Fahrenheit 451 a “Oggi parliamo di libri”

Ho messo in linea la puntata dedicata a Fahrenheit 451 di Ray Bradbury.

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Non va bene farsi i compimenti da soli, ma trovo che sia stata una puntata equilibrata e priva di errori, e sono abbastanza soddisfatto.

Per quelli che non hanno voglia di ascoltare tutta la puntata ribadisco comunque la mia tesi principale: Fahrenheit 451, riletto oggi, non è un film sulla letteratura; è piuttosto un film sulla dittatura e sulla possibilità per i regimi di controllare l’opinione pubblica tramite la televisione (in generale: tramite mezzi di comunicazione di massa unidirezionali): un tema che rende il libro una lettura molto adatta all’oggi.

La letteratura non è nemmeno, per quel che capisco del pensiero di Bradbury, precisamente un antidoto alla dittaura: è piuttosto una metafora di tutto ciò che si oppone al totalitarismo, cioè le voci individuali, l’aggrapparsi al sapere personale, a ciò che si è direttamente sperimentato e che è risuonato nel proprio animo, contrapposto a saperi, sentimenti e opinioni del tutto massificati. Una metafora potente, ma alla fine ciò che interessa Bradbury è la libertà di coscienza, non la libertà di lettura.

Performance di rilievo

Durante la puntata ho avuto modo di usare l’espressione fantascienza distopica e perfino disagio esistenziale, e  ne sono molto orgoglioso. Adesso mi manca solo disarcivescovocostatinopolizzasse e poi posso ritirarmi nell’empireo radiofonico.

Ho anche fatto un breve accenno, temo troppo veloce e quindi un po’ criptico, al tema dello show, don’t tell! come parametro di una buona scrittura di fantascienza. Mostra, non raccontare! è un classico della critica letteraria fantascientifica, e in Italia la porta d’ingresso verso campi di battaglia sanguinosi: per chi vuole approfondire ma predilige un approccio morbido consiglio il sito di questa coniglietta mannara, chi invece preferisse essere scagliato al centro della mischia, fra le maledizioni dei morenti e gli schizzi di sangue, dovrebbe leggere i commenti al (buon) articolo in materia della pestifera Gamberetta.

L’unico aspetto che forse non ho avuto il tempo di sviscerare è il tono apocalittico del libro, un altro tema molto attuale che costituisce un ulteriore motivo per una rilettura (che caldamente consiglio) ma che in fondo poteva essere omesso in trasmissione.

La musica di accompagnamento della puntata (che YouTube non mi fa includere) è stata Great balls of fire di Jerry Lee Lewis: la ripropongo qui sotto, a parte.

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