Quando un College affronta la povertà

Ho letto recentemente per caso un articolo su The Atlantic che racconta del lavoro fatto in una piccola università del Texas a favore degli studenti svantaggiati. L’ho trovato molto interessante, un po’ perché tutto ciò che è università mi riguarda e un po’ perché trovo molto interessante, anche in ottica italiana, il lavoro di documentazione e racconto che l’Atlantic – con altri giornali – fa della condizione dei poveri negli Stati Uniti. A complemento dell’articolo è utile leggere i ragionamenti della dirigenza del college, presentati in prima persona senza mediazioni giornalistiche.

La traduzione dell’articolo è qui sotto; come al solito ho mantenuto i link originali, anche se dirigono verso pagine in inglese;  tranne la foto di Russell Lowery-Hart sotto il titolo ho sostituito le foto originali con altre prese dal sito dell’università che ritraggono docenti e personale: lascio a voi scoprire chi è il professore di comunicazione nei mass media e chi il meccanico, chi l’insegnante di educazione fisica per bambini e chi la direttrice dell’ufficio per l’efficacia istituzionale.

Per non appesantire la lettura con troppe note fra parentesi, vi dico in anticipo che un community college è un tipo di istituzione universitaria americana, di solito pubblica e fortemente legata alle esigenze del territorio, che fornisce studi universitari di base, perfezionamenti post diploma di maturità, formazione permanente per gli adulti e i lavoratori e altri servizi educativi; può essere anche il modo, per chi non può viaggiare lontano, per ottenere un primo titolo di livello superiore (un diploma universitario biennale) prima di perfezionarsi in una università vera e propria lontano da casa. Il Panhandle, invece, è la zona settentrionale del Texas: la parola vuol dire manico della padella, perché visto sulla mappa sembra il manico della padella texana (cioè, sembra agli americani: a me sarebbe sembrato qualunque altra cosa). È una zona piuttosto estesa ma non molto popolata (circa mezzo milione di abitanti), con vasti pascoli.

Spesso l’articolo usava il termine school per definire il college; per evitare confusioni ho tradotto con “istituto”.

I college non sono all’altezza della povertà americana

di Marcella Bombardieri

L’Amarillo College, in Texas, sta lavorando duramente per includere gli studenti a basso reddito – ma può arrivare solo fino ad un certo punto,

Russell Louwery-Hart ha passato un weekend invernale texano all’addiaccio, anche quando cadeva una pioggia leggera e faceva così freddo che ha dovuto infilare a forza le sue scarpe fangose nel sacco a pelo per scaldarsi i piedi. Durante il giorno il quarantottenne è stato via via ustionato sempre più dal sole mentre faceva su e giù per le strade di Waco alla ricerca di mense del povero o di lavoretti nei fast food. È arrivato alla sede di una organizzazione di volontariato a mezzogiorno solo per scoprire che il pranzo finiva alle 11.30; fortunatamente una senzatetto ha diviso il suo dolce alla cannella con lui.

Non era lavato né sbarbato, negli stessi abiti di seconda mano per l’intero fine settimana. Giunto alla domenica mattina, le umiliazioni lo avevano sfinito. Quando una famiglia diretta in chiesa ha attraversato la strada per evitarlo, lui gli ha gridato dietro: «Sono un fottuto preside universitario, potete guardarmi!».

La famiglia è sgattaiolata via. Ma Louwery-Hart è davvero un preside universitario e stava vivendo sulla strada per scoprire un modo migliore per guidare una scuola quando la povertà si insinua nelle classi ogni giorno.

Louwery-Hart è il preside dell’Amarillo College, un comunity colllege nel  Panhandle texano, e si era fatto sette ore di macchina fino a Waco per partecipare ad una simulazione di due giorni e due notti sulla vita da senzatetto, condotta da una organizzazione religiosa di beneficenza, nella speranza di capire più profondamente i suoi molti studenti che vivono in povertà. «Avere semplicemente una dispensa alimentare come noi non è abbastanza», ha detto Louwery-Hart in un video diario registrato da un amico quella domenica mattina dello scorso febbraio. Era appiattito sull’erba, ancora sepolto nel suo sacco a pelo come per parare le tribolazioni che ancora dovevano venire quel giorno, Poi, in una specie di ritornello disperato, ha aggiunto «Non è abbastanza, non stiamo facendo abbastanza, dobbiamo fare di più».

Louwery-Hart sta già facendo molto di più che avere una dispensa alimentare all’Amarillo College. La scuola, che ospita 10.000 studenti, ha un fondo di emergenza che nel giro di poche ore può spiccare un assegno che copra la riparazione dell’auto o la bolletta dell’acqua che potrebbe spingere uno studente a saltare un corso – o lasciare del tutto la scuola. La scuola utilizza assistenti sociali che guidano gli studenti attraverso questi tipi di crisi finanziarie, ha un servizio di consigli legali e offre assistenza gratuita per la salute mentale (quest’ultima è normale nei college privati ma è presente a macchia di leopardo nel mondo dei comunity college). Lo scorso autunno ha inaugurato un asilo a basso costo che è aperto quattordici ore al giorno e si rivolge agli studenti genitori che lavorano nelle prime ore della mattina o alla sera; gli studenti che hanno i requisiti per i benefici statali pagano solo cinque dollari alla settimana. Il tutorato didattico è disponibile alla sera e nei fine settimana.

La dirigenza sta lavorando su un sistema di allerta che segnali gli studenti che sono ad alto rischio di difficoltà accademica e gli assegni quindi dei docenti che entrino in contatto con loro prima che arrivino i guai. Nell’autunno il personale ha chiamato e inviato mail a più di 800 studenti che avevano almeno una persona a carico e un reddito familiare sotto i 19.600 dollari all’anno – meno della metà di quanto sarebbe un salario di sussistenza per una famiglia monoparentale o monoreddito con un figlio – per assicurarsi che fossero informati riguardo ai servizi di sostegno dell’istituto. Nel suo sforzo di migliorare le prestazioni degli studenti, il college sta mettendo in discussione tradizioni accademiche fondamentali come la lunghezza del semestre, che è stato ridotto alla metà per molti corsi.

Ciò che distingue l’Amarillo College dalla maggior parte delle istituzioni corrispondenti non è un programma particolare, ma quanto è concentrato nell’affrontare gli effetti della povertà. L’istituto e Lowery-Hart sono sotto osservazione da parte della dirigenza universitaria di tutto il paese, perché trovare soluzioni realistiche per la povertà degli studenti potrebbe essere un elemento di profonda trasformazione per il sistema di istruzione superiore degli Stati Uniti.

Fra il 40% degli americani più poveri, solo il 12% dei giovani nati negli anni ’80 ha conseguito una laurea entro i venticinque anni. Ma un diploma universitario non è puramente facoltativo per ottenere la maggior parte dei posti di lavoro soddisfacenti nell’economia di oggi, e così sempre più studenti provenienti da famiglie a basso reddito si sforzano di ottenere una formazione avanzata ed è più probabile che finiscano in un community college. Nonostante i recenti commenti del Presidente Trump, «Non sappiamo [plurale maiestatis, NdRufus] cosa sia un community college», queste istituzioni comprendono più del 40% della popolazione universitaria del paese che punta ad ottenere la prima laurea. Sebbene la maggior parte dei community college sia stata fondata dopo la Seconda Guerra Mondiale per sostenere le necessità di una forza lavoro moderna – il che naturalmente implica la possibilità di migliorare le prospettive economiche degli studenti – non sono stati esplicitamente progettati per alleviare la povertà. Tuttavia, nella mancanza di alternative data dalla portata limitata di programmi come i sussidi sociali e i buoni alimentari, i community college sono diventati uno dei più grandi e più importanti programmi contro la povertà dell’America.

L’importo massimo della borsa di studio federale Pell per gli studenti a basso reddito è di circa 5 900 dollari all’anno, che è di solito più che sufficiente per coprire le tasse universitarie dei community college ma troppo poco per viverci (a partire da luglio, l’importo massimo salirà a 6 095 dollari). E il divario tra il valore di una borsa Pell e il costo della vita aumenta di anno in anno. Il risultato è che molti studenti sono in difficoltà con le esigenze vitali di base. Una ricerca statistica del 2017 ha rilevato che il 42% degli studenti di community college su tutto il territorio nazionale aveva sperimentato insicurezza alimentare nel mese precedente – il che può voler dire saltare del tutto i pasti o non essere in grado di permettersi pasti equilibrati – mentre il 12% sono stati considerati senzatetto in un qualche momento dell’anno precedente. Tra gli studenti dell’Amarillo College che hanno risposto allo stesso sondaggio, il 54% aveva sperimentato insicurezza alimentare nel mese precedente e l’11% era rimasto senza casa nel corso dell’anno. Quindi l’insieme degli studenti non è significativamente più bisognoso rispetto a quello di molte altre istituzioni accademiche, ma l’interesse della dirigenza del college nell’evidenziare l’estensione del bisogno è molto meno comune.

A parte l’insicurezza alimentare, molti studenti sono trascinati da una crisi all’altra, semestre dopo semestre. È anche per questo che i tassi di laurea dei community college sono così bassi, con soli quattro studenti su dieci che si laureano entro sei anni.

Un certo numero di segnali suggerisce che l’Amarillo College stia facendo di più per i suoi studenti di quanto non facesse solo pochi anni fa. Il tasso di laurea è in crescita, ci sono più studenti a tempo pieno e gli studenti di colore ottengono gli stessi risultati degli studenti bianchi, secondo Collin Witherspoon, direttore esecutivo del college per l’analisi statistica e la ricerca istituzionale. Ma alcune delle più maggiori scommesse di Lowery-Hart devono ancora dimostrarsi efficaci e ci sono almeno alcuni professori che si chiedono se la fissazione sulla povertà sia davvero nell’interesse degli studenti.

Dopotutto, sulla base dell’esperienza del college, sono gli studenti in povertà che fanno la scommessa più grande. Potrebbero stare rinunciando al salario che si potrebbero guadagnare se non fossero a lezione, sprecando parte dei sei anni di vita nei quali si può ottenere una borsa Pell con un semestre che potrebbero non finire, o anche contraendo prestiti – sebbene quest’ultimo caso sia molto raro tra gli studenti dell’Amarillo College – che faranno fatica a ripagare se alla fine abbandoneranno gli studi. Ritrovarsi alla fine in condizioni peggiori del punto di partenza è una possibilità reale.

A Mandi Wheeler, docente di matematica, piace essere inserita in un programma di orientamento per gli studenti che arrivano al college provenendo dalle due scuole superiori di quartieri a basso reddito di Amarillo – come esempio cita un ragazzo che ha seguito, arrivato «spaventato a morte» ma che presto è fiorito in analisi matematica.

Ma mette in discussione il punto di vista di Lowery-Hart per il quale il college stesso può essere la via alla stabilità per gli studenti anche in mezzo alle convulsioni di una crisi. Wheeler ha citato una casalinga con bambini piccoli iscrittasi al college in cerca di occupabilità subito dopo aver lasciato un marito violento. All’inizio del semestre, secondo Wheeler, la madre stava in una centro di accoglienza e non aveva un computer.

Wheeler si sentì sollevata quando la donna si ritirò dal suo corso per iniziare un nuovo lavoro. «Non possono concentrarsi nell’imparare la formula quadratica quando non sanno da dove arriverà il loro prossimo pasto», mi ha detto. «Mi si spezza il cuore per così tanti di quegli studenti che hanno problemi da varie parti… E poi gli devo dire: «Hai fatto i compiti?».

Ma le università devono rimanere attaccate a questo tipo di studenti se sono realmente dedite a contribuire a far uscire le famiglie dalla povertà, secondo Sara Goldrick-Rab, sociologa della Temple University. Goldrick-Rab, la ricercatrice principale del sondaggio che identifica alti tassi di insicurezza alimentare e persone senzatetto nei college, è stata un fattore centrale nel richiamare l’attenzione sul fenomeno della povertà studentesca.

Goldrick-Rab e un collega stanno progettando di pubblicare a giugno uno studio di caso sull’Amarillo College, che ha attirato la sua attenzione come uno dei pochi luoghi che ha potuto trovare che sta adottando un approccio sistemico alla lotta alla povertà. Il resoconto, dice Goldrick-Rab, metterà in evidenza le pratiche che altre università dovrebbero prendere in considerazione di adottare. Ad esempio ha elogiato il fondo di supporto per le emergenza dell’Amarillo, perché eroga le sovvenzioni in poche ore e senza burocrazia, che a suo parere lo rende più utile agli studenti in crisi. Il fondo richiede la documentazione della spesa per la quale lo studente ha bisogno di aiuto – un mutuo o una bolletta, ad esempio – ma non richiede modulistica.

Sebbene la popolarità dei supporti di emergenza si stia diffondendo, alcune università si preoccupano dei frequent flyer che continuano a tornare di nuovo per chiedere altro aiuto. Goldrick-Rab lo definisce: «ingenuità su ciò che sia la povertà».

«Se lo capiscono davvero, se davvero «non ci sono scuse» quando hanno studenti poveri, allora devono incassare tutti quei colpi», dice, riferendosi al nome di un’iniziativa di quartiere ad Amarillo diretta ad affrontare i bassi livelli di successo scolastico, chiamata No Limits No Excuses (“nessun limite, nessuna scusa”). Aggiunge: «Non è facile, e non ottieni una storia di successo in un attimo, impacchettata con un bel fiocco».

Eppure la posta in gioco è più che allettante, aggiunge Goldrick-Rab, che fa notare che una laurea può essere trasformativa per un’intera famiglia. Anche per gli studenti che non ottengono una laurea di primo livello, un diploma universitario di livello inferiore fa una differenza reale nei guadagni, nell’ordine delle  migliaia di dollari l’anno. E quando i genitori hanno maggiore istruzione i loro figli tendono a fare meglio, non solo a scuola ma in vari punti di vista riguardo alla salute.

E se non fosse il college, quale sarebbe la strada per gli studenti che l’Amarillo College sta cercando di far uscire dalla povertà? Le persone non possono mettere su famiglia con un lavoro da salario minimo. In un’economia che sempre più ha reso una laurea di primo livello praticamente un prerequisito per un lavoro dignitoso, quale altra scelta esiste?

***

Alcuni mesi dopo il suo fine settimana a fare vita da barbone a Waco, Lowery-Hart stava cercando di mettere a fuoco il di più che il college doveva fare, dichiarato dal suo sacco a pelo. Così chiese alla sua direttrice dei servizi sociali, Jordan Herrera, di organizzare un pranzo con alcuni studenti che avevano sperimentato la vita da senzatetto.

Lowery-Hart chiede spesso consigli  agli studenti. Più o meno una volta alla settimana si siede per conversare con alcuni di loro a caso, offrendogli qualcosa dalla paninoteca ambulante Chick-fil-A che ha sostituito la mensa, chiusa diversi giri di tagli di budget fa. In questa particolare calda giornata dello scorso maggio, aveva club sandwich e tè freddo pronti nel suo ufficio per due studenti. Justin Allen è un padre single di 32 anni che stava per diplomarsi in un corso di assistente di poltrona per studi dentistici. Il college aveva messo lui e i suoi due figli in un motel per qualche settimana, dopo che suo padre li aveva sbattuti fuori per una litigio sui soldi.

Dall’altra parte del tavolo delle riunioni della presidenza c’era Alicia Pruett, 44 anni, madre di sei figli, con la scritta Corsa sulle montagne russe tatuata a lettere corsive lungo la gamba sinistra, originariamente un commento sulla vita col marito ma che ora si stava dimostrando altrettanto adeguata alla sua carriera universitaria. Il fatto che fosse ancora iscritta, dopo quello che aveva passato negli ultimi mesi, l’aveva già resa, sotto un certo punto di vista, un successo nell’impegno contro la povertà dell’Amarillo College. Prima di iscriversi all’Amarillo College nell’autunno 2016, Pruett era stata una mamma casalinga, e prima di quello aveva lavorato come riferimento del servizio clienti di Comcast e come cuoca. Stava cercando di ottenere una laurea in comunicazione, sperando di potere un giorno occuparsi di pubbliche relazioni per una realtà che si occupasse di adozioni o affidi. L’obiettivo principale, tuttavia, era quello di dare ai suoi figli una vita migliore.

«Voglio essere in grado di dare ai miei figli tutto ciò che ogni genitore vuole dare ai propri figli», dice Pruett, che vive con suo marito e i loro cinque figli e ha anche un figlio più grande che è affidato suo ex marito. «Che è un bel compleanno, una bella casa, l’opportunità di essere in grado di fare cose, di fare una vacanza».

Ma non molto tempo dopo che Pruett ha iniziato gli studi, suo marito Mike è rimasto senza lavoro. Muratore da molto tempo, soffriva di problemi alla schiena ma, mi ha raccontato lei, non ha ottenuto i benefici di invalidità. Quando per disperazione ha accettato lavoretti manuali in nero ma, a quanto dice, più volte è stato truffato del pagamento.

La coppia rimase indietro con le bollette. Un professore indirizzò Pruett all’Advocacy and Resource Center, o ARC, il centro di lavoro del college sulla povertà, dove una piccola squadra che comprende Herrera aiuta centinaia di studenti ogni semestre lungo le loro crisi finanziarie e di vita, raduna le risorse proprie del college e mette in rapporto gli studenti con ogni possibile programma locale o governativo.

Pruett approfittò della dispensa alimentare, e il fondo di emergenza del college copriva metà dell’affitto del mese e alcune bollette. Herrera mise Pruett in contatto con una chiesa locale che anch’essa diede una mano. Ancora più importante, aiutò Pruett ad entrare nella lista d’attesa per il programma di alloggi Section 8 che fornisce affitti a prezzi accessibili a studenti universitari con famiglia. Mesi dopo, poco prima di Pasqua, il programma di alloggi offrì alla famiglia di Pruett una casa con quattro camere da letto per 1 000 dollari al mese. Ma quando diedero il preavviso al loro padrone di casa, quello li mise in strada con tre giorni di preavviso, anche se non avrebbero avuto la nuova sitemazione per un paio di settimane ancora. Herrera cercò di trovare letti in centri di accoglienza per la famiglia, ma nessuno poteva offrire spazio a una famiglia di sette persone. Quindi il college ha pagato per loro per stare circa dieci giorni in un Travelodge [un catena di alberghi spartani, NdRufus].

Quando Pruett si ritrovò nell’ufficio di Lowery-Hart lei e la sua famiglia erano stati nella nuova casa già da qualche settimana. Pruett e suo marito avevano fatto entrambi colloqui per un lavoro a un Sam’s Club [una catena di negozi all’ingrosso] dopo che il professore di matematica di Pruett aveva messo una buona parola per loro. Le cose stavano andando a posto.

Pruett disse a Lowery-Hart che si sarebbe laureata, «non ci sono alternative» e la cosa sembrava una scommessa ragionevole. Ha un punteggio di 3,75 GPA [su 4, NdRufus] nel primo semestre, disse al preside. Quando successivamente l’ho seguita in classe, ho visto che era una star nella sua sezione di matematica, spesso cercata dai suoi compagni per spiegare i problemi.

Ma la sua storia sarebbe stata, per lungo tempo ancora, più una storia ammonitrice che non quella di un successo evidente. Proprio il giorno prima che si presentasse per il pranzo nell’ufficio di Lowery-Hart, aveva saputo che la sua vecchia Chevy Suburban, l’unico mezzo di trasporto della famiglia, era stata sequestrata per debiti. Aveva intenzione di chiedere a Herrera aiuto per recuperarla, ma aveva una preoccupazione ancora più pressante, che teneva per se stessa mentre chiacchierava con il preside: non sapeva cosa quella sera avrebbe dato da mangiare a cena alla sua famiglia. I Pruett ricevevano 1 022 dollari al mese in buoni pasto, ma con tre pasti al giorno per sette persone vuol dire 1,60 dollari per pasto a persona. Gli mancavano alcuni giorni prima che i benefici del mese successivo entrassero in funzione. E il loro conto in banca conteneva solo 17 dollari.

Quando fu il momento di tornare a casa e affrontare la cena, Pruett si mise in moto dal campus a piedi, srotolando il suo percorso fra ville con roseti e fontane vicino al campus, poi sotto un paio di cavalcavia autostradali e infine nel suo quartiere degradato, non lontano dalla zona degli affari della città. Oltre al portatile nello zaino, si era accollata un pacco di pannolini recuperato nell’ufficio di Herrera. Ma non poteva riuscire a maneggiare fino a casa anche le provviste, quindi non aveva preso nulla dalla dispensa alimentare.

Mike e i loro figli, di un’età compresa tra i due e gli undici anni, erano nel cortile a affrontare il terreno con le zappe, in preparazione di un orto dove speravano di coltivare le loro proprie verdure. Lena, una bambina di nove anni, che aspira a diventare una cuoca come sua madre, aveva messo in forno una focaccia ai mirtilli.

Pruett entrò nella dispensa per esaminare le sue possibilità. Aveva Hamburger Helper [al contrario del nome, una specie di pasta con della salsa in polvere, da integrare con la carne per avere pasta al ragù], ma nessun hamburger. Tonno, ma niente pane per fare panini. Un po’ di fagioli, ma ai bambini non piacevano i fagioli. Decise che avrebbe chiesto a Mike di uscire e prendere un hamburger in modo da poter mangiare spaghetti in sugo di carne.

Fra il coccolare i due figli più piccoli e l’arbitrare un videogioco che i più grandi stavano giocando, Pruett mi ha descritto alcuni dei modi con i quali la crisi finanziaria della famiglia aveva interferito con la sua vita accademica. Non potevano permettersi il servizio internet, quindi a volte si metteva nella sua auto di notte nel parcheggio del college per usare il wi-fi del campus, mettedno giacche una sull’altra per resistere alle fredde temperature delle notti sugli altipiani. Il suo GPA è crollato. Ha abbandonato un corso di comunicazione che amava perché era imbarazzata di andare al campus quando le avevano tagliato l’acqua e non poteva fare la doccia.

Quella sera dello scorso maggio nella quale  stavano provando a mettere insieme la cena, Mike tornò con hotdog, panini morbidi e chili in scatola per fare chili dogs. A causa del fatto che avevano meno di venti dollari sul loro conto in banca ne aveva potuto prelevare solo dieci dal bancomat, non abbastanza per l’hamburger. Pruett sparse ketchup e senape sugli hot dog dei bambini in ghirigori così abili che tradivano la sua esperienza professionale di cuoca. I bambini si sedettero a tavola e Lena e suo fratello Robert, di sette anni, si dissero: «Salute!», facendo schioccare insieme i loro hot dog.

***

Il Panhandle texano è una prateria spazzata dal vento a 1 200 metri sul livello del mare, più grande della Virginia Occidentale. Il suo cuore è Amarillo, una città pianeggiante come una frittella di 200 000 abitanti, circondata da allevamenti di bestiame e campi di mais, cotone e grano, che rischia di diventare più povera. Nella visione di molti leader cittadini la comunità è eccessivamente dipendente dalle industrie di inscatolamento della carne e dagli autotrasporti, come pure dai motel e dai fast-food aggrappati all’Interstate I-40, il nastro autostradale che tiene agganciato il vasto Panhandle al resto degli Stati Uniti.

Qui, la gentilezza di comunità ecclesiali molto coese incontra la mentalità da fondazione da zero dei giorni dei pionieri. In A Strong West Wind , il suo racconto autobiografico sul crescere ad Amarillo negli anni ’50 e ’60, la scrittrice Gail Caldwell descrive come la gente del Panhandle fosse temprata da feroci grandinate, tornadi e persino tempeste di neve. «Non ci sono alberi o rilievi del terreno che spezzino l’impeto del vento», scrisse, «e così il bestiame può respirare la neve, nel suo volo orizzontale, e affogare. Anche le persone sono state messe in ginocchio per generazioni da questo tipo di tempo: nel mezzo di una tali vuota vastità e di questa forza, è difficile non sentirsi in ostaggio di qualche progetto più grande».

Più di un decennio fa, Lowery-Hart è stato coinvolto in un’iniziativa popolare volta a trovare il bandolo della matassa delle minacce alla prosperità di Amarillo. La conclusione: mancanza di istruzione, con solo un terzo degli adulti in città che ottengono un qualunque tipo di titolo universitario, e una scarsità di opportunità di lavoro qualificato che significava una perpetua fuga di cervelli.

A quel tempo, Lowery-Hart era un dirigente presso l’università locale, West Texas A&M. Si convinse via via che poteva fare qualcosa per aiutare le prospettive di crescita della sua zona, ma più all’Amarillo College, dove sette studenti su dieci sono i primi della loro famiglia ad andare al collegequattro su dieci sono latinoamericani. Cita spesso una statistica del libro Triumph of the City dell’economista di Harvard, Edward Glaeser – che quando la percentuale della popolazione con lauree universitarie aumenta del 10%, il prodotto cittadino lordo pro capite sale del 22%.

Alla fine fece domanda all’Amarillo College per la posizione di vice presidente degli affari accademici. Ad oggi è talvolta ancora spinto alle lacrime quando parla delle sfide che i suoi studenti devono affrontare. Le ragione per la quale si sente così profondamente coinvolto riportano indietro alla sua infanzia in una piccola città ai margini di Lubbock, quando si rifugiava a scuola per sottrarsi a una vita domestica con un padre violento e alcolizzato. Gli insegnanti «mi volevano bene anche quando non ero in grado di voler bene a me stesso», mi ha detto Lowery-Hart. «Ho sempre combattuto per quello studente, perché quello studente ero io».

Quando Lowery-Hart arrivò all’Amarillo College nel 2010, iniziò a chiedersi perché il tasso di laurea, che quell’anno era solo del 9%, fosse così basso. Si aspettava che gli studenti dessero a colpa a questioni accademiche – una cattiva preparazione nelle scuole superiori, magari, o orari scomodi delle lezioni. Sondaggi e focus group rivelarono un insieme di problemi completamente diversi, tutti legati alla povertà: cibo, alloggio, bollette, trasporti.

I vincoli di bilancio hanno posto la sfida più grande per questo lavoro. I community college ricevono meno della metà dei finanziamenti pubblici rispetto alle università pubbliche volte alla ricerca e, in maniera corrispondente alle tendenze in altri Stati, il Texas spende il 15% in meno  in istruzione superiore di quanto non facesse prima della recessione. L’Amarillo College ha perso un totale di tre milioni e mezzo di dollari di finanziamenti statali per l’istruzione negli ultimi due bilanci statali, in parte a causa di un calo nelle iscrizioni, e ha tagliato decine di posti di lavoro un paio di anni fa.

La maggiore fonte di finanziamento del bilancio di quasi sessantasei milioni del college in questo anno accademico sono state le tasse di iscrizione e le rette, che hanno fornito ventitré milioni, compresi gli aiuti finanziari agli studenti da parte delle autorità statali e federali. La seconda fetta maggiore è stato il supporto preveniente dalle tasse locali, circa 21,3 milioni di dollari, e terzo il sostegno statale per tredici milioni e mezzo. Tuttavia, a parte i salari per gli assistenti sociali, il lavoro sulla povertà è largamente finanziato con altri mezzi. Una fondazione privata creata nel 1961 per gestire le donazioni al college, l’Amarillo College Foundation, finanzia il fondo di aiuti di emergenza, con un contributo quest’anno di 60 000 dollari. Altri doni e sovvenzioni hanno aiutato questo o quel pezzetto del lavoro di lavoro. Ad esempio, una borsa federale Perkins sostiene il trasporto e l’assistenza all’infanzia per gli studenti lavoratori adulti e dei programmi tecnici.

Il college è tipico nel dipendere da una combinazione di tasse universitarie e sostegno statale e locale, con sovvenzioni da fondazioni e doni da parte di benefattori locali per sostenere iniziative specifiche. Un dono di una banca locale, ad esempio, ha finanziato la ristrutturazione edilizia che fornito lo spazio per l’ARC. Forse meno tipico è che l’Amarillo College Foundation è relativamente ricca, con quarantatré milioni di dollari di beni, e ha dato al college e ai suoi studenti oltre 3 milioni di dollari per l’anno accademico 2015/2016. La fondazione per molti anni si è concentrata sulla raccolta di fondi per le borse di studio, secondo Kathy Dowdy, il suo co-direttore esecutivo. Ma negli ultimi anni, a quanto dice, il consiglio ha accolto l’enfasi che Lowery-Hart pone sulla lotta alla povertà. Il denaro che si raccoglie – in gran parte da famiglie e imprese locali – è  sempre più diretto ad aiutare il college a offrire sostegno che impedisca gli abbandoni degli studenti. «Abbiamo questi studenti con un punteggio GPA di 3,8 che all’improvviso si ritrovano senza casa, e se non siamo attrezzati per aiutarli, perdiamo la possibilità di cambiare la vita di qualcuno», dice Dowdy.

Gli studenti, nel frattempo, non ricevono lo stesso livello di sostegno pubblico che le generazioni precedenti hanno avuto. Nel 1975, una borsa Pell federale copriva il 79% dei costi di frequenza un corso di quattro anni in un college pubblico. Oggi copre solo il 29%. Nello stesso tempo, più studenti universitari sembrano sulla carta come Alicia Pruett – più anziani, poveri, minoranze sotto-rappresentate. In assenza di un maggiore impegno da parte degli stati e del governo federale nei confronti dell’istruzione superiore, i dirigenti di molti community college della comunità hanno raggiunto la stessa conclusione di Lowery-Hart – che istruire i loro studenti richiede non solo buoni programmi accademici, ma anche una varietà di misure di sostegno per affrontare la povertà. Al Patrick Henry Community College, nella Virginia rurale, un programma di borse di studio assegna automobili, donate dai concessionari, come beneficio per qualche studente ogni anno che ne ha bisogno per andare a lezione. Houston Community College offre borse di studio per generi alimentari. Il Tacoma Community College di Washington e l’ente locale per la casa forniscono voucher per l’alloggio a studenti senzatetto. Diciannove istituti hanno recentemente lavorato con un gruppo di riforma dei community college chiamato Raggiungere il sogno per cambiare la cultura nei campus riguardo a questi temi. La povertà è una preoccupazione crescente, peraltro, anche nei college con corsi quadriennali, dove si stima che il 36% degli studenti sperimenti insicurezza alimentare.

La maggior parte dei college, tuttavia, ha solo un generico programma per la povertà o due: la dispensa alimentare, di solito, o gli aiuti di emergenza. L’ardore di Lowery-Hart per l’argomento ha messo in evidenza considerevolmente l’Amarillo College.

Lowery-Hart è stato nominato preside del college nel 2014 e, nel corso del tempo, ha sviluppato quella che definisce la teoria del cambiamento del college. «La rimozione di una barriera vitale» più relazioni «equivale al completamento», dice – il che significa che se il college può aiutare uno studente a superare una barriera della sua vita, magari mettendolo in contatto con possibilità di alloggio o di buoni pasto, e offrire anche una relazione personale significativa, allora è più probabile che lo studente si diplomi.

A volte forma quella relazione lui stesso. Un giorno di settembre l’ho accompagnato nel suo gettare l’esca al Chick-fil-A per ascoltare le preoccupazioni degli studenti e si è avvicinato a tre giovani che chiacchieravano in una saletta. È saltato fuori che solo una di loro, una diciannovenne di nome Julie, era iscritta al college, ma stava affrontando un possibile sfratto e pensava di abbandonare per prendersi un secondo lavoro. I suoi due amici l’avevano giusto accompagnata al campus. Alexandra, diciotto anni, ha detto di essersi recentemente disintossicata dopo che sua madre l’aveva buttata fuori. Eddie, venti anni, aveva un bambino piccolo e aveva passato del tempo in prigione. Entrambi dissero che volevano iscriversi presto al college, ma nessuno dei due si sentiva esattamente ancora pronti.

Lowery-Hart ascoltò le loro storie di vita, poi rapidamente gettò le sue reti: esortò Alexandra e Eddie a iscriversi alle lezioni quel giorno stesso. Poi passò tre quarti d’ora a guidarli in giro per incontrare i consulenti. Portò Julie all’ARC, poi cercò di scoprire se poteva esserci un lavoro nel campus per lei.

Più tardi quel pomeriggio di settembre, Lowery-Hart disse a un gruppo di dipendenti che Alex e Eddie sono il futuro di Amarillo. Che abbiano una fedina penale, o figli propri, o dubbi sul fatto che possano avere successo, quelli che non sono tradizionalmente considerati materiale universitario sono, per lui, esattamente quelli che il college dovrebbe servire.

«Smetti di desiderare un diverso tipo di studente», disse. «Vogliamo essere il college giusto per gli studenti che abbiamo».

***

Quando due anni fa l’Amarillo College ha ristrutturato gli ambienti comuni per gli studenti al centro del campus principale, ha messo insieme una serie di programmi per creare l’ARC, che ha installato al primo piano, circondato da finestre di vetro. Alcuni componenti dello staff avevano paura che gli studenti si sentissero troppo esposti a entrare per usare la dispensa alimentare o parlare con gli assistenti sociali, ma la domanda per i servizi di ARC è cresciuta drammaticamente. Herrera, la direttrice dei servizi sociali che preside all’ARC ritiene che la posizione privilegiata abbia tolto parte della stigmatizzazione del chiedere aiuto.

All’interno c’è una piccola suite di uffici decorata con piante succulente e arte folk messicana, una ordinata dispensa alimentare, una scorta di articoli sanitari e carta igienica e un armadio di vestiti. Herrera e il suo staff sono passati dal rifornire la dispensa due volte al mese a due volte a settimana.

Herrera è socievole e incline a parlare del suo lavoro nella lingua delle benedizioni e delle preghiere. È lei stessa una laureata dell’Amarillo College ed è cresciuta aiutando sua madre, che ha lasciato la scuola dopo la prima media, a gestire un piccolo servizio di pulizie. Il resto della sua squadra proviene da retroterra che li aiutano a capire la vita degli studenti che aiutano, compresa un’assistente sociale che è stata la primo della sua famiglia a prender eun diploma di maturità e un’assistente che è una Dreamer [una ex straniera minorenne senza permesso di soggiorno; dream  vuol dire “sogno” ma è anche l’acronimo di una misura di regolarizzazione sbloccata da Obama e adesso in parte abolita da Trump, cosa per la quale la persona dell’articolo potrebbe essere estradata, NdRufus] e ha passato un anno a conservare le mance da cameriera in una scatola da scarpe per pagare per il college, perché il suo status senza documenti non le permetteva di chiedere borse di studio.

Durante le mie visite ad Amarillo sono entrata nell’ARC per trovare l’assistente al telefono che aiutava studenti-genitori a ottenere il rimborso dei costi della baby-sitter, che è disponibile attraverso una sovvenzione federale. Ho sentito Herrera al telefono a consigliare uno studente dove andare per riparare l’auto a prezzi accettabili. E ho visto gli studenti lasciare borse di plastica piene di offerte per la dispensa alimentare, cosa per la quale molti professori offrono crediti extra.

Ho visitato l’ARC con Pruett quando è arrivata, la mattina dopo la cena a base di chili, per scoprire se Herrera sarebbe stata in grado di aiutarla a riprendersi la sua auto. Doveva 950 dollari di pagamenti arretrati, oltre a 250 dollari di costi e interessi. Herrera aveva «implorato un po’», ha detto, e la scuola sarebbe stata effettivamente in grado di staccare un assegno – direttamente a chi aveva sequestrato l’auto – per 1 200 dollari. Sarebbero gli ultimi soldi con i quali il college l’avrebbe potuta aiutare per un po’.

Il fatto che Pruett e suo marito stessero entrambi per iniziare un lavoro aveva contribuito a risolvere il caso, disse Herrera. Per non parlare del fatto che non sarebbero in grado di andare al lavoro senza la macchina.

Pruett fece un piccolo balletto sulla sua sedia. Poi discussero su cosa poteva fare per aumentare il suo punteggio GPA di nuovo.

C’è qualcosa di scioccante in un community college coi soldi contati che sgancia 1 200 dollari per aiutare uno studente a recuperare la sua auto sequestrata – dopo il conto del motel, dopo la bolletta dell’acqua, dopo l’aiuto con l’affitto. Certamente, l’insolito livello di supporto che il fondo di emergenza ottiene dall’Amarillo College Foundation è ciò che rende possibile tutto questo. Ma questa quantità di denaro impallidisce in confronto a quello che i college più ricchi spendono senza battere ciglio per tutti i loro studenti. I community college spendono meno di 1 400 dollari per studente ogni anno per tutti i servizi non accademici agli studenti, una categoria che copre qualunque cosa dalla consulenza per la salute mentale, l’orientamento al lavoro fino al supporto per le associazioni studentesche e gli sport intramurali. Questo a paragone di quasi 4 500 dollari per studente nei college privati ​​con corsi quadriennali. Tra gli studenti che hanno ricevuto aiuti di emergenza dall’Amarillo College nell’autunno 2016, secondo il college, il 57% era ancora iscritto un anno dopo, rispetto al 48% della popolazione complessiva del campus – impressionante dato che è più probabile che i destinatari degli aiuti di emergenza abbiamo grandi elementi di preoccupazione nelle loro vite.

Quando raccontai a Goldrick-Rab, l’esperta di povertà al college, dei problemi di Pruett, la professoressa disse: «La povertà cercherà di abbatterla a ogni svolta e ogni mese».

«È per questo che la mobilità sociale è così difficile», ha continuato. «Il fondo è estremamente vischioso – è così che diciamo la cosa in sociologia». Ma Goldrick-Rab aggiunse, «il guadagno in questo non è solo il guadagno per una donna – è il guadagno per lei e i suoi cinque figli. Tutte le ricerche dimostrano che gli studenti come lei possono impiegare davvero molto tempo per finire gli studi e contemporaneamente quella laurea le darà davvero qualcosa in cambio».

Quando Pruett lasciò l’ufficio di Herrera con la notizia che sarebbe stata in grado di riavere la sua auto, si diresse verso il Centro per la Diffusione della Matematica per studiare per l’esame di fine corso. A parte il suo colorato orologio a pendolo che i tutor hanno costruito con giocattoli K’nex, il Centro è una stanza grigia piena di computer e tavoli in finto legno. Eppure, durante le mie visite ad Amarillo, era il posto più movimentato del campus principale.

Sparsi per la stanza c’erano molti compagni di classe di Pruett, oltre a un veterano della Marina fra i settanta e gli ottant’anni che viene ogni giorno mentre lavora pazientemente alla sua laurea, e un tutor che era analfabeta a tredici anni quando arrivò negli Stati Uniti da rifugiato ruandese. Ora sta per diplomarsi per poi conseguire la laurea di primo livello in ingegneria meccanica.

Molti studenti ne hanno fatto il loro spazio di studio preferito, ma il tutoraggio è richiesto anche agli studenti che ottengono meno di C in determinati corsi e i dati suggeriscono che l’assistenza può fare una differenza importante. Questa è la conclusione di Witherspoon, il direttore esecutivo per le statistiche e la ricerca istituzionale. Essendo stato in precedenza sia docente di matematica che sviluppatore di software, Witherspoon può fare il tipo di sofisticata analisi dati per cui molte università pagano alle società private centinaia di migliaia di dollari. E Lowery-Hart – come molti dei suoi pari – pone molta attenzione nell’usare i dati per indirizzare le decisioni.

Forse il cambiamento più drammatico del college causato dall’analisi statistica è il passaggio dai tradizionali corsi di sedici settimane a mini moduli di otto settimane. In tutti i settori gli studenti di Amarillo ottengono voti migliori nei moduli più brevi e più intensi. Una teoria è che più breve è il modulo, meno sono i giorni e le settimane nei quali uno studente può essere espulso, come capitato a Pruett, perché gli tagliano l’acqua, o gli si guasta la macchina, o un parente si ammala.

Alcuni professori, tuttavia, pensano che i moduli di otto settimane siano un grosso errore. Dicono che gli studenti non possono far fronte efficacemente a concetti difficili in così poco tempo. I dati sembrano buoni, dicono i critici, solamente perché i docenti hanno compassione degli studenti che annaspano e offrono loro opportunità di guadagnare crediti extra, permettono di riscrivere le tesine o semplicemente alzano i voti.

«Questi ragazzi non sanno come si legge un manuale, non sanno come studiare, non sanno come scrivere… e noi gli stiamo facendo saltare tutti gli ostacoli di corsa», mi ha detto Deborah Harding, che insegna psicologia e sociologia nell’istituto. «Penso che sia un modo terribile di imparare».

Le preoccupazioni circa i voti gonfiati sollevano alcune domande scomode a proposito della filosofia Nessuna scusa. Lowery-Hart sostiene che gli studenti devono mantenere la loro parte del patto e ottenere onestamente i voti, ma questo rimane una fonte di confusione nel gruppo dei docenti.

Detto questo, ci sono un certo numero di segnali che l’Amarillo College da un punto di vista generale sita facendo un lavoro migliore nel servire gli studenti di quanto non facesse in passato. Per esempio, il suo tasso di rilevazione federale di laureati in tre anni fra gli studenti immatricolati per la prima volta e a tempo pieno era del 9% quando Lowery-Hart è entrato nel college nel 2010. Si è poi aggirato intorno al 15% per diversi anni e da pochissimo ha raggiunto il suo picco al 23% (la media nazionale per i community college è del 24%. Altri aspetti dell’agenda di iniziative contro la povertà del college mancano di prove di miglioramento sistemico, compreso l’ARC. Il college può mostrare studenti per i quali l’aiuto dell’ARC ha chiaramente fatto la differenza tra abbandonare e laurearsi, incluso Justin Allen, il padre single che era al pranzo con Pruett e Lowery-Hart. Ma gli sforzi di Witherspoon per identificare un impatto complessivo attraverso i dati statistici sono venuti meno.

Goldrick-Rab, la docente della Temple University, sta progettando di condurre una nuova valutazione in autunno. È possibile, sostiene, che gli assistenti sociali, la dispensa e i fondi di emergenza dell’ARC non stiano facendo una grande differenza nella vita degli studenti. È anche possibile che stiano aiutando gli studenti, ma è difficile dimostrarlo senza un costoso esperimento randomizzato.

Lowery-Hart e i suoi colleghi sanno anche che, nonostante la dedizione all’impegno Nessuna scusa, ci saranno dei fallimenti. Il meglio del meglio nella riforma dei community college al giorno d’oggi è un programma sperimentato per la prima volta alla City University di New York chiamato Accelerated Study in Associate Programs (ASAP, “Studio accelerato nei diplomi universitari”) [ASAP è anche la sigla comunemente utilizzata per dire il più presto possibile, NdRufus]. Offre agli studenti un pacchetto di aiuti tra cui consulenza intensiva, borse di studio e abbonamenti gratuiti per la metropolitana di New York. È anche molto costoso – oltre 11.000 dollari per studente nell’arco di tre anni – motivo per il quale deve ancora essere adottato comunemente. Alla CUNY, ASAP ha raddoppiato il tasso di laurea triennale – che però è salito solo al 52%.

In una società che offre un così scarso sostegno per una formazione nei community college e dove crescere in povertà garantisce immensi svantaggi, c’è solo un certo tanto che i dirigenti universitari visionari possono fare.

Poche settimane dopo aver tirato fuori la sua auto dal sequestro e aver iniziato un lavoro part-time nella caffetteria del Sam’s Club, Pruett ha chiamato il 911 per un attacco di dolore addominale lancinante. Si è scoperto che aveva un intestino perforato e un’infezione fuori controllo. Subì una colostomia di emergenza e poi portò una protesi per tutta l’estate, mentre l’infezione guariva.

Dovette mettere gli studi in pausa per la prima metà dell’estate e perse settimane di lavoro. Il secondo lavoro da Sam’s per suo marito, Mike, non si materializzò, lui pensa a causa di un suo arresto anni prima. Ancora una volta senza reddito, la famiglia rimase senza gas e acqua per periodi dell’estate, cucinando al barbecue e trascinandosi le borse frigo dai vicini.

Quando tornò a lezione dopo un secondo intervento chirurgico in autunno, giunse una nuova crisi. Un anno prima, Mike aveva emesso un assegno in bianco in un negozio di alimentari quando, dice Pruett, erano alla disperata ricerca di cibo e pannolini. La pubblica accusa gli offrì un patteggiamento, ma solo se prima avesse pagato i 340 dollari dovuti al negozio. Ora Mike si trovava di fronte al termine per tirare fuori i 200 dollari che non aveva ancora rimborsato – o affrontare una condanna al carcere per fino a sei mesi.

Robert Love, il primo vice procuratore distrettuale della Contea di Randall, sostiene che il suo ufficio non vuole mandare in carcere quelli che emettono assegni bucati, però vuole che paghino il dovuto alle loro vittime. Ma Alicia e Mike erano in miseria, e nessuno dei due aveva parenti nella psizioen di dargli del contante, quindi erano convinti che Mike fosse diretto verso il carcere. Non c’era modo che Alicia potesse rimanere al college senza Mike che facesse i suoi turni con i ragazzi, quindi mi aspettavo che avrebbe verificato se l’ARC potesse essere d’aiuto.

Ma forse aveva preso troppo sul serio il fatto che Herrera l’avesse avvertita in primavera che l’auto era l’ultima cosa per la quale il college avrebbe potuto aiutarla per un po’. Contemporaneamente, come molti studenti a basso reddito e di prima generazione, non ha alcuna traccia del senso di ciò che gli è dovuto di un classico studente universitario. «Il mondo non ti deve un cavolo», mi disse. Per un periodo di almeno un mese, Pruett evitò di chiedere aiuto a Herrera o agli altri assistenti sociali. Di tanto in tanto passava all’ARC per chiedere una scheda di emergenza per il gas o per usare la dispensa, ma quando chiesero come stava, lei disse loro, asciuttamente, che stava «vivendo il sogno».

Pruett mi ha detto che continuava a immaginare un genitore single che avesse bisogno di aiuto anche più di lei. «È qui che il senso di colpa inizia a giocare con me, perché penso che sto portando via qualcosa a un altro bambino», ha detto.

Alla fine, Pruett si confidò con Herrera, e la scuola l’aiutò con due bollette. Ciò ha permesso ad Alicia e Mike di racimolare i $ 200 per ripagare il negozio di alimentari e tenere Mike fuori di prigione.

È stata una tregua, di sicuro. Non c’era stabilità in vista, però. Il patteggiamento di Mike lo ha lasciato in debito di altri 350 dollari in spese processuali. Il portatile di Alicia Pruett era al banco dei pegni. Tuttavia, poco dopo che la crisi era passata, mi ha detto che non aveva dubbi sul fatto che il college fosse la scelta giusta. Aveva un piano per quando avesse ottenuto il diploma universitario biennale – per proseguire e cercare di ottenere una laurea alla Louisiana State University. «Cerco di dire a tutti che tornare a scuola, dopo essere una mamma, è probabilmente la cosa migliore che abbia mai fatto», ha detto Pruett.

Mentre le quasi catastrofi si sono accumulate una sull’altra nell’anno in cui ho conosciuto Pruett non sono sempre stata in grado di immaginare quel risultato roseo: il diploma, il grande lavoro. A marzo, la famiglia stava affrontando un possibile sfratto dopo che Pruett, che stava facendo i conti con la morte di tre membri della famiglia, saltò una scadenza per presentare documenti al programma di alloggi a prezzi calmierati. Non sono riuscito a raggiungerla da allora, e Herrera non ha più avuto sue notizie di recente. Quindi non so nemmeno cosa sia successo, tranne che ha terminato il semestre primaverile, secondo Herrera.

Poteva continuare a studiare se la sua famiglia avesse perso la casa, di nuovo? Sembra che tutto possa collassare, lasciandola senza niente da mostrare per due anni di college.

Ho menzionato le battaglie di Pruett a Lowery-Hart nel momento in cui pensava che Mike fosse diretto in prigione, e la sua prima preoccupazione è stata che non si sentisse a suo agio nel chiedere più aiuto.

«Questa è la mia più grande paura», ha detto. «Abbiamo studenti che usano la dispensa alimentare, per esempio, e poi riportano il cibo, cercheranno di ripristinarla. Anche quando parli con studenti che alla fine hanno avuto successo, c’è quella sensazione, come: “oh, ti sto chiedendo troppo”».

La voce di Lowery-Hart tremava; era sull’orlo delle lacrime. Aggrottò la fronte mentre digitava un messaggio di testo per chiedere a Herrera della situazione di Pruett.

Gli ho quindi accennato alla preoccupazione di alcuni docenti secondo cui il college rischia di dare false speranze agli studenti in difficoltà.

«Senza di noi non c’è speranza», ha risposto Lowery-Hart. «Prenderò il rischio delle false speranze, perché poi c’è ancora una possibilità. Ma nessuna speranza vuol dire nessuna possibilità».

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