anaya continuarono: clienti poco affidabili gli fregarono migliaia di dollari, malui continua comprare, con carte di credito sovraccariche, casse e attrezzi delle migliori marche.

L’unico punto di forza della Valley Custom Auto era il suo crescente commercio di trappole. Anaya non faceva pubblicità al servizio, ma i clienti soddisfatti indirizzavano i loro amici. Chiedeva dai quattro ai cinquemila dollari per ogni scomparto, molto di più di quanto guadagnava dalla tipica installazione di uno stereo. Ancora meglio questo tipo di clienti pagavano subito, e pagavano in contanti. Per la fine del 2008 la costruzione di trappole rappresentava circa il 70% del carico di lavoro di Anaya.

Sapeva benissimo che stava giocando col fuoco – poteva certamente immaginare come sarebbero state usate alcune delle sue trappole. Ma pensava anche che la legge della California sugli scomparti segreti, una delle poche della nazione, offrisse una linea guida chiara. Costruire una trappola era illegale solo se fatto con “l’intento di conservare, nascondere, contrabbandare o trasportare una sostanza vietata”. Sulla base di consultazioni con colleghi installatori Anaya pensava di superare quella linea solo se un cliente specificamente avesse menzionato la droga.

Così Anaya adottò una politica affine a quella usata dai negozi che vendono pipette di vetro: non accettava nessun cliente che all’atto di ordinare una trappola usasse un gergo da spacciatore. Fintanto che uno era discreto Anaya non vedeva nessun problema nell’accettare il suo denaro.

Il precursore della moderna costruzione di trappole è stato un meccanico francese chiamato Claude Marceau (probabilmente uno pseudonimo). Secondo quanto riportato in una nota del 1973 del Dipartimento della Giustizia Marceau fuse personalmente 72 chili di eroina nella struttura di una ammiraglia della Lancia che fu importata negli USA nel 1970, un successo chiave per la famosa French Connection, l’accolita di trafficanti immortalata sullo schermo. Trappole come quelle di Marceau possono essere difficili da individuare, ma richiedono considerevole tempo e desperienza per essere messe in opera. L’unico modo per riempire e svuotare uno di questi vani “inerti” è di smontare del tutto la macchina, pezzo per pezzo. Questo ha una giustificazione economica per multinazionali come la French Connection, che sposta raramente grosse quantità di narcotici da un continente all’altro. Ma trafficanti minori che muovono piccoli quantitativi da una città all’altra a scadenze regolari non possono sacrificare un’auto ogni volta che fanno una consegna. Hanno bisogno di nascondere e recuperare con facilità il loro carico e riutilizzare i veicoli volta dopo volta.

how_people_and_640_26I primi trafficanti ficcavano i loro carichi in posti ovvi: l’interno dei parafanghi, ruote di scorta, le rientranze del motore. A partire dagli anni ’80, però, si spostarono verso quello che la Drug Enforcement Administration chiama “trappole urbane”: vani di media grandezza nascosti dietro coperture azionate elettronicamente. I primi spazi di questo genere erano di solito collocati nelle portiere di berline di lusso; i fabbricanti di trappole, che spesso hanno come secondo lavoro quello di carozzieri, segavano via una sezione dei pannelli delle portiere e le collegavano poi agli alzacristalli elettrici. Presto iniziarono a costruire trappole in cruscotti, sedili, e tettucci, con sportelli aperti da pulsanti che azionavano interruttori magnetici. Col tempo i magneti cedettero il passo a pistoncini idraulici, che rendevano gli sportelii più difficili da forzare durante le perquisizioni della polizia.

Arrivati all’inizio degli anni ’90, tuttavia, i trafficanti avevano appurato che questi scompartimenti segreti avevano due grossi difetti di base. Il primo era che i pulsanti e gli interruttori che controllavano le aperture delle trappole erano aggiunte successive alla costruzione dell’auto. Questo li rendeva facili da individuare – i poliziotti venivano addestrati a cercare ogni marchingegno che non fosse installato dalla fabbrica.

In secondo luogo le trappole non erano molto utili una volta che un poliziotto identificava il pulsante corretto: la botoletta si sarebbe aperta con la semplice pressione di un tasto. A volte la polizia avrebbe addirittura aperto la trappola per caso: un ginocchio o un gomito sfiora un pulsante durante una perquisizione energica, e, magia!, compare una busta di cocaina.

I fabbricanti di trappole reagirono alle lamentele dei trafficanti attaccandosi al sistema elettrico delle auto e collegandovi i loreo vani con dei relè, interruttori elettromagnetici che abilitano circuiti a bassa intensità al controllo di circuiti più potenti (i relè sono il motivo, per esempio, per il quale il semplice atto di girare una chiave fa partire un intero motore). Alcuni relè non fanno passare la corrente finché un certo numero di circuiti di accensione non sono stati aperti – in altre parole, finché non sono state compiute diverse separate azioni. Collegando questi interruttori si potevano costruire trappole attivate non da pulsanti aggiunti successivamente ma dai controlli di fabbrica di un’auto.

«Con gli interruttori a relè, puoi aprire il vano solo se fai una serie di azioni esattamente nella sequenza corretta», dice Michael Lewis, Sceriffo della contea di Wicomico, nel Maryland, che con la sua carriera ventennale come agente della stradale è divenuto un esperto di trappole riconosciuto a livello nazionale. Una sequenza tipica consiste nel pigiare una varietà di comandi un numero di volte prefissato: un alzacristalli tre volte, un comando di bloccaggio delle porte quattro volte, lo sbrinatore posteriore due volte. Ma per costruttori di trappole particolarmente abili con i relè, la complessità del sistema di sbloccaggio è limitata solo dalla loro immaginazione. Molti bloccano l’elettronica in maniera tale che lo scomparto non si apra comunque a meno che le portiere non siano tutte chiuse – un’eventualità rara durante una perquisizione a un posto di blocco. Un’altra tattica è quella di collegare l’apertura a un sensore di pressione sotto il sedile del guidatore, così che il vano non sia accessibile a meno che non ci sia qualcuno al volante.

secret-compartment-car-bumper-heroinIn anni recenti i costruttori di trappole hanno gareggiato per vedere chi poteva inventarsi i trucchi di apertura più complicati. I maestri riconosciuti di questa disciplina sono gli installatori di origine dominicana del Bronx, molti dei quali lavorano in carrozzerie in Jerome Avenue – una striscia ghiaiosa che gli agenti ella DEA chiamano la Silicon Valley dei costruttori di trappole. «I dominicani hanno iniziato a fare attivazione vocale circa sei anni fa», dice Lewis, che insegna riconoscimento di trappole in corsi per forze di polizia di tutto il paese. «Ho visto filmati di una trappola dominicana: devi attivare il controllo di navigazione, alzare un finestrino mentre ne abbassi un altro e parlare. Quando parli chiudi il circuito e attivi lo scomparto. È discretamente bastardo».

Ma la misura definitiva della bontà di un vano non è quanto sia difficile aprirlo quanto sia difficile trovarlo. Un poliziotto può non riuscire mai a indovinare l’esatta sequenza che apre una botola, ma l’ostacolo è irrilevante se l’esistenza del vano è tradita da una lavorazione sciatta – un filo volante che spunta da un sedile o una goccia di metallo malaccorta. Se c’è un indizio visuale dell’esistenza di una trappola in un’auto la polizia può spesso ottenere un mandato e smontarla pezzo per pezzo. Anche lo scomparto meglio munito non può resistere alle incursioni di seghe e trapani.

Alfred Anaya si era guadagnato una clientela leale perché i suoi lavori erano immacolati e quindi non individuabili. Era meticoloso fino all’eccesso, il tipo di uomo che una volta dipinse casa sua dieci volte perché non poteva accontentarsi di niente che non fosse la perfetta sfumatura di bianco. I suoi clienti, che si giocavano centinaia di migliaia di dollari ogni volta che mettevano un carico sulla strada, apprezzavano grandemente la sua attenzione al dettaglio. Se Anaya era meno diligente nel comprendere le sfumature legali del suo lavoro quello non era problema loro.

A un certo punto nel tardo 2008 Anaya ricevette una chiamata da un cliente che viveva nell’area di San Diego. L’uomo voleva che aggiustasse una trappola difettosa situata a Tijuana. Anaya aveva paura di avventurarsi oltre confine: per quanto odiasse dover venir meno alla sua garanzia, si rifiutò di andare in Messico.

Anaya pensava di essersi protetto rifiutando il lavoro, ma il danno era stato fatto nel momento in cui aveva risposto al telefono. Quel particolare cliente era l’obiettiva di una indagine della DEA, e gli agenti avevano ascoltato la conversazione. La DEA decise di mettere sotto controllo anche il telefono di Anaya, in un tentativo di identificare altri trafficanti di droga che si facessero costruire trappole dalla Valley Custom Audio.

Poco dopo che il controllo venne attivato, il 30 gennaio 2009 gli agenti ascoltarono Anaya avvisare Esteban Magallon Maldanado che aveva finito di riparare la Ford F-150 – il fuoristrada con la trappola inceppata dalle banconote. Maldanado e il suo socio, Cesar Bonilla Montiel, recuperarono il veicolo immediatamente perché avevano una importante consegna da fare. Il loro soci a Kansas City aspettavano una consegna di sei chili di cocaina e cinque once di metanfetamina.

Trasportare dorga dalla California meridionale al Kansas era un affare altamente redditizio per Maldanado e Montiel. I due frequentavano i combattimenti illegali di galli, durante i quali organizzavano l’acquisto di cocaina e anfetamine da un paio di grossisti di alto livello che conoscevano solo come Suki e Gordito. Poi assumevano guidatori per trasportare la merce a Kansas City, dove l’ulteriore distribuzione era gestita da un ventenne irruento di nome Curtis Crow.

Per questo particolare viaggio nel febbraio del 2009 Maldanado e Montiel assunsero un cocainomane chiamato Jaime Rodriguez per portare la F-150 a Kansas City. Rodriguez era quasi alla fine del suo viaggio di 1600 miglia quando venen fermato dalla stradale del Kansas per eccesso di velocità. Un agente sospettoso mandò l’auto al controllo da parte di una unità cinofila a Topeka. Il cane indicò la possiiblità della rpesenza di droga, così un agente ripassò a mano ogni centimetro del fuoristrada. Ma per quanto provasse non riuscì a individuare la trappola dietro il sedile posteriore. A Rodriguez fu alla fine permesso di andarsene via con più di di diciotto once di droga ancora nascoste nell’auto. Non ci potrebbe essere miglior prova del valore di Anaya per il traffico, sebbene Anaya stesso non sapesse niente dello scampato pericolo.

Nelle settimane successive Maldanado e Montiel pagarono Anaya per costruire trappole su tre altri veicoli: l’Honda Ridgeline che avevano lasciato quando avevano fatto sistemare l’F-150, una Toyota Camry del 2007 e una Toyota Sequoia del 2008. La Ridgeline fece un viaggio in Kansas a marzo, e la Sequoia e la Camry facevano parte di un convoglio in aprile. Questi viaggi fornirono a Crow altri nove chili di cocaina e nove once di anfetamine.

Ma le auto preparate da Anaya stavano rapidamente perdendo la loro capacità di ingannare. Il 5 aprile, per esempio, la Polizia Stradale della California fermò la Sequoia e trovò la trappola con facilità, sequestrando più di 106.000 dollari in contanti. Il 24 aprile la polizia fermò la Camry e di nuovo trovò la trappola. Questa volta conteneva due once di anfetamine. Il controllo sul telefono di Anaya, insiemne con la sorveglianza della sua casa, dava alla DEA tutte le informazioni necessarie per frustrare i piani dei suoi clienti.

Ovviamente all’oscuro del controllo della DEA, Maldanado e Montiel temettero che Anaya fosse diventato un informatore. Interruppero tutti i contatti con il costruttore di trappole e si liberarono di tutti i veicoli da lui toccati.

Ma nonostante queste precauzioni l’operazione California-Kansas era troppo arrischiata per eludere alungo le autorità. Crow, in particolare, era selvaggiamente incauto: rubava ai suoi colleghi spacciatori, assumeva amici con dipendenze e si sballava con la sua stessa merce. Dopo che la DEA tracciò una chiamata che Montiel aveva fatto alla casa dove Crow conservava la droga era solo questione di tempo prima che l’organizzazione venisse schiacciata.

L’inevitabile fine arrivò a settembre 2009, dopo che un conducente sorpreso con otto chili di cocaina accettò di cooperare con la DEA. Praticamente tutti i componenti della banda furono immediatamente presi, tranne Maldanado che si diede alla macchia (fu poi arrestato a Riverside, in California, a marzo 2012). Anaya, naturalmente, non seppe nulla di questi arresti: non aveva avuto contatti con Maldanado o Montiel dalla primavera. Era inoltre occupato a far fronte a due crisi personali: una crescente pila di debiti che ammontavano a quasi 55.000 dollari, senza considerare un mutuo incagliato, e la dissoluzione del suo matrimonio con Basham, che si stufò della combinazione di stakanosvismo e bisboccia e chiese il divorzio.

Il 18 novembre, mentre Anaya attraversava col suo Ford F-350 il parcheggio di un Home Depot (un centro comemrciale dedicato al bricolage, NdRufus), notò una berlina scura che sembrava pedinarlo da una corsia parallela. Pensò che l’auto appartenesse ad amici. Ma quando la berlina si fermò davanti a lui gli uomini che ne uscirono erano degli sconosciuti per lui. Si qualificarono come agenti della DEA e gli ordinarono di uscire dall’auto. «Tu sai perché siamo qui», gli disse uno degli agenti ad Anaya, allibito nel ritrovarsi in manette per la prima volta in vita sua, «i tuoi scomparti segreti».

Gli agenti portarono Anaya nella sede della DEA nel centro di Los Angeles, dove lo interrogarono a lungo. Anaya parlo con franchezza delle sue trappole, calcolando di averne costruito quindici nel corso dell’ultimo anno. Si vantò anche del suo perfezionismo, sottolineando di essere sempre stato attento a nascondere i fili dei suoi collegamenti.

Gli agenti dissero ad Anaya che ptoeva evitare qualunque potenziale complicazione legale facendo loro un grosso favore. Volevano che equipaggiasse le auto dei suoi clienti con dei localizzatori satellitari e con microtelecamere, ion modo che la DEA potesse acquisire prove contro dei sospetti trafficanti. Gli dissero di prendersi un paio di giorni per pensarci su, e lo rimisero in libertà.

Il giorno successivo uno stralunato Anaya se ne andò alla tomba di suo padre per meditare sulla scelta di fronte a lui. L’epifania che ebbe mentre era inginocchiato davanti alla lapide non fu confortante. «Sentii che qualunque decisione avessi preso sarebbe successo qualcosa di brutto», dice Anaya. «Ma non potevo fare niente che mettesse in pericolo la mia famiglia». E mentre personalmente pensava di poter reggere un periodo di carcerazione, temeva che qualunque spacciatore abbastanza iomportante da interessare la DEA non avrebbe avuto scrupoli a uccidere i suoi bambini, nipotini e nipotine. Questo rese evidente la decisione da prendere.

lowrider magazine anayaQuando Anaya disse alla DEA che aveva troppa paura di divenire un informatore, gli agenti gli fecero una nuova e più accattivante proposta: gli avrebbero piazzato Valley Custom Audio in un negozio di lusso, completo di ogni attrezzatura che Anaya desiderasse. Non gli avrebbero chiesto di piazzare alcun sistema di sorverglianza nelle auto, ma il locale sarebbe stato pieno zeppo di microspie.

Ancora una volta Anaya rifiutò.

Il 10 dicembre Anaya fu arrestato e successivamente incriminato dal tribunale di Los Angeles per “attività legata a falsi scompartimenti”. Gli fu inizialmente negata la cauzione, in parte a causa del fatto che di un fucile d’assalto illegalmente detenuto e un giubbotto antipropiettile erano stgati scoperti in casa durante la perquisizione («lo sai, hey, a me piace sparare», dice Anaya serenamente; ha due grosse pistole tatuate sul petto). Il suo avvocato lo informò che, data la sua assoluta mancanza di precedenti, non era probabile che passasse troppo tempo dietro le sbarre per una accusa così lieve.

Ma nel marzo 2010 Anaya ricevette notizie tristi e sorprendenti: il governo federale avocava il caso, e intendeva processarlo in Kansas – uno Stato in cui non aveva mai messo piede.

I processi a carico di costruttori di trappole sono straordinariamente rari. Non c’è una legge federale contro il costruire scomparti segreti, anche se è fatto con l’intenzione specifica di contrabbandare droghe. Talvolta il Dipartimento della Giustizia inquisisce i costruttori per aver violato norme che vietano la vendita di attrezzatrue legate al consumo di stupefacenti, ma sono casi difficili da dimostrare; richiedono prove obiettive, come una registrazione audio che dimostra che all’accusato era stato detto esplicitamente come sarebbe stato usato il suo vano. Anaya non era mai stato intercettato nel parlare di stupefacenti.

Ma gli inquirenti del Kansas davano la caccia ad Anaya per un reato assai più grave del vendere attrezzature: lo accusarono di essere un associato vero e proprio della banda dietro al traffico California-Kansas. Anche se non aveva mai visto o toccato stupefacenti ed era stato scartato come informatore, per avere costruito quattro trappole per meno di 20.000 dollari Anaya fronteggiava le stesse accuse di Maldanado, Montiel e Crow.

Questo aggressivo stratagemma legale era praticamente senza prececenti. L’unico caso simile rintracciabile era quello di Frank Rodriguez Torres, un fabbricante di trappole di New York che fu estradato nella Carolina del Nord nel 1998. Fu condannato a cinque anni di prigione.

Al momento in cui Anaya fu trasferito in Kansas nell’aprile del 2010, praticamenti tutti gli altri ventitre imputati del caso si rincorrevano freneticamente nel trattare con l’accusa. Ma Anaya resistette al consiglio del suo avvocato d’ufficio di dichiararsi colpevole: non riusciva a capire come costruire trappole potesse renderlo un trafficante, e aveva fiducia che la giuria simpatizzasse con la sua posizione.

Quando il processo ebbe inizio, nel gennaio 2011, l’accusatore principale, un assistente procuratore nazionale di nome Sheri McCracken, argomentò che Anaya era stato una delle ragioni principali per le quali una banda di spacciatori si era evoluta in una impresa multimilionaria. L’organizzazione «si fece largo nel mondo quando incontrò il signor Anaya», disse alla giuria. «Egli costruiva vani segreti superbi, e poiché lo faceva, il trasporto di droga divenne più facile… Se non fosse stato per il lavoro del signor Anaya molti carichi sarebbero andati perduti».

La prova principale a carico di Anaya fu la testimonianza di Montiel, che aveva accettato di cooperare con l’accusa. Incarcerato in Kansas, aveva dapprima firmato una dichiarazione giurata in cui affermava che Anaya non aveva niente a che fare con la banda. Ma più tardi ritrattò, dicendo che Anaya aveva incaricato un altro detenuto di intimidirlo per fargli firmare il documento (Anaya nega l’accusa). Sul banco dei testimoni Montiel descrisse con vivacità l’episodio con la trappola guasta dell’F-150, quando Anaya aveva intravisto più di 800.000 dollari in contanti. L’accusa argomentò che vedere una soma tale era equivalente a vedere stupefacenti, dato che Anaya doveva senza dubbio avere dedotto l’origine del denaro.

Montiel condivise anche un aneddoto potenzialmente decisivo a proposito delle trattative sulla trappola della Honda Ridgeline. «Gli chiedemmo di costruirci uno scompartimento segreto per dieci chili», testimoniò. «Ricordo che avemmo problemi perché ci chiese: “E quanto è un chilo?”. Ricordo che vidi un mattone per terra, e gli dissi: “È un po’ più grande di quello. Ho bisogno che la fai per dieci”».

Queste furono le sole prove che collegavano direttamente Anaya alla droga. Ma non era registrato o rafforzato da prove ulteriori, e l’avvocato di Anaya guadagnò terreno descrivendo Montiel come un uomo che avrebbe detto qualunque cosa per ridurre la sua pena (Anaya evidenzia – giustamente – che la sua casa di San Fernando non ha mattoni).

Il caso di McCracken può essere stato largamente indiziario, ma lei fece un lavoro efficace nel descrivere Anaya come un uomo che godeva dei frutti del traffico di droga. Parlò delle sue “costose moto e quad da guidare sulla spiaggia”, la sua collezione di armi, e il suo vasto campionario di attrezzi Snap-On (un produttore di macchinari elettrici per officina, NdRufus). In varie occasioni menzionò che nel cortile posteriore aveva una piscina «fatta su misura con in suo nome in marmo sul fondo».

L’avvocato di Anaya tentò di spiegare che tuttio questi supposti lussi erano stati acquistati a credito e che il suo cliente era sull’orlo del fallimento. Il nome a fianco della piscina – non sul fondo, come aveva affermato McCracken – era un lavoro fai-da-te da otto dollari di cemento triturato e macchie artisticamente disposte. Ma la giuria si bevve il racconto di McCracken e dichiarò Anaya colpevole di tutte le accuse.

All’udienza di condanna del 4 gennaio 2012, un Anaya visibilmente nervoso si rivolse alla corte per la prima volta, esprimendo i suoi sentimenti di rincrescimento e sorpresa:

«Ho costruito quegli scomparti come un lavoro come un altro, quali installazioni di impianti stereo o fare cose su misura secondo le necessità delle persone per le loro auto, e ammetto che c’è stata probabilmente una certa irresponsabilità nel farlo, ma io stavo solo – io credevo che sarebbe stato, tipo, fintanto che non sapevo cosa stava succedendo – e non voglio saperlo –  non c’era una legge contro di questo… Se avessi saputo che c’era una legge, non sarei qui. Se ci fosse una legge che dice che questi vani sono illegali, io non li costruirei. Se avessi saputo cosa mi sarebbe successo, non l’avrei fatto».

McCracken non ebbe pietà di lui. «Egli fa funzionare il mondo della droga», disse al giudice. «È l’quivalente di ciò che considero una specie di genio che prende la cocaina e la modella in modo che possa essere trasportata in piena vista… Io non mi sento affatto male oggi. Invece è un piacere. E il signor Anaya dice di essere parte di questo grande gruppo che costruisce scompartimenti nascosti. È parte di questa società segreta, suppongo. Bene: spero che lo dica a un amico, perché stiamo arrivando anche per loro».

Il giudice concordò col severo giudizio di McCracken. Condannò Anaya a 292 mesi di carcere federale – più di ventiquattro anni – senza possibilità di libertà condizionata. Curtis Crow e Cesar Bonilla Montiel, gli uomini a capo dell’organizzazione, ricevettero pene lunghe la metà.

Un comune ritornello degli hacker è che la tecnologia è sempre moralmente neutrale. L’etica libertaria di quella cultura sostiene che i creatori non dovrebbero essere ritenuti responsabili se i loro gadget o pezzi di codice causano danni: le persone che costruiscono cose non hanno obbligo di immischiarsi negli affari degli adulti che usano le loro merci.

Ma il caso di Alfred Anaya evidenzia che il governo non condivide questa visione permissiva del mondo. I guru tecnologici sono avvisati che devono fare attenzione a quelli con cui trattano, perché l’ignoranza calcolata di attività illegali non è una scusa accettabile. Ma a che punto la mancanza di curiosità indiscreta diventa condotta criminale? Alla luce di quanto accaduto a Anaya è una domanda a cui è quasdi impossibile rispondere.

«Ciò che preoccupa un sacco di persone è che questa condanna impone una sorta di repsonsabilità legale in chi produce tecnologia all’avanguardia», afferma Branden Bell, un avvocato di Olathe, in Kansas, che sta gestendo l’appello di Anaya. «La logica sarebbe che siccome sospettava che i suoi clienti stessero facendo qualcosa, aveva l’obbligo di chiedere. Ma è un dovere che non è scritto da nessuna parte della legge».

La sfida per chiunque produca tecnologia è indovinare quando, esattamente, dovrebbero voltare le spalle a clienti paganti. Prendiamo, ad esempio, un costruttore di robot per appassionati. Se qualcuno usa i suoi robot per pattugliare un percorso di contrabbando, o per aiutare a proteggere un laboratorio per la produzione di anfetamine in modo che i trafficanti possano meglio evadere i tutori della legge, come faranno gli inquirenti a determinare se l’azienda ha agito in maniera criminale? Se ha accettato il pagamento in banconote da venti dollari stropicciate e perciò avrebbe dovuto sapere che trattava con dei criminali? Se il cliente ha ritirato la mercanzia con un’auto chiassosamente lussuosa? La legge offre scarse indicazioni, ma gli inquirenti hanno enorme libertà d’azione nell’addebitare l’accusa di associazione per delinquere quando gli sembri opportuno. E man mano che le stampanti 3-D permetteranno la produzione senza limiti di oggetti sofisticati, gli inquirenti saranno tentati di utilizzare persone poco attente ai propri clienti per dare degli esempi.

Anaya può testinoniare i grandi dolori legati al divenire un simile esempio. Quando gli feci visita al Complesso Correzionale Federale di Victorville, sul confine disseccato dal sole del deserto californiano del Mojave, stava ancora tentando di adattarsi alla desolazione della vita in progione. La sua ex-moglie, Aimee Basham, con cui si è recentemente riconciliato, porta la famiglia a visitarlo una volta al mese. Ma Anaya è angosciato dalle restrizioni carcerarie sul contatto personale coi suoi bambini: può a malapena credere che non prenderà mai più in grembo il suo figlio più piccolo. E lamenta il disastro finaziario che ha travolto la sua famiglia in sua assenza – la ING Direct ha pignorato la sua casa, e altri creditori assillano Basham per decine di migliaia di dollari di conti non pagati.

Più di tutto Anaya sembra sconcertato dal fatto che presumibilmente passerà i prossimi due decenni in prigione per aver fatto qualcosa che non è specificamente proibito dalle leggi federali. «Se è necessario che io non costruisca mai più nemmeno una trappola per poter uscire di qui, sono disposto a farlo», dice. «Ma penso che dovrei poterlo fare».

Mentre aspetta che il suo appello sia discusso, Anaya cerca di fare qualche soldo per sostenere la sua famiglia. Ha richiesto di lavorare come meccanico nell’officina automobilistica di Victorville, ma la sua richiesta è stata rifiutata in quanto problema di sicurezza. Allora ha avviato un suo lavoro privato, aggiustare le radio dei compagni prigionieri. Anni fa, da ragazzino il suo cassetto degli attrezzi era pieno di circuiteria. Oggi l’armadietto della sua cella è colmo di pezzi di ricambio.

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4 pensieri riguardo “Lontan dagli occhi

  • 30/04/2013 in 15:14
    Permalink

    Ciao Roberto, grazie della traduzione.

    Solo un paio di sviste:
    * “A Rodriguez fu eventualmente permesso di andarsene via con più di di diciotto once di droga ancora nascoste nell’auto”: “eventually” si traduce come “infine” o “a un certo punto”, non “eventualmente”.
    * C’è un “Dopo” che è diventato “Dopò”.

    Risposta
    • 30/04/2013 in 18:06
      Permalink

      Grazie, in particolare per il false friend “eventually”, che inconsciamente per me finisce (eventualmente ;)) per avere il significato inglese e non quello italiano.

      Risposta
  • Pingback: Di faccia e di profilo

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