Tre parole di sicurezza

La tragica vicenda dell’escursionista francese morto nel Cilento mi ha fatto tornare in mente un articolo letto da poco sul sito della BBC, nel quale si parlava di una app da tenere sul cellulare e che fornisce con esattezza la propria posizione, che si può poi comunicare con un codice facile da ricordare e comprendere: una combinazione univoca di tre parole (quindi niente latitudine e longitudine o cose del genere).

L’ho scaricata e, effettivamente, sullo schermo compare una mappa divisa in centinaia di quadratini (sono alcuni miliardi per descrivere tutto il mondo), ciascuno dei quali corrisponde a un codice univoco formato da tre parole normali: per esempio, il Babeuf è identificato da rametto.lodate.essere. Essendo GPS dovrebbe funzionare anche senza accesso alla rete: ho provato a mettermi in modalità aereo e a usare la app e quella ha continuato a darmi indirizzi esatti.

Leggo che in Gran Bretagna c’è già una lunga casistica di soccorsi efficaci in una varietà di casi, dagli escursionisti o bambini smarriti alla ragazza rapita per una violenza sessuale, tanto che pare che adesso sarà utilizzata come risorsa standard dei numeri di emergenza (naturalmente, se ce l’hai già sul cellulare e non devi scaricarla al momento è meglio).

L’applicazione si chiama what3words: dal sito capisco che in realtà il prodotto non è mirato tanto alla gestione di emergenze e soccorsi, quanto alla creazione di indirizzari condivisi che superino le difficoltà linguistiche: per esempio in futuro non dovrai più dire a Maps che vuoi andare al ristorante Balena in via Santa Gilla a Cagliari, ma dovrai dirgli solo fagotti.animali.sfida e quello saprà dove condurti (vedo che i navigatori di serie della Mercedesa e della Ford adotteranno questo sistema), È una logica di utilizzo, ovviamente, che vale in potenza per risolvere un sacco di altri problemi e mi sembra molto interessante tenerla d’occhio per vedere dove ci conduce.

Vorrei aggiungere un’osservazione finale che spero sia non necessaria, ed è che questo post non vuole entrare nella polemica sulla morte di Simon Gautier e sulla gestione dei soccorsi: non ho la minima idea delle dinamiche dell’incidente, delle condizioni di salute del ragazzo subito dopo, dei mezzi a disposizione e così via, e quindi non mi permetto di aprire bocca.

E in ogni caso quelli che in questi casi la sanno lunga non mi piacciono per nulla, quindi anche se sapessi tutte queste cose probabilmente non aprirei bocca lo stesso.

Però adesso la app me la sono scaricata (vedo peraltro che ci sono un sacco di altre tecnologie basate sul GPS che vengono utilizzate efficacemente, anche in Sardegna).

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