Non più wedding planner

Sono stato da poco a La Maddalena per una settimana, nonostante tutte le ritrosie da pandemia: il senso di claustrofobia casalingo si era fatto troppo forte e con Maria Bonaria abbiamo deciso di approfittare dell’offerta di casa di un amico.

Alla fine si era ancora in mezza stagione e non c’era un affollamento tale da giustificare paturnie: mi domando come facciano d’estate, ma per il momento andare al mare voleva dire usufruire di spiaggette sostanzialmente ad personam.

E che spiaggette, peraltro.

Consigli di vita dai pensionati

L’unica volta che abbiamo incontrato un po’ di gente è stato a Spalmatore, che si è rivelata popolata esclusivamente di pensionati intenti a salvare l’ombrellone di una signora emiliana, in visita in Sardegna a trovare la figlia – «Ah, lei è tanto contenta, ha trovato lavoro qui, fa canoa, va in barca…» ma «Io non sono contenta, eh, una mamma la figlia la vuole vicina, non oltre il mare». I pensionati assentivano, pensosi, «Eh, le mamme…», e intanto proseguivano a riparare l’ombrellone perché la signora, che peraltro avrebbe passato la mattina a gestire la propria azienda al telefono coinvolgendo nelle trattative il resto della spiaggia, per quanto abile dirigente d’impresa in vita sua non doveva avere mai visto un ombrellone, e quindi non solo non era riuscito a montarlo, ma l’aveva anche rotto.

«Ecco, adesso è a posto», ha esclamato a un certo punto con soddisfazione uno dei locali. Un altro ha piantato l’ombrellone, con perfetti ed eleganti movimenti di scavo circolari.

«Uuuh, che bravi», ha fatto la signora, facendo una foto all’attrezzo, orgogliosamente posizionato al centro della spiaggia. «Mando subito la foto a mia figlia, le dico che ho trovato dei signori gentilissimi…».

«FERMA! Signora, che fa?!», hanno esclamato quelli in coro. «Le deve dire: guarda che brava, che ho piantato l’ombrellone da sola».

«Anzi: ho aggiustato l’ombrellone da sola», ha chiosato il primo.

Sembravano voler dire: «Signora, con i figli, le basi, proprio…».

«Bella, ma…»

Analoga sollecitudine, devo dire, i pensionati non hanno avuto per le due famiglie di rumorosi bovari veneti giunti poco dopo, i quali hanno combattuto per una mezzoretta col loro, di ombrellone, ostinandosi a tentare di piantare l’asta direttamente dall’alto in basso, senza gli eleganti movimenti rotatori, e poi vivendo successive delusioni, manca un paletto, non c’è un sasso, manca il cordino, il vento è troppo forte, il vento viene di lì, il vento viene di là…

I locali, con uno sguardo, dovevano avere già capito tutto perché si sono ben guardati dall’intervenire. I bovari sono durati poco, si sono fatti un bagno d’ordinanza e e se ne sono andati quasi subito, dicendo: «Si, questa spiaggia, bella ma niente di speciale».

Li ho sentiti mentre ero a bagno, un una bella caletta, immerso in un’acqua cristallina, il cielo fantastico sopra di me, in acqua pesci a decine come ne ho visto solo all’Asinara, e mi sono chiesto con giusto un filo di campanilismo: «Niente di speciale?! Ma cos’altro vuoi?».

Ovvio: un ombrellone.

Igor

Oltre al gruppetto dei pensionati con signora e a noi l’unica altra presenza in spiaggia era costituita da una giovane coppia con figlio molto piccolo, diversamente vestita: il bambino ipercoperto (si vede che anche le madri russe temono gli spifferi) e rigorosamente confinato sotto l’ombrellone, la madre in normale bikini e il marito…

Ecco, il marito era una storia a sé: portava un paio di calzoncini da mare mimetici, con cappellino militare abbinato, anch’esso mimetico, e una maglia a maniche lunghe a righe bianche e azzurre, come i parà russi (scopro che propriamente si chiama telnyashka). Al collo una sciarpa di seta gialla che non avrebbe sfigurato addosso al generale Rommel.

Con questa mise stava sotto l’ombrellone, a gambe larghe, lo sguardo volto a scrutare se oltre l’Ararat stesse per arrivare la cavalleria turca. O forse la flotta turca, dato che l’orizzonte era tutto acquatico.

Avrebbe meritato una foto, ma era molto muscoloso e non mi sono fidato a rischiare di irritare uno che magari aveva avuto un’educazione siberiana.

Networking

La sera siamo andati in una vineria che come Babeuf ha il vino naturale. Al contrario di Babeuf, peraltro, la clientela era meno sinistra/arte e più barca/abbiente. Per la prima volta da molti anni ho visto molte scarpe da barca tutte assieme, e si sprecavano le camicie bianche con le maniche arrotolate.

A fianco a noi c’erano due dei suddetti incamiciati. Uno, evidentemente testa calda e portato alle stravaganze, la camicia ce l’aveva nera. L’altro, più conservativo, bianca con righine quasi invisibili.

E parlavano di amici comuni, e del lavoro di ognuno. E di turismo. E di affari.

Ora.

Il discorso che lo Scuro faceva a Righine potrebbe essere tradotto in piana lingua italiana più o meno così: «Allora, tu sai che io lavoro con importanti aziende turistiche e ho molti contatti. Ho anche una vasta esperienza e conosco molte altre realtà turistiche: per esempio ieri ero a Londra e avantieri alle Mauritius – oh, fra parentesi, La Maddalena è molto meglio, si tratterebbe solo di promuoverla in modo adeguato. Però la crisi legata alla pandemia ha picchiato duro e con l’azienda per cui lavoro siamo alla ricerca di nuove prospettive per rimetterci in piedi: e visto che io conosco bene l’arcipelago ho proposto di provare ad aprire un nuovo ramo d’azienda che sfrutti le opportunità che offrono l’isola e il Parco. Potrei portare qui un po’ di investitori a dare un’occhiata, ma oh! se li porto qui deve esserci qualcosa di già pronto, per cui tu dovresti organizzarmi un gruppo di imprenditori locali pronti a riceverli e a fare delle offerte nel campo della ristorazione, ospitalità, intrattenimento, eccetera. Ah, e poi ho un’idea per una piccola ma probabilmente redditizia nicchia di attività».

Ecco, cinque minuti, poi puoi tornare a bere vino bianco, a guardare le ragazze e a valutare chi flirta cn chi. Al limite ogni tanto far chiamare al tavolo da Righine qualcun altro – rigorosamente in camicia bianca – e ripetergli, con opportuni aggiustamenti, il discorsetto.

Invece ci ha messo il tempo lunghissimo in cui io mi sono sbafato un tagliere enorme (va be’, non lunghissimo essendo io il vorace Rufus che conoscete e amate, ma comunque lungo), e soprattutto per farlo ha impiegato una neolingua che, partendo da un’ampia esperienza nel networking nel campo dell’hospitality, esprimendo giudizi sulla capacità di branding delle Mauritius e de La Maddalena, soprattutto sulle possibilità di aumentare l’engagement in modo che si attui una strategia di people-get-people, descrivendo la sua idea di aprire un nuovo branch della sua azienda… devo dire, un pitch notevole (pitch non l’ha detto lui, lo dico io), soprattutto per la capacità, fra un termine inglese e l’altro, di sottolineare: «Ma quanto sono bravo io? ma quanto ne so? oh ieri Londra e avantieri le Mauritius, mica pizza e fichi». Che, per quelli che sembravano due amici che si ritrovavano dopo tanto tempo, c’era tutto un intortamento prolungato, insistito, avvolgente, che ti chiedi se era veramente necessario.

Mi è capitato, a volte, di conoscere eroi dell’epoca primigenia della finanza etica o di altri campi sociali. Una cosa che spesso ho notato è che alcuni sono gente a cui hanno tolto il bottone di spegnimento: non scendono mai dal palco, la loro vita è, appunto, un lungo pitch ininterrotto; se anche gli chiedi l’ora per rispondere hanno bisogno di dirti che si sono inventati un grande progetto di sviluppo sociale: non più un concetto proprietario del tempo ma una condivisione degli strumenti di misurazione che rimuova le barriere d’accesso – una cosa che sta studiando anche l’Università del Minnesota sudsettentrionale – e se guardi di là c’è il grande prototipo: una sveglia appesa al muro. Qui eravamo un po’ da quelle parti.

Ma alla fine è arrivato il colpo.

L’ideona.

La nicchia di clientoni da portare alla Maddalena che poi si trascinano dietro amici e parenti e così facciamo il tutto esaurito.

«Sai che ci sono i wedding planner? Ormai è una cosa fuori moda. Adesso a New York vanno i divorce planner: cioè fanno la festa per il divorzio. Allora immagina se per fare la festa li portiamo a La Maddalena, no?».

Ideona.

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