Crociere e fantasmi del passato

Il milionario, Maj Sjöwall e Per Wahlöö, Sellerio 2012

2715-3Condivido con mia mamma la passione per la serie di gialli – pardon, indagini sociologiche – con protagonista l’ispettore Martin Beck e i suoi colleghi della squadra omicidi della polizia di Stoccolma, scritti ormai quasi quarant’anni fa dalla coppia Maj Sjöwall e Per Wahlöö.

Pochi giorni fa la genitrice mi ha quindi passato Il milionario, una strana antologia della coppia edita da Sellerio. È stata una lettura piacevole, ma anche un filo insoddisfacente.

La raccolta si apre con tre brevi racconti. Il primo, L’ultimo viaggio, è molto divertente e, detto per inciso, è un soggetto cinematografico perfetto già pronto: nelle mani di un Blake Edwards avrebbe fatto faville. Il secondo, Il milionario, e il terzo, Il capitano, sono poco più che degli abbozzi di personaggi che si intuisce che, sviluppati, potrebbero reggere un romanzo, e però ristretti e come liofilizzati e quindi, diciamo, un po’ poco saporiti.

Tutti e tre i primi racconti sono ambientati su navi passeggeri e a quel punto il lettore crede di avere colto un tratto unitario dell’antologia. Può perfino concedersi il lusso di riflettere su come la Svezia sia un grande paese marinaro e su come navi e traghetti abbondino nelle storie di Martin Beck e siano, invece, relativamente rari nei più recenti gialli svedesi, che prediligono apparentemente le gelide ambientazioni dell’interno. Solo che il quarto racconto, Vent’anni dopo, scritto dal solo Wahlöö, è tutto ambientato su un treno (acc…!!, pensa il lettore, addio acute osservazioni) e rappresenta anche un cambio di tono abbastanza evidente, anche se condivide con gli altri il gusto del ritratto psicologico a partire da una occasione apparentemente minore.

Da qui in poi il tono unitario dell’antologia naufraga definitivamente: ci viene offerto ancora un racconto (della sola Sjöwall, Non era ieri, e condivido con la quarta di copertina la definizione di “capolavoro” – per un racconto breve), una lettera di Wahlöö a lei, un piccolo brano di presentazione del loro lavoro accompagnato da una assurdo spezzone teatrale e qualche altra piccola cosa. In totale tre racconti hanno a che fare col mare e due con il passato che si ripresenta (da qui il titolo di questo post) e tutti con il malessere della società borghese, tema che ricompare anche nei testi non narrativi: ma trovare un filo conduttore complessivo per l’antologia è esercizio di acrobazia.

In totale è davvero poco per giustificare la pubblicazione, anche perché chi ha letto i gialli della coppia ne conosce i risvolti politici e le motivazioni che ne hanno guidato la stesura, conoscenza che non è particolarmente aumentata da questo volume, e chi non è un fan rischia di essere respinto con perdite al punto di partenza. Non mi pare una scelta editoriale diretta della Sellerio (vedo che si tratta della traduzione integrale di una edizione svedese, se non capisco male curata direttamente dalla Sjöwall) ma certo il senso dell’operazione complessivamente sfugge o perlomeno un po’ si affaccia il sospetto la scrittrice abbia voluto grattare il fondo del barile… o forse omaggiare il compagno con alcuni materiali inediti, chissà.

Da parte mia mi cercherò di procurarmi, magari in inglese, l’alto grande ciclo narrativo di Wahlöö, a cui si fa riferimento un paio di volte nelle lettere contenute in questa antologia e che è inedito in italiano.

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