Sintesi perfette

Quest’estate, nella bolgia della Festa dell’Unità ai vecchi mercati generali, un ragazzo e una ragazza si guardavano attorno cercando gli altri amici del loro gruppo, evidentemente dispersi tra la folla. I due allungavano il collo, frugavano con gli occhi qua e là: niente. Allora il ragazzo si è rivolto così all’amica: «Vabbe’, se semo diluiti». Che bella invenzione linguistica, che scorcio vivace! A volte abbiamo la sensazione che il romanesco si sia tragicamente impoverito, che nessuno sappia più coniare una di quelle espressioni rapide e spiritose che hanno reso il nostro dialetto celebre in tutta Italia. La potenza comica disperata del Belli, quella capacità di stringere in un solo verso tutto un ragionamento, sembrano perdute nella rozzezza di poche frasi sempre uguali, costruite con quattro parolacce e due imprecazioni. Anche i nuovi comici, quelli che riempiono le piazzette estive, giocano sempre la solita parte del coatto che se la canta e se la suona con un vocabolarietto ridotto al minimo. È la rappresentazione di una miseria che a volte fa anche ridere, ma come si ride di una sciagura, solo per non piangere.

Per fortuna ogni tanto in mezzo a questa discarica verbale si colgono ancora dei frammenti luccicanti, cocci o diamanti che brillano d’intelligenza. Un tipo grande e grosso raccontava al bar le sue difficili vacanze su qualche costa della Sardegna. «Se semo rincagnati in cinque in una camera, ma amo retto na settimana sola, costava tutto l’euro de dio!». L’euro de dio, che sintesi perfetta, un problema che occupa la mente di ogni cittadino riassunto ed esposto con un lampo geniale.

Talvolta anche i nuovi linguaggi si mescolano con il trasteverino. Stravaccati sui gradini della fontana di Santa Maria, due ragazzini si spartivano beatamente una cicca. Dopo il gran caldo, l’aria era finalmente fresca. I due erano rilassati, osservavano con un sorriso silenzioso le ragazze che passavano nella piazza. Forse prima erano stati al mare, perché in una sacca avevano asciugamani colorati. E d’improvviso uno dei due ha detto all’amico, al mondo, al cielo generoso di Roma: «Me vorrei proprio masterizza’ ‘sta bella giornata…».

(Marco Lodoli, Isole Romane. Guida vagabonda di Roma; grazie a Giuditta che me l’ha regalato e a Bonaria che mi ha fatto notare il passo)

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