Non aprite quel locale!!

Un paio di giorni fa il fidato aggregatore di notizie mattutine mi ha segnalato un articolo di un poeta e traduttore statunitense, Noel Black, che racconta con un tono fra il mestamente amaro e il sarcasticamente pentito le sue esperienze nella conduzione di un locale a metà fra il centro culturale e il pub. Si tratta di un resoconto molto interessante e che credo che richiamerà più di una suggestione alla mente di chi fa cooperazione sociale o associazionismo culturale (è anche utile per discutere di start up), anche se come post mortem è molto imperfetto: detto brevemente secondo me Black della sua esperienza non ha capito granché, ma lascio la giustificazione di questa affermazione alla discussione con chi avrà voglia di confrontarsi. Ecco, mi sbilancio: secondo me c’è molto da discutere, sotto la patina di un racconto ingannevolmente semplice.

L’articolo è stato pubblicato originariamente sul sito Poetry Foundation. Dal punto vi vista della traduzione pone alcuni problemi specifici che derivano dalla normativa statunitense in termini di no profit e di aziende, che non sempre è facilmente comprensibile, ma spero di non avere fatto troppi errori e in certi casi ho messo una nota esplicativa. L’articolo usa il tu rivolgendosi a un interlocutore immaginario ma intendendo anche specificamente la moglie di Black come la persona che ha fondato e gestito l’impresa sociale: in italiano ho preferito usare il voi, ma è bene ricordare che si riferisce all’esperienza della moglie come persona individuale e specifica. Il titolo contiene l’espressione tipicamente inglese cautionary tale, cioè un racconto di una esperienza negativa fatto per spingere le persone a non ripetere lo stesso errore: non esistendo espressioni equivalenti in italiano, piuttosto che usare racconto ammonitore o apologo negativo o simili ho preferito girare completamente la frase con caso esemplare in negativo. Infine, nel locale si tenevano readings, che nel contesto vuol dire un sacco di cose da recital a autori che leggono i propri testi di poesia o narrativa, da presentazioni di testi a conferenze: per farla semplice ho tradotto con letture.

L’articolo fa anche più volte riferimento all’incendio del magazzino di Oakland che chiama incendio della Ghost Ship, la nave fantasma sede di un collettivo di artisti andata a fuoco nel 2016 con quasi quaranta morti: ho messo un linkWikipedia (purtroppo in inglese) la prima volta che se ne parla (indizio! indizio! è una delle cose per la discussione finale).

E così volete aprire una libreria di nicchia e uno spazio dedicato agli artisti? Un caso esemplare in negativo

Un paio di anni fa, un amico poeta mi ha chiesto di consigliarlo perché voleva aprire una libreria di nicchia e uno spazio artistico senza scopo di lucro. Mia moglie, l’artista visiva Marina Eckler, aveva aperto da poco qui a Colorado Springs Mountain Fold Books [il “fold” è la “piega”, quindi il nome evoca piccoli spazi fra le montagne, la montagna ripiegata su se stessa e anche pacchetti di libri provenienti dai monti: dopo avere fatto tutte queste considerazioni ho scoperto che è anche il nome di formazioni caratteristiche di rocce del Colorado, NdRufus]. In quel momento eravamo aperti da circa due anni ed eravamo in crescita. Avevamo appena aperto un bar all’interno e assunto un dipendente. Tenevamo regolarmente eventi con una buona affluenza di pubblico con artisti e scrittori fantastici sia da qui in città che da tutto il mondo. Riuscivamo a raccogliere una quantità di denaro davvero accettabile e questo in una città di medie dimensioni socialmente e politicamente conservatrice che non verrebbe in mente a nessuno quando si pensa alle arti. Dato che i consigli sono gratis, ne ho dato in abbondanza. E poi nemmeno sei mesi dopo, due mesi prima dell’incendio della Ghost Ship, abbiamo chiuso. Sono adesso più qualificato a dare consigli su come chiudere una piccola libreria di nicchia (o non aprirne una, per cominciare) e vorrei offrire alcune riflessioni per quei poeti e artisti che stanno pensando di aprire spazi condotti da artisti o poeti.

  • I sogni sono fantastici! Uno spazio fisico dove amici che la pensano allo stesso modo possano riunirsi nella vita reale per letture, eventi, inaugurazioni di opere d’arte, laboratori, eccetera. Sembra fantastico, e lo è! In effetti, lo stavamo già facendo. Avevamo condotto nel nostro cortile per due estati di seguito una bella serie di letture con un po’ di amici, a costo zero a parte il cibo e le bevande. Le letture in ambiente domestico hanno un’intimità che non si ottiene quando c’è un pulpito. Era sempre simpaticamente alla buona, le letture erano fantastiche e tutti si divertivano molto. Cosa c’era di sbagliato in questo? Niente! OK, certo, volevamo avere una galleria d’arte e volevamo essere in grado di portare bellissimi libri d’arte e poesia di piccole case editrici che non altrimenti non avremmo avuto mai o quasi la possibilità di vedere di persona… Libri che (allora non ce ne siamo resi conto) non avremmo avuto il tempo di guardare o leggere una volta aperto il negozio! Ricordate quelle fantastiche serie di letture in cortile?
  • A meno che voi non siate indipendentemente benestanti probabilmente non avrete abbastanza fondi per aprire una piccola libreria di nicchia o uno spazio gestito da artisti, il che significa che probabilmente dovrete essere una società no profit, che è quasi sicuramente una pessima idea per un buon numero di ragioni. Certo, all’inizio le persone saranno colpite e vorranno darti i loro dollari deducibili dalle tasse. O forse vincerai qualche grosso premio che ti aiuti nella partenza. Noi l’abbiamo fatto. Abbiamo vinto una sovvenzione artistica cittadina di 10.000 dollari. Ma a meno che quel premio sia al di sopra di 100.000 dollari, probabilmente non avrai lo stesso abbastanza soldi per a) affittare uno spazio, b) formare e attrezzare lo spazio correttamente, c) acquistare l’assortimento di cui avrai bisogno/che vorrai, e d) assumere persone con l’esperienza reale della quale avrai bisogno e/o pagare a te stesso abbastanza soldi per passare attraverso i primi terribili anni. E così, a meno che non abbiate quel tipo di fondi, la maggior parte del vostro tempo (o del tempo di qualcuno – nel nostro caso, molto del mio tempo) sarà speso a raccogliere fondi per alimentare il pozzo senza fondo che è questa vostra nuova libreria no profit e/o spazio artistico. Se siete abili e non vi dispiace la prospettiva di a) dover costantemente raccogliere quantità inferiori di denaro, b) non avere dipendenti, e c) non operare mai davvero come un negozio o essere aperti al pubblico con orari prolungati, potrete probabilmente riuscire a mandare avanti uno spazio che apra solo per eventi in cui le persone si riuniscano per letture, inaugurazioni di mostre eccetera. Solo che allora perché non farlo semplicemente nel cortile o nel garage? Ricordate quella fantastica serie di letture nel cortile?
  • Ma ammettiamolo: lo farete comunque. Noi l’abbiamo fatto. E dal momento che non siete indipendentemente benestanti e/o non avete un coniuge che ha guadagni a sei cifre, probabilmente finirete per fare una no profit. Può darsi che ci sarà una fondazione di comunità [probabilmente non la stessa cosa che in Italia si intende con questa espressione, NdRufus] che vi faccia da sponsor fiscale per una commissione del 5-10% su tutte le donazioni a vostro favore [apparentemente evita che la piccola società non a fine di lucro debba avere personalità giuridica e interagire direttamente col fisco, se non tramite questo intermediario; lo stesso meccanismo in Italia mi pare inesistente, NdRufus]. Se siete furbi e potete permettervelo, dovreste evitare questa trappola e assumere subito un avvocato per presentare la vostra richiesta di modello 501c3 all’IRS [il temuto incrocio americano fra Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza, NdRufus] già da prima di iniziare. Divertimento? Non così tanto. Ricordate quella bella serie di letture nel cortile?
  • Sia che otteniate uno sponsor fiscale o che presentiate il vostro 501c3, dovrete avere un consiglio d’amministrazione di qualche tipo. E indovinate chi vorrà farne parte? La cosa più probabile: i vostri amici! I tuoi benintenzionati amici poeti e artisti che ne sanno altrettanto poco o ancora meno di te sul far parte di un consiglio di amministrazione o gestire una no profit. Indovinate chi più probabilmente non vorrà far parte del vostro consiglio? Le persone con i soldi! Vi riconoscono da lontano, voi tizi genere poeta/artista. Certo, dapprima vi daranno probabilmente dei soldi sotto forma di un prestito a basso interesse o di un bel regalo. È entusiasmante far parte di una nuova avventura artistica, specialmente in una città di medie dimensioni, dell’America interna e con una voglia famelica di cultura. Ma loro sanno che le vostre possibilità di sopravvivenza sono più o meno le stesse di qualunque altra nuova piccola impresa: da poche a nessuna. In ogni caso sostengono voi e i vostri sforzi nella comunità. E così formate un consiglio con i vostri amici che sono ansiosi di aiutare. La prima volta vi aiuteranno a raccogliere fondi e prenderanno parte ad alcuni incontri difficili con le Regole di Robert a portata di mano [leggo che sarebbe considerato lo standard negli Stati Uniti su come gestire e facilitare una riunione, peraltro è un libro del 1876 sulle procedure parlamentari, quindi c’è un certo sarcasmo, qui, NdRufus]. Alcuni saranno molto giovani e avranno un sacco di idee ma non molto tempo per metterle in pratica. Avranno lo stesso molto da dire su qualunque cosa: scelta delle sedie, design del logo, eccetera. Ottenere credito per qualcosa e essere ringraziati diventerà ben presto una forma di moneta di scambio oscura e imperscrutabile. Non riuscirete mai a capire mai il tasso di cambio. Ma una cosa è chiara: nessuno dei membri del consiglio metterà il suo nome sul contratto di affitto o sul conto corrente [apparentemente, una no profit americana non può essere a responsabilità limitata e/o avere una propria personalità giuridica; questa cosa dell’intestatario del contratto e del conto corrente torna più volte, sempre in termini incomprensibili per la situazione italiana, NdRufus]. È stata la tua idea, e la responsabilità legale è tua. Ricordi quella bella serie di letture sul cortile?
  • In ogni caso, i vostri amici vi aiuteranno. Anche loro hanno sognato di aprire una libreria e/o uno spazio artistico, o sono felici che adesso esista e felici che voi l’abbiate aperta. E vogliono condividere quei sogni sui colori delle pareti e gli accessori, su quali libri dovreste portare, chi dovrebbe esibirsi e quali artisti dovreste esporre. Aiuteranno a fare servizio d’ordine agli eventi, puliranno e piegheranno le sedie. Non avrete soldi, quindi sarete grati di ogni appoggio volontario offerto. Ma quando si arriva alla grandinata apparentemente infinita di altre minuzie dietro le quinte  e alla miriade di pile di documenti necessari per affittare e dare forma a uno spazio in regola – la contabilità, il design, la pubblicità, i rapporti con lo sponsor fiscale, cercare di capire le questioni di responsabilità legale, comprare l’assicurazione, tenere i contatti con i principali donatori, pagare i conti, chiedere il contraccambio di vecchi favori, assicurarsi di avere un libro paga (più tardi), incontrarsi con impresari edili, avvocati, architetti, idraulici, elettricisti, eccetera – questa è stata un’idea vostra. Ricordate il cortile sul retro?
  • Con l’aiuto di tutti, raccoglierete quasi abbastanza denaro e riuscirete a farvi largo attraverso (la maggior parte) della burocrazia cittadina a sufficienza per inserire un bar, così da avere un flusso di entrate e essere aperti al pubblico in modo regolare. Quello che non raccoglierete lo prenderete a prestito dai vostri risparmi di una vita. Arrederete il luogo con il maggior numero di vostre cose che potrete. E, infine, otterrete una licenza commerciale e assumerete qualcuno per mantenere aperto a tempo pieno il vostro spazio di libreria/arte. Gli pagherete un salario di sussistenza, più le mance e libertà creativa, direttamente appena usciti dal college. Non ignorerà (o no?) il fatto che vi siete presi un rischio finanziario personale significativo per far accadere tutto questo. Capirà la vostra visione (o no?) e aggiungerà la sua, facendo venire i suoi amici, e avrà un sacco di grandi idee su cosa si dovrebbe e non dovrebbe fare con lo spazio, molte delle quali le farete passare per premiare l’iniziativa. I volontari continueranno ad aiutare a organizzare e promuovere eventi. Tutti si aggiungono. E voi continuerete a fare l’invisibile lavoraccio dietro le quinte. Vi alzerete anche alle cinque del mattino per cuocere il pane per la caffetteria ogni due giorni. Ma è uno straordinario sforzo comunitario e la vostra visione sarà diventata realtà. Tutti ameranno lo spazio, gli eventi e tutta l’eccitante energia che sta creando. A chi importa del cortile!?
  • C’è solo un problema: vi sentirete così stanchi di fare tutto il lavoro invisibile dietro le quinte (mentre lavorate a tempo pieno e crescete i vostri figli, se avete figli come noi) che non avrete più tempo o energia per andare agli eventi o uscire e godersi lo straordinario spazio che voi e i vostri amici avete contribuito a creare. Non abbiamo un cortile?
  • L’impiegato, anche se inizialmente grato per l’opportunità di essere l’unica persona pagata che lavora per la libreria, comincerà a pensare che voi non stiate gestendo il negozio a sufficienza e che gli stiate dando troppa libertà e/o che lo stiate gestendo troppo e non dando abbastanza libertà. Il caffè e lo spazio sono fantastici, ma manca qualcosa – qualcosa che a malapena potete ricordare ora … Oh, giusto! Siete voi. Voi mancate. Questo incredibile spazio che tutti nella comunità hanno così a cuore è per tutti tranne voi. Siete così stanchi e così in arretrato nelle minuzie dietro le quinte e nella raccolta di fondi e nel trattare con il padrone di casa senza neanche essere pagati mentre fate il vostro lavoro a tempo pieno e allevando i vostri figli che non ricordate nulla, specialmente perché prima di tutto vi siamo messi in tutto questo. Perché non ci andate mai? Sicuramente non avete nessun impegno. Sicuramente siete a casa a rilassarvi mentre l’unico dipendente e tutti i volontari fanno tutto il lavoro mentre voi state seduti a incassare tutto il merito. Iniziate a sentire sussurri. Che sia. Forse è tempo che vi facciate da parte e lasciate che gli altri prendano il controllo. Onestamente, siete così stanchi che non vi importa nemmeno quello che dicono, e probabilmente hanno ragione. Dovreste semplicemente mettervi da parte e pacificamente passare il gigantesco mucchio fumante di letame che avete spalato negli ultimi due anni perché, onestamente, vorreste solo per una volta essere in grado di andare a un evento nello spazio che avete immaginato e godervelo. C’è solo un problema: nessuno vuole mettere il proprio nome sul contratto di locazione o sul conto corrente. Ricordate il… cosa?
  • E poi una sorgono serie di problemi come una grande ondata: avete dei problemi personali (in non piccola parte dovuti alla libreria/spazio artistico) e dovete appoggiarvi sul dipendente e uno degli amici/volontari perché reggano la fortezza per un po’; dovete due mesi di tasse in un mese. Il vostro sponsor fiscale vi caccia senza quasi nessun avvertimento, quindi dovete immediatamente fare domanda per avere lo status di no profit in accordo col modello 501c3 o rischiare la chiusura. Nel frattempo un altro caffè apre dietro l’angolo e vi sottrae un po’ dei clienti regolari. I vostri amici e volontari si sentono esauriti e sottovalutati (cosa che sono). La luna di miele di due anni è finita. Con le elezioni presidenziali del 2016 in pieno svolgimento e la recenti sparatoria a Planned Parenthood [un assalto armato del 2015 a una clinica di Colorado Springs da parte di un estremista antiabortista, con tre morti e nove feriti, NdRufus], il clima politico sembra irto di minacce, e vi preoccupate di quanto sia sicuro il vostro spazio. Iniziate a pensare: «Forse dovremmo solo chiudere la libreria e rincantucciarci nel cortile per tipo mille anni».
  • Ma un attimo! – i poeti e gli artisti che vi hanno aiutato per tutto questo tempo e hanno amato lo spazio tornano in primo piano – hanno deciso che vogliono davvero prendere in mano la gestione! Adesso vogliono mandarlo avanti e assumersi la responsabilità. Grande! Vogliono anche farsi carico di tutto lo schifo  noioso e invisibili che avete fatto ormai da anni. Possono farlo, e possono farlo meglio! Notizie fantastiche! Ottima! Ecco! Prendete! Un generoso donatore interviene e offre una sovvenzione che vi aiuterà a recuperare parte dei vostri costi personali e a passare la mano. Tranne che … i vostri amici ancora non vogliono mettere i loro nomi sul contratto di locazione o sul conto corrente. Chiaramente devono capire che avere le chiavi di uno spazio pubblico comporta una certa quale responsabilità legale, giusto? Il fatto che non firmino nulla sembrerebbe indicare che effettivamente capiscono che c’è una responsabilità. L’incendio della Ghost Ship e le conseguenze terribilmente tragiche di essere l’intestatario di un contratto di affitto di uno spazio per artisti saranno dolorosamente visibili solo tra due mesi, eppure sembra che loro l’abbiano già capito. Non è da prendere alla leggera. Ve le terrete voi. Ve le siete già tenute, naturalmente, perché avete dovuto parlare con agenti assicurativi, gli uffici comunali e gli avvocati, perché avevate bisogno di sapere in che cosa vi stavate ficcando fin dall’inizio quando avete messo la vostra firma sul contratto di affitto. Ma… ma… ma potete spogliarvene legalmente finché qualcun altro non firma. Lo capiscono, ma non lo capiscono. State solo facendo gli stronzi e non volete semplicemente consegnare le chiavi e togliervi di torno. Tutti iniziano a parlare male di voi apertamente come se vi trovaste in una sorta di incubo sociale dell’epoca della scuola elementare. Vi evitano, evitano le vostre chiamate. Cos’hai, dodici anni? Vogliono solo che tu passi a loro la gestione, già! Non vorresti avere mai fatto la serie di letture nel cortile.
  • Mentre accade tutto questo, la libreria esaurisce i soldi ma l’impiegato non lo dice a nessuno per più di un mese. Invece, l’impiegato dice a tutti i vostri amici che lo avete sfruttato per tutto questo tempo. Aspettate… vi gira la testa. Dovete mandar via il dipendente e chiudere immediatamente la libreria.
  • Ma c’è tempo per un’ultima Ave Maria. Il proprietario è disposto a lasciare che sia la no profit (piuttosto che un singolo individuo) a essere il locatario. Ora, se solo potessero formare un nuovo consiglio d’amministrazione e presentare ufficialmente la dichiarazione 501c3 per avere lo status di no profit. Avete già preparato tutte le scartoffie, avete solo bisogno di trovare (e pagare) un avvocato per il controllo. Uno dei volontari interviene, controlla i documenti, eccetera e poi dice che vuole essere il Direttore Esecutivo perché, naturalmente, lo è! Grande! Bene! Ecco! Prendi tutto! Vorreste aiutare il nuovo consiglio, presentargli tutto il lavoro invisibile dietro le quinte del quale non sanno nulla, ma sembrano stranamente disinteressati. E poi vi tendono un’imboscata durante l’ultima riunione e pretendono che vi dimettiate immediatamente, altrimenti non subentreranno. Ok? OK! Perfetto! Bene! Ecco! A voi! Nessun problema. Tutto quello che chiedete è che vi ringrazino per i vostri sforzi in un comunicato stampa e smettano di malignarvi nella comunità in cui vivete e per la quale un tempo avete voluto creare quel bellissimo spazio di libreria/spazio artistico che tutti, loro compresi, amano così tanto. Andate in libreria, portate via gli oggetti personali e le decorazioni e dite addio allo spazio che avete fondato. Forse sarete i benvenuti nel vostro cortile.
  • Pochi giorni dopo, tutti i vostri amici di talento, che avevano così a cuore la libreria che avete fondato da non vedere l’ora di mettervi alla porta, vi invieranno una lettera dell’avvocato che per farvi sapere che in effetti non subentreranno nel contratto di affitto o formare un nuovo consiglio o presentare il 501c3 o ringraziarvi, no grazie! È stata paura delle responsabilità o la consapevolezza che l’amicizia e il duro lavoro non sono sufficienti per tenere insieme queste cose? Non lo saprete mai perché niente dice: «Non sentiamoci mai più!» come una lettera dell’avvocato. E alla fine, la responsabilità e la colpa sono vostre perché era vostro il nome sul contratto di affitto e sul conto corrente. Lo accettate.
  • Quindi vendete tutto, pagate tutti quelli che devono essere pagati, pagate il proprietario dei locali per chiudere il contratto di affitto e, alla fine, ne uscite in perdita di qualche migliaio di dollari. Poi, pochi mesi dopo, vi svegliate e le prima pagine dicono che trentasei persone sono morte alla Ghost Ship, un collettivo di artisti a Oakland, in California. Quando tutto sarà stato detto e fatto non sarà il padrone di casa, ma i locatari, Derick Almena e Max Harris, che saranno accusati di omicidio colposo e rischieranno fino a trentanove anni di carcere. Uscirete nel vostro cortile per la prima volta da mesi, farete un respiro profondo, piangerete i morti e vi sentirete grati che tutto ciò che avrete perso siano stati amicizie e denaro.

Mi piacerebbe dire che questo resoconto valga solo per Mountain Fold, ma nei quasi due anni da quando abbiamo chiuso ho parlato con almeno una mezza dozzina di altri poeti e artisti che hanno avuto esperienze simili con spazi letterari o artistici. Quindi, per tutti voi là fuori che non potete farne a meno (voi sapete di chi sto parlando), ecco alcuni piccoli consigli:

  • Procuratevi un’ottima assicurazione.
  • Consider being a for-profit. It doesn’t mean you’ll make any, but you can be sure who the buck (you won’t have) stops with at all times.
  • Prendete in considerazione di essere profit. Non vuol dire che ci guadagnerete qualcosa, ma almeno sarete sicuri di dove andrà a finire in ogni momento quel dato dollaro (che non avrete).
  • Prendete in considerazione la possibilità di convertire il vostro garage in uno spazio di lettura/artistico (e procuratevi davvero un’ottima OTTIMA assicurazione).
  • Se avete intenzione di essere un collettivo no profit, prendete in considerazione il modo col quale funzionano le acequias. Le acequias sono veri e propri canali di irrigazione alla spagnola che gli agricoltori del Colorado meridionale utilizzano da centinaia di anni e ancora usano per irrigare le loro terre. Ognuno deve ricoprire a turno il ruolo di mayordomo/direttore esecutivo. Se fregate qualcun altro nel collettivo potete essere certi che vi restituiranno il favore quando sarà il loro turno ad essere in carica. Comportatevi di conseguenza. Fissate mandati della durata di un anno. Chi non è disposto a ricoprire la carica per almeno un anno e sobbarcarsi tutte le minuzie tanto noiose da fare ammattire allora non avrà nessun peso in tutte le decisioni creative. E procuratevi un’ottima assicurazione.
  • Se volete avere uno spazio pubblico, provate a trovare un posto economico da comprare e possedere. Niente come i proprietari di case per esaurire le vostre già limitate risorse. Certo, la proprietà è un furto, ma essere inquilini vi rende costantemente vulnerabili.
  • Non direi mai di non fare affari/no profit con gli amici, ma prendete seriamente in considerazione le possibili insidie.
  • Ricorda il cortile sul retro e buona fortuna.
Facebook Comments

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:

Questo sito usa cookie o permette l'uso di cookie di terze parti per una vasta serie di funzionalità, senza le quali non potrebbe funzionare con altrettanta efficacia. Se prosegui nella navigazione, scorri questa pagina, clicchi sui link presenti nel sito, commenti un contenuto, condividi una pagina o un articolo, scarichi un file, visualizzi un video o utilizzi un'altra funzione presente su questo sito stai probabilmente attivando un cookie e acconsenti quindi implicitamente all'utilizzo di cookie. Per capirne di più o negare il consenso leggi la cookie policy - e le informazioni sulla osservanza della GDPR

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi