Libri a spanne

Lato fantasy, fantascienza, gialli… e altre cose

In questo periodo, fra lezioni di scrittura per videogame, riunione su Zoom e videoconferenze varie, molte persone, anche che mi conoscono bene, scoprono per la prima volta che in casa mia c’è una stanza dove le pareti sono quasi tutte coperte da librerie.

Sono le vecchie svedesi che avevano i miei genitori e Fernanda e che abbiamo riciclato; quelle di Enrica, invece, hanno ancora tutto il loro carico da portare. Lo dico per fugare il dubbio che siano finte, un astuto metodo per fare la figura del grande intellettuale a buon mercato, cosa che comunque pare sia abbastanza diffusa da giustificare la presenza di prodotti appositi sul mercato.

Prezzo molto vantaggioso, oltretutto

In realtà non è di questo che voglio parlare, anche se mi prendo ancora un attimo sull’argomento per dire che comunque sto seguendo un corso di Neil Gaiman su Masterclass e al suo confronto tutti noi non siamo altro che dei miseri dilettanti (c’è da dire che probabilmente metà dei libri che ha se li è scritti da solo, peraltro).

Si può fare il gioco di riconoscere i vari libri di Gaiman, casualmente esattamente nell’inquadratura

Comunque, il fatto è che, di questi tempi, anche io guardo la mia libreria con interesse. Capita che sei lì in riunioni o corsi di formazione lunghissimi e il tuo sguardo vaga per la stanza, e nella stanza c’è la libreria. Tutte le sere con Bonaria ci mettiamo sulla poltrona a guardare una serie e ci sono libri tutt’attorno a te. Lo guardo si sofferma perfino, che Dio mi perdoni, durante la Messa domenicale.

Disordine più assoluto

Ora, tutti i proprietari di libri (ok, di molti libri) mi capiranno perfettamente quando dico del fastidio che ti prende quando in questi vagabondaggi dello sguardo capita di notare che c’è un libro fuori posto. È come un prurito che ti devi grattare per forza. E io ho notato molti libri fuori posto.

Cioè, non è che pensavate che i libri stessero negli scaffali così, come capitava?

Che ingenui. C’è un ordine rigidissimo.

Quindi ho dedicato i ritagli di tempo di una settimana a riordinare la libreria. Mia moglie, che è una bibliotecaria certificata, prudentemente si è astenuta.

Ci sono state decisioni dolorose, per esempio resuscitare la sezione dei classici (e meno classici) dell’avventura ha voluto dire che sono state eliminate le sezioni separate per letterature nazionali (o per lingua, più esattamente) in favore di un’unica sezione complessiva: altrimenti gli spazi morti mi avrebbero costretto a mettere i libri tutti ammonticchiati o addirittura in due file (cosa proibitissima).

Quando ho finito ho dato un’occhiata in giro complessiva. E mi sono reso conto che è una strana libreria. Con delle presenze sovrabbondanti e delle assenze abbastanza incomprensibili, probabilmente – anche senza considerare che fumetti, giochi di ruolo e libri tecnici su altri giochi (scacchi, bridge, go, eccetera) hanno due armadi tutti per loro in corridoio.

Molti anni fa sono andato a una mostra che riguardava la biblioteca di Monserrat Rosselló, che ci è stata trasmessa intera senza disperdersi e ci permette di gettare uno sguardo su cosa leggeva un giurista di quell’epoca e di quei luoghi: 4 500 edizioni che costituivano il suo materiale di riferimento e i suoi strumenti di lavoro ma anche ciò che leggeva per suo gusto, per edificazione personale e per cultura generale. E ci sono, se non ricordo male, delle sorprese, delle presenze di libri che svelano indizi di un gusto e di scelte personali, magari inaspettate, e di interessi molteplici.

Ecco, ogni tanto mi chiedo, se la nostra biblioteca venisse trasmessa intera, fra cento o duecento anni, cosa diamine penserebbe la gente di una collezione che va da John Sandford a Marko Rupnik, da Robert E. Howard a Jamie Oliver, da Jane Austen a Robert Bloch, da Bertolt Brecht a Martin Jelfs? Se non sapessero niente di me e Maria Bonaria e della nostra biografia, cosa si immaginerebbero di noi?

Quando mi è venuto in mente di scrivere questo articolo (in realtà, di ricominciare a scrivere sul blog), ho provato a fare il conto dei libri e delle loro categorie un po’ a spanne, contando i palchetti.

Il risultato è questo:

  • fantasy: otto palchetti;
  • fantastico, fantascienza e horror: due palchetti;
  • saghe e mitologie nordiche, materia di Bretagna e altra letteratura medievale: un palchetto;
  • fiabe e libri sulle fiabe, folklore, libri di Enrica e libri sui miti e la religione classica, un palchetto;
  • letteratura e poesia medievale orientale (Cina, Giappone, Persia, Corea e qualcos’altro ancora), un palchetto;
  • gialli, otto palchetti, di cui uno tutto di John Sandford e un altro riservato all’hard-boiled;
  • libri e romnzi d’avventura, tre palchetti;
  • letteratura che non tradisce mai, due palchetti;
  • grandi romanzieri dell’Ottocento, un palchetto;
  • vecchie passioni non più toccate e romanzieri quasi preferiti, due palchetti;
  • romanzi che non sai bene perché ce li hai o che probabilmente nn cercherai più per un po’, due palchetti;
  • teatro, un palchetto;
  • poesia, due palchetti;
  • umorismo e satira, un palchetto;
  • saggi storici e di attualità, sei palchetti;
  • manuali universitari di diritto, sociologia e economia e grammatiche e dizionari di lingue straniere, due palchetti;
  • economia, finanza, ecologia, globalizzazione, due palchetti;
  • comunicazione, narratologia, reti e urbanistica, un palchetto;
  • dinamica di gruppo, animazione e game design, un palchetto;
  • libri e guide di viaggio, mezzo palchetto;
  • libri sulla Sardegna e letteratura sarda, un palchetto e mezzo;
  • teologia, pastorale e storia della Chiesa, un palchetto;
  • catechesi e liturgia, un palchetto e mezzo;
  • Bibbia e esegesi, un palchetto e mezzo;
  • giardinaggio, botanica e decorazione della casa, un palchetto;
  • cucina, un palchetto e mezzo.

È, in realtà, la libreria di un vecchio giocatore di ruolo che era anche nell’Azione Cattolica con la moglie prima di passare tutti e due a Banca Etica, che si è costruito un armamentario suo personale esattamente adatto ai suoi scopi, man mano incrociando i suoi gusti con quelli di sua moglie (tutti quei Camilleri, per esempio, Mariangela Sedda) e le passioni della famiglia: in questo senso non è strana, è esattissima. È proprio la nostra libreria, non potrebbe essere di nessun altro.

Che cosa strana, a pensarci.

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